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Castelvetrano, l’ancella della mafia, sciolta per il riscatto

Castelvetrano, l’ancella della mafia, sciolta per il riscatto
06 giugno
19:43 2017

CASTELVETRANO. Mancavano pochi giorni e gli elettori si sarebbero espressi per eleggere la nuova compagine politica che avrebbe amministrato la città. Erano quattro i candidati a sindaco pronti, ognuno, a prendere le redini di un Comune coinvolto in vicende turbolente e mediaticamente mascarianti. Benché i sentori di uno scioglimento dell’Ente fossero già nell’aria, i cittadini castelvetranesi auspicavano che questo giorno non arrivasse. Oggi, 6 giugno 2017, però, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Marco Minniti, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Castelvetrano (TP), per accertati condizionamenti dell’attività amministrativa da parte della criminalità organizzata. Saltano dunque le elezioni. A governare la città sarà adesso la triade prefettizia nominata con apposito decreto dal Presidente della Repubblica. L’insediamento avverrà a giorni.

I Commissari, i quali faranno le veci del sindaco e della Giunta comunale, rimarranno nella stanza dei bottoni per 18 mesi. Un periodo durante il quale avranno il compito di ristabilire le condizioni di legalità nei procedimenti amministrativi e gestionali. Periodo che può protrarsi per ulteriori sei mesi, facendo quindi sbalzare, con molta probabilità, la prossima tornata elettorale alla primavera del 2019. Un duro colpo per la città, assiduamente definita la “culla” del boss Matteo Messina Denaro. Se basterà la gestione commissariale a “ripulire” le stanze municipali dall’odore nauseabondo della mafia avvertito, non è dato saperlo. Per conoscere i motivi dello scioglimento occorrerà leggere la relazione della Commissione d’indagine che in soli due mesi ha rassegnato al Prefetto le proprie conclusioni. Conclusioni che, considerata l’assenza dell’organo politico (dimessosi tempo addietro) non riguardano gli eletti dal popolo ma la macchina dirigenziale (la correttezza professionale del segretario comunale, dei dirigenti e dei dipendenti dell’ente locale ma anche gli eventuali appalti, i contratti e i servizi interessati dai fenomeni di compromissione o interferenza con la criminalità organizzata o comunque connotati da condizionamenti o da una condotta antigiuridica). Il Ministro Marco Minniti, da quanto comunicato con un resoconto dal Prefetto, non ha avuto dubbi: scioglimento! Una pesante etichetta difficile da rimuovere ma che rappresenta un segnale ministeriale di bonifica di un paese che viene continuamente richiamato dall’esterno come l’emblema della Mafia, vuoi anche per le vicende che hanno interessato l’imprenditore Giuseppe Grigoli, alter ego del boss, che proprio in città aveva creato un impero finanziario. Non poco hanno influito, ovviamente, in questa scelta ministeriale le ultime vicende di cronaca: dall’arresto del ras degli appalti Rosario Firenze, alla disposizione della misura cautelare nei confronti di Enrico Adamo (ex consigliere) e del padre Marco Giovanni Adamo, cui è stato notificato un decreto di sequestro di beni per cinque milioni di euro; passando per le testimonianze del collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa e per la vicenda dell’ex consigliere comunale Lillo Giambalvo.

Benché il condizionamento mafioso interessi solo una parte della città e una parte dei cittadini, il lavoro per ricostruire l’immagine del  Comune è a carico di tutti i castelvetranesi.

Sul piano strettamente politico, considerati i due anni (o 18 mesi) di quiete, cambieranno anche gli attori che prenderanno parte al prossimo turno amministrativo. S’ipotizza un’uscita di scena di Gianni Pompeo, il quale lascerebbe spazio a Marco Campagna che avrebbe quindi 24 mesi per prepararsi come candidato sindaco.

Se Giovanni Lo Sciuto, a novembre, non dovesse essere riconfermato deputato regionale, sarà, con molta probabilità, il prossimo candidato a sindaco del Centro Destra.

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