Tre Fontane, morte di Marcianò: delitto o cambio di equilibri?

CAMPOBELLO. Tanti, numerosi gli interrogativi sulla morte di Marcianò, l’uomo ucciso il 6 luglio a Tre Fontane in sella al suo scooter. Una cosa è certa: si tratta di omicidio di mafia. Giuseppe Marciano, 47 anni, è figlio di Francesco Marcianò citato nel processo “Spatola” per i suoi contatti con il capo mafia dell’epoca Nunzio Spezia; nipote di Diego Burzotta, boss di una famiglia mafiosa di Mazara, arrestato in Spagna nel 2006 per avere condotto attività illecite per Cosa Nostraù; e genero di Pino Burzotta, sempre di Mazara, (spesso citato in alcune indagini antimafia) coinvolto nell’indagine “Petrov” e poi assolto. Lo stesso Giuseppe Marcianò fu denunciato nell’ambito dell’indagine antimafia “Golem”, operazione nella quale furono arrestati 13 fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro.

In quella stradina di Tre Fontane, Giuseppe Marcianò è stato ritrovato riverso a terra, in una pozza di sangue, vicino la sua abitazione. Ad allertare i carabinieri sono stati dei Vigili del Fuoco di ritorno da una operazione di spegnimento di un incendio. Una scena brutale, un omicidio, commesso con un “modalità” in perfetto stile mafioso e che non avveniva oramai da anni. I killer, per commettere l’omicidio,  hanno probabilmente utilizzato una Fiat Punto rubata, ossia l’auto che è stata ritrovata a pochi metri bruciata, per poi scappare con un altro mezzo. Le indagini sono affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani e ai poliziotti della Squadra mobile, coordinati dal neo procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido che si è già occupato di procedimenti di grande rilevanza.

Campobello, assume da tempo una posizione cruciale per gli affari mafiosi. La morte dell’uomo, che di certo è stato messo a tacere, potrebbe anche rappresentare un segnale per qualcuno vicino a lui, o un effetto dovuto al cambio di alcuni equilibri all’interno della Cosca mafiosa con a capo Matteo Messina Denaro.

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