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Caccia, riaperta dall’1 settembre. L’ipocrisia della Regione che fa cassa

Caccia, riaperta dall’1 settembre. L’ipocrisia della Regione che fa cassa
19 agosto
19:02 2017

Nonostante i numerosissimi incendi e la grave siccità che attanaglia la Regione, anche quest’anno ci sarà la caccia ma non solo. Grazie alla modifica della legge italiana 157/92 (che prevede l’apertura ordinaria la terza domenica di settembre) la caccia è stata anticipata all’1 settembre e prolungata fino alla prima decade di febbraio. L’apertura anticipata, sempre secondo modifica, deve tenere conto delle condizioni favorevoli (le quali sicuramente non sussistono in Sicilia) e attenersi al parere dell’Ispra, l’Istituto di Superiore di Protezione e Ricerca Ambientale, il quale, quest’anno, aveva, tra le altre cose, proposto di far slittare la caccia a ottobre e chiesto di diminuire il numero delle specie cacciabili. Un parere, che come di quello di WWF, LIPU, LEGAMBIENTE, MAN (Associazione mediterranea per la natura), è stato totalmente inascoltato dall’assessore regionale all’agricoltura Antonello Cracolici, il quale ha deciso di far di testa propria.

Tale decisione ha ovviamente messo sul piede di guerra le associazioni che si occupano di flora e fauna e scatenato l’ira di moltissimi cittadini che vedono la “direttiva” assessoriale come l’ennesimo schiaffo a questa terra. Cosi non soltanto la caccia partirà il primo settembre ma le specie cacciabili sono addirittura 13: Canapiglia, Codone, Mestolone, Moriglione, Moretta, Starna, Quaglia, Pavoncella, Beccaccia, Beccaccino, Tortora, Allodola e Tordo sassello, specie che censimenti e studi scientifici internazionali indicano come minacciate, rare o in declino preoccupante e dunque necessitanti di tutela anziché di caccia smodata.

L’Assessore Cracolici, va dunque in aperto contrasto con le direttive dell’unione europea ma anche contro la stessa legge regionale 33 del 1997 che prevede che la Regione tuteli il patrimonio faunistico e ne favorisca la ricostituzione nell’interesse della comunità regionale, nazionale ed internazionale.

Ovviamente a far da padrone in tutta questa faccenda è il dio denaro e il caos che si verrebbe a creare con i cacciatori se si sospendesse la caccia. I cacciatori infatti versano nelle casse regionali decine di centinaia di euro per una serie di tasse di concessione governative. Tasse che rappresentano un buon introito per la Regione considerato che coloro che praticano tale “sport”, in Sicilia, sono oltre 50 mila, cioè oltre 2 per metro quadrato, come afferma l’Istat.

Il bottino ovviamente, viene suddiviso in vari capitoli di spesa, senza alcun vincolo per il recupero paesaggistico anche se i cacciatori sono i primi ad asserire che i soldi vengono erogati anche alle associazioni animaliste ed ambientaliste per i loro progetti. Probabile, ma resta il fatto che si tratta di due attività contrapposte: una a tutela del patrimonio della flora e della fauna, l’altra a salvaguardare una tradizione ancestrale del vivere rurale che soddisfa più un bisogno personale che una tutela dell’ecosistema.

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