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Vito Caradonna non è più un prete. A deciderlo la Santa Sede

Vito Caradonna non è più un prete. A deciderlo la Santa Sede
23 agosto
17:37 2017

Vito Caradonna, 42 anni, non è più un prete. Il discusso parroco marsalese è stato coinvolto in due vicende che hanno avuto strascichi giudiziari e che si sono concluse con la condanna dell’ormai ex prete.

Con decisione “suprema e inappellabile” della Congregazione per il Clero, la Santa Sede ne ha decretato la perdita dello stato clericale. Nello specifico Caradonna è stato dispensato, si legge in una nota ufficiale della Diocesi di Mazara, “dal sacro celibato e da tutti i doveri, come anche la perdita di tutti i diritti connessi alla sacra Ordinazione”; inoltre gli sarà impedita “qualsiasi forma di esercizio del ministero ordinato, eccetto i casi previsti dai cann. 976 e 986 del Codice di diritto canonico (assolvere, a richiesta, un penitente in pericolo di morte, anche in presenza di un sacerdote che esercita ordinariamente il ministero)”.

Già nel 2016 la Cassazione aveva confermato la sentenza dei giudici del Tribunale di Marsala e poi di quella della Corte d’appello di Palermo nei confronti dell’ex prete, il quale era stato condannato a due anni di carcere (pena sospesa) e a un risarcimento danni di 25mila euro, per tentata violenza sessuale su un uomo di 37 anni al tempo in cui era parroco della parrocchia di San Leonardo a Marsala. Il parroco, nel 2005, secondo quanto ricostruirono gli inquirenti, aveva invitato l’uomo (di cui era amico e confidente) in canonica per offrirgli un caffè, nel quale pare avesse sciolto un sonnifero. Una volta stordito il malcapitato, l’ex parroco tentò di abusarne sessualmente. L’ospite, però, riuscì a fuggire e sporse denuncia. La condanna in primo grado costò a Caradonna la sospensione “a divinis” da parte del vescovo Domenico Mogavero.

Il prete, durante la celebrazione del processo, fu peraltro “ospitato” a Santa Ninfa, dove esercita tutt’ora don Franco Gerardo Caruso, anch’egli salemitano e indagato per malversazione ai tempi in cui ricopriva l’incarico di economo della Diocesi di Mazara. Il reato è contestato all’ex economo della Curia in quanto, delegato a operare sui conti correnti della Diocesi e avendo la disponibilità delle somme erogate dalla Cei, invece di destinare il denaro a interventi caritatevoli, avrebbe speso oltre 250mila euro per altre finalità. Parte di questo denaro sarebbe finito proprio a Caradonna.

A Santa Ninfa comunque Caradonna era impossibilitato a celebrare sacramenti e ad impartire benedizioni.

I guai giudiziari dell’ex parroco non finiscono qui. Caradonna recentemente è stato  condannato a un anno e otto mesi di reclusione per circonvenzione di incapace. Nello specifico, l’ex prete aveva chiesto e ottenuto da un anziano parrocchiano con problemi mentali, circa 70mila euro, che il pensionato riuscì a recuperare solo dopo parecchio tempo: Caradonna glieli “rimborsò” con alcuni assegni (ben 17, andati però in protesto) e con la vendita di una casa di sua proprietà. Durante il processo è inoltre emerso che Caradonna aveva chiesto insistentemente soldi anche ad altri. Nel corso delle udienze, la pubblica accusa cercò di collegare la richiesta di denaro di Caradonna al suo vizio per il gioco. Una tesi, quest’ultima, però duramente contestata dall’avvocato difensore dell’ex prete.

La nota inviata dal Cancelliere della Curia di Mazara, don Orazio Placenti, a tutti i sacerdoti e resa pubblica per informare i fedeli recita: “Se ne dà comunicazione al Popolo di Dio perché con animo fraterno preghi per Vito Caradonna. Il vescovo chiede che si preghi per lui stesso e per tutti i presbiteri della Chiesa di Mazara del Vallo perché vigilino sulla propria condotta e con animo lieto si sottopongano alla disciplina ecclesiastica e vivano in quella pace che il mondo non può dare e che viene da Dio solo”.

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