Aperti gli archivi sull’assassinio Kennedy. “Sam” Giancana, figlio di partannesi emigrati è nel dossier

PARTANNA. È di ieri la notizia che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha reso pubblici oltre 2800 documenti legati all’uccisione del caso J.F.Kennedy assassinato il 22 novembre 1963. Numerosi i punti oscuri su l’assassinio sui quali non verrà mai fatta luce. Trump, infatti, ha accolto la richiesta di FBI e CIA di non rendere pubblici altre migliaia di documenti legati al caso Kennedy “per non destabilizzare l’assetto nazionale”.

In uno degli assassini che maggiormente hanno suscitato l’interesse dell’opinione pubblica mondiale sembra essere coinvolta la controversa figura di Salvatore “Sam” Giancana (nato nel 1908), potente mafioso italo-americano che fu uno dei boss di Chicago, appartenente ad una famiglia originaria di Partanna (suo padre Antonino “Giangana”, possedeva un carretto come venditore ambulante e successivamente fu in possesso di una gelateria, che fu in seguito incendiata dai gangster rivali di suo figlio).

Sam era un potente killer, al quale la CIA avrebbe chiesto collaborazione per uccidere personaggi scomodi agli americani. Tra questi Fidel Castro, che aveva preso il controllo di Cuba nel 1959. Il piano tuttavia non fu mai messo in atto. In riferimento a quell’episodio, Giancana ebbe modo di affermare spavaldamente che “la Mafia e la CIA erano due facce della stessa medaglia”. Durante la sua vita fu arrestato sua vita più di settanta volte, ma imprigionato solamente due.

In base a quanto è stato scritto da alcune testate giornalistiche e come raccontato anche da Rai Storia in una puntata incentrata su di lui, “Sammy”, divenuto capo della mafia di Chicago negli anni Cinquanta, condusse con crudeltà ed efferatezze il traffico di droga, il gioco d’azzardo, la prostituzione e le scommesse sulla boxe. Oltre alle attività criminali, Giancana si premurò di allacciare rapporti con la politica. Si ritiene che Joseph P. Kennedy, che pure aveva avuto in passato rapporti con alcuni boss della malavita, possa aver avuto l’appoggio di Giancana per ottenere voti con l’aiuto della mafia e il supporto finanziario per suo figlio, l’allora Senatore John F. Kennedy. Dopo il 1960 Giancana avrebbe avuto rapporti, attraverso il celebre cantante italo-americano Frank Sinatra, con l’entourage del Presidente Kennedy. Vi sono testimonianze che collegano Giancana agli omicidi del Presidente John F. Kennedy, del fratello Robert F. Kennedy e presumibilmente dell’attrice Marilyn Monroe, che era stata amante del boss.

Dopo aver perso il controllo della mafia di Chicago, Sam Giancana emigrò in Messico. Nel 1975, dopo una lunga battaglia legale, gli Stati Uniti ne ottennero l’estradizione. Ma pochi mesi dopo, il 19 giugno 1975, prima di testimoniare in uno dei numerosi processi pendenti, Giancana fu assassinato in circostanze misteriose (si sospetta anche con la complicità della CIA) nel seminterrato della sua casa nella cittadina di Oak Park, in Illinois.

La Commissione Warren, istituita per indagare la morte di Kennedy, concluse nel 1992 che l’uccisore del Presidente Kennedy, Lee Hary Oswald, agì da solo di sua propria iniziativa. Nel 1979, però, un’altra Commissione parlamentare scrisse nel suo rapporto conclusivo che Kennedy era stato “probabilmente assassinato in seguito a una cospirazione”, pur ammettendo di non avere ottenuto informazioni più precise per confermare la circostanza, né per identificare i colpevoli.

Ieri Trump ha inviato un comunicato alle agenzie di intelligence interessate dalla pubblicazione dei documenti nel quale scrive: “Oggi dispongo che sia infine sollevato il velo”, aggiungendo poi di avere accettato il loro consiglio sull’opportunità di rivedere alcuni documenti e ometterne delle parti, processo che dovrà essere completato entro il prossimo Aprile.

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