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Bando “irregolare” alla Casa Consortile della legalità. Complici i Comuni di Salemi, Vita e Gibellina

Bando “irregolare” alla Casa Consortile della legalità. Complici i Comuni di Salemi, Vita e Gibellina
19 ottobre
10:15 2017

Si cercano giornalisti che non siano giornalisti. La “Casa Consortile della Legalità”, meglio conosciuta come Distretto socio-sanitario, con un bando pubblicato a maggio ricercava ben undici figure professionali per l’attuazione del progetto Sia (sostegno all’inclusione attiva). Tra questi cinque assistenti sociali, un istruttore direttivo informatico, un mediatore linguistico, un mediatore socio-culturale, uno psicologo, un sociologo e un “operatore di comunicazione istituzionale”.

Grazie ad un finanziamento di circa un milione e mezzo di euro (con decreto Ministeriale) le 11 figure troveranno impiego fino al 31 dicembre 2019. “Le assunzioni – si precisava nell’avviso – avverranno mediante procedure concorsuali pubbliche per soli titoli”. Eccezionalmente, però, per l’operatore di comunicazione istituzionale “il titolo” non era previsto. Il Comitato tecnico che ha stilato il bando forse per “sbadataggine” ha dimenticato che per svolgere tale professione occorre l’iscrizione all’albo dei giornalisti. In Italia, infatti le attività di informazione in genere e quelle di comunicazione delle pubbliche amministrazioni nello specifico, prevedono l’obbligo del “tesserino” per chi le esercita, per non incorrere nel reato di abuso della professione giornalistica. Il Comitato, che per la valutazione dei titoli fa riferimento ad un decreto dell’Assessorato regionale degli enti locali del 1992, per i giornalisti, e si badi solo per i giornalisti, ha dimenticato quanto recita l’articolo 4 al comma 2 ovvero l’abilitazione all’esercizio professionale. Così, mentre per lo psicologo e l’assistente sociale, nell’avviso, requisito indispensabile era l’iscrizione all’albo professionale di riferimento, non lo è stato per l’operatore in comunicazione istituzionale.

Ma c’è di più: agli unici due fra gli aspiranti in graduatoria che possedevano il requisito previsto dall’ordinamento italiano, ossia l’iscrizione all’albo dei giornalisti, tale abilitazione professionale è stata valutata come irrilevante, a ad essa non è stato attribuito alcun punteggio. I due giornalisti sono stati quindi “licenziati” con un “requisito non valutabile”, ossia, secondo la commissione esaminatrice, non rientrava “nella fattispecie”. Ma non basta: scorrendo la graduatoria entrano in campo tutta una serie di contraddizioni afferenti il campo giornalistico: ai candidati infatti veniva chiesto se avessero prodotto pubblicazioni su quotidiani e periodici nonché pubblicazioni a stampa, e a questi venivano attribuiti un punteggio, in pratica, così facendo, finendo indirettamente e inconsapevolmente, per “premiare” l’esercizio abusivo della professione.

Sono stati così assegnati punteggi ad articoli di tutti i tipi, da quelli che riguardano i festeggiamenti in onore della Madonna Addolorata a quelli sul Mazara calcio, dal tiro al volo al Ministro di Hong Kong.

Ma non finisce ancora qui.

Dettagli tecnici: Meritevole di punteggio è anche l’avere prestato servizio presso le pubbliche amministrazioni, anche qui senza alcuna abilitazione professionale, come l’incarico di esperto della comunicazione, o ancora l’avere esercitato, si presume abusivamente, l’incarico di operatore in comunicazione istituzionale. Una delle candidate, ha peraltro attestato di avere svolto un incarico di tirocinante presso un sedicente Ufficio stampa, presuntivamente istituito presso un Gabinetto del sindaco in un Comune del Belice.

Ovviamente le esperienze in enti pubblici e le pubblicazioni (a carattere scientifico) secondo il decreto assessoriale sono richieste a tutti i professionisti, ma non posso essere applicati nella fattispecie al giornalista, che si occupa proprio di comunicazione e la cui professione è regolamentata da apposite leggi. E’ come se si chiedesse ad un laureato in scienze giuridiche di portare avanti delle cause senza che questi abbia l’abilitazione o ad un geometra di costruire una casa. 

Vero è che è stato il Comune di Mazara del Vallo, in quanto capofila del Consorzio, a predisporre tutti gli atti, ma è stato comunque delegato dal Comitato dei sindaci di cui fanno parte anche i comuni di Salemi, Gibellina e Vita. I dirigenti di questi enti, hanno dato il proprio placet senza evidentemente controllare o conoscere le procedure da applicare in tale fattispecie. I giornalisti ringraziano e rimandano tutto alle competenze dell’Ordine dei Giornalisti e dell’Assostampa.

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