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In tre evadono dal carcere, tra loro un omicida ergastolano

In tre evadono dal carcere, tra loro un omicida ergastolano
28 ottobre
12:41 2017

FAVIGNANA. Un’evasione con sbarre segate e lenzuola usate come funi, nella migliore tradizione di film e fumetti. Intorno alle 3 di stanotte tre uomini sono evasi dal carcere “Giuseppe Barraco” dell’isola di Favignana. I tre hanno segato, con un piccolo seghetto, le sbarre della loro cella al secondo piano. Poi, secondo le prime ipotesi, sarebbero saliti sul tetto del reparto e con delle lenzuola a mò di fune, si sarebbero lanciati sul muro di cinta.

Poi, sempre con le stesse lenzuola, si sono calati, da un’altezza di cinque metri, dal muro che si affaccia su via Libertà.
I tre evasi sono detenuti “di peso”. Mario Avolese, 64 anni, nel 2002 a Pachino (Sr) uccise Sebastiano Di Rosa, 24 anni, per una vendetta nei confronti del fratello della vittima, Salvatore, che avrebbe insidiato la moglie. La Cassazione ha confermato le condanne a 25 anni di reclusione per il figlio di Avolese, Giuseppe, all’ergastolo per Adriano, altro figlio di Mario, e a 30 anni per Dino Lentinello. Secondo le indagini della polizia la vittima fu picchiata selvaggiamente con pugni, calci e colpi di bastone. Il corpo venne gettato in un appezzamento di terreno e dato alle fiamme.

Giuseppe Scardino 41 anni, deve scontare una pena di oltre 15 anni di reclusione per una serie di rapine violente e per il tentativo di omicidio di un poliziotto a Scoglitti, frazione di Vittoria (Rg): reati compiuti tra il 2006 e il 2007. Scardino era stato complice di Massimo Mangione, 37 anni, condannato a 12 e 8 mesi, il terzo evaso, nelle rapine e con lui sparò all’impazzata nel centro di Scoglitti ferendo una donna per sfuggire a due poliziotti che l’avevano riconosciuto perchè ricercato per rapina e che cercarono di uccidere. Mangione tentò di uccidere un poliziotto sparandogli un colpo di pistola alla tempia ma la pistola s’inceppò.

I fuggiaschi potrebbero ancora trovarsi sull’isola. Dalle prime verifiche della polizia penitenziaria sembrerebbe che non si siano imbarcati su nessun mezzo di linea. L’ipotesi che possano essere partiti a bordo di una piccola imbarcazione privata trova poco riscontro nelle avverse condizioni marine.

Intanto, polizia penitenziaria, carabinieri, guardia di finanza e guardia costiera, stanno setacciando l’isola.

(Fonte: Palermo.repubblica.it)

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