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Salemi, tra le scale mobili, l’ennesimo debito fuori bilancio del Comune: danni al Cinema Italia

Salemi, tra le scale mobili, l’ennesimo debito fuori bilancio del Comune: danni al Cinema Italia
03 dicembre
16:53 2017

SALEMI. Un capitolo aperto quello che parla del “rivoluzionario” progetto delle scale mobili. Nonostante l’opera non sia in funzione, la stessa “immobilità” non si riscontra nei caveau comunali dove l’esborso di denaro per tutto ciò che ruota attorno alla struttura non ha mai trovato interruzione. L’opera, i cui lavori furono appaltati nel 2007 alla ditta salemitana Icosem, ebbe un costo di circa 1.800.000,00 euro, di cui il 90 per cento finanziato dall’Assessorato regionale alle Opere Pubbliche e la restante parte a carico del comune di Salemi. Sulla struttura che collega il parcheggio di via Schillaci alla via Libertà, non sono mancati gli articoli stampa, in cui si è anche più volte preannunciato l’avvio dell’impianto ma che in realtà, se non qualche ora in qualche rara occasione, legata a motivi istituzionali, non è mai avvenuto. Non che gli uffici non abbiano lavorato, nel corso degli anni si sono infatti avvicendate perizie su perizie, lavori di manutenzione rivolti anche agli ascensori presi di mira dai vandali, collaudi statici, collaudi di ascensori e di impianti elettrici e per finire i bandi per l’affidamento dei locali che non hanno mai trovato “interessati” a causa delle condizioni non proprio favorevoli all’affidatario che si sarebbe visto dare in custodia, così come stabilito allora dalla Commissione straordinaria, anche le scale mobili. Azioni che hanno avuto un costo per il Comune che ogni anno, dal allora, paga ovviamente anche un responsabile del procedimento e altre figure previste per ogni intervento. Ma non basta, nel 2013, dato che l’opera è sorta su terreni privati, il Comune ha dato seguito delle espropriazioni con conseguente pagamento dell’indennizzo per ogni singolo ex proprietario. Il ultimo come è avvenuto nei giorni scorsi, il Comune sborserà la somma di 56,700 euro per il pagamento dei danni arrecati al Cinema Italia subito dopo la costruzione del sistema delle scale mobili. Dopo una perizia tecnica e la verifica dei danni il Comune, nel mese di marzo 2017 è stato condannato a risarcire la famiglia Leone, proprietaria del bene e al pagamento delle spese processuali.

Un debito discusso in consiglio comunale e che ha fatto insorgere il gruppo “Diventerà bellissima”, composto da Giuseppe Loiacono e Nicola Bendici (ora all’opposizione).

“Il debito – spiegano i componenti del gruppo – riguarda la sentenza di condanna al pagamento dei danni provocati all’ex Cinema Italia, sito in piazza Libertà, dai lavori per la realizzazione della scala mobile ubicata proprio accanto all’edificio.
La vicenda risale al 2013 quando i proprietari dell’immobile citarono in giudizio il Comune sostenendo che a causa dei lavori per le scale mobili la struttura aveva subito dei danni, con numerose crepe e lesioni in tutto l’edificio. Ma risulterebbe che già nel 1994, in fase di divisione dei beni fra i proprietari dell’ex cinema, uno di questi avesse dichiarato, con atto notarile, che l’immobile era inagibile. Nel 2007 – continua il gruppo – dai sopralluoghi per verificare la fattibilità dei lavori di realizzazione della scala e dalle perizie fotografiche, agli atti della relazione stilata per l’ufficio tecnico dall’ingegnere Vincenzo Leone, emerse lo stato di abbandono della struttura. Tanto che nel 2011 l’ente inviò una nota ai titolari con la quale imponeva la messa in sicurezza dell’immobile e dava mandato alla ditta che aveva ottenuto l’appalto di cominciare i lavori di costruzione delle scale mobili, ultimati qualche anno dopo”.
La citazione in giudizio arriva nel 2013. “Il problema – commenta il gruppo – è che il Comune non si è appellato alla sentenza del 27 luglio 2016 che condannava l’ente a pagare i 56 mila euro. Pur essendoci le condizioni e i presupposti per ricorrere in appello l’amministrazione si è interessata al procedimento solo nel marzo 2017, alla prima ingiunzione di pagamento, quando ormai la sentenza era già passata in giudicato ed erano scaduti i termini per impugnarla. “Ci risulta inoltre – proseguono – che la nota di trasmissione della sentenza del novembre 2016 con la quale il geometra Alberto Caradonna informava l’amministrazione della condanna per sollecitare le opportune misure non ebbe alcun riscontro. Vorremmo sottolineare che contrariamente ai debiti fuori bilancio ereditati dalle passate amministrazioni questo è stato gestito interamente dalla giunta del sindaco Venuti. Una leggerezza dell’ente che non potrà di certo essere colmata con la prossima assunzione di un avvocato tanto voluta dall’amministrazione. I contenziosi di una certa entità – come ha spiegato il consigliere Loiacono durante il consesso civico – non vengono gestiti e pianificati da questa amministrazione e addirittura in un caso come questo, dove l’appello era la prosecuzione naturale, non sono presi nemmeno in considerazione”.

Non è il primo caso, sottolineano Bendici e Fici che si vede il Comune soccombere a livello legale. Una situazione questa che sta creando tra i cittadini i malsano “costume” di aprire un contenzioso con il proprio Comune per qualsiasi danno avuto.

Durante il Consiglio comunale è stato anche chiesto se i danni non siano attribuibili alla ditta o al responsabile dei lavori.

Dubbi sui quali si è espresso il capogruppo del Pd Antonio Brunetta il quale ha invitato il consiglio a non fare i processi che competono piuttosto alla Corte dei Conti.

Un intervento su cui ha voluto ribattere la consigliera Daniela Saladino che ha ricordato come il Comune già sulla vicenda di Vignagrande, per la quale ha dovuto risarcire 700 mila euro, si è sobbarcato le spese senza alcuna rivalsa verso i responsabili.

“Ingiuste” a dire del sindaco Venuti, sono state più sentenze e che in questo caso a dispetto di una cifra inizialmente richiesta superiore ai 200 mila euro il Comune pagherà una cifra ben inferiore.

Loiacono ribatte “non prendiamoci in giro, non siamo stati fortunati a dover corrispondere ‘solo’ 56 mila euro quando l’immobile non vale nemmeno questa cifra”. Il debito ha visto il voto favorevole dalla maggioranza e contrario dell’opposizione.

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