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Cibo e cosmetici alla marijuana. La rivoluzione del mercato parte dalla California

Cibo e cosmetici alla marijuana. La rivoluzione del mercato parte dalla California
03 gennaio
12:15 2018

La California, lo Stato più grande dell’America, ha inaugurato il 2018 con la legalizzazione della marijuana. Una rivoluzione che subentra al referendum del 2016, che porterà con se anche conseguenze sul piano economico, industriale e politico. Adesso all’interno dei negozi dietro specifiche licenze possono essere preparati e consumati cibi e bevande a base di “erba” ma con un uso limitato. Non potrà essere mescolata con alcolici, nicotina, caffeina e altri prodotti ma potrà essere usata in cucina e in cosmetica. Inoltre i giovani, a partire dai 21 anni possono possedere fino a 28 grammi di cannabis, e coltivare fino a 6 piantine.La California segue altri 5 paesi popolati (Oregon, Nevada, Colorado, Washington State), ma la coltivazione della cannabis resta un reato a livello federale.Rimane quindi illegale vendere o trasportare marijuana fuori dai confini della California in auto e aereo, e anche inviarla per posta.

Un incentivo alla legalizzazione della stessa era stato dato dallo stesso stato Californiano che aveva promesso in caso di legalizzazione di andare incontro ai piccoli produttori vietando la coltivazione su superfici superiori ad 1 acro. Oggi questo vincolo è scomparso e si affaccia la possibilità che siano le grandi compagnie economiche a gestire il tutto considerato anche che la tassazione prevista può arrivare al 45 per cento e che occorrono numerose licenze per i vari processi di trattamento. In un modo o il un altro la marijuana creerà un grosso giro di affari  con non poche influenze sugli altri Stati americani.  Il tutto nel quadro economico di sette miliardi di dollari teso a normalizzare la marjuana come una parte essenziale della vita di tutti i giorni.

All’’uso terapeutico della cannabis era già consentito e regolamentato dal 1996, con la cosiddetta Proposition 215 si affianca dunque l’uso ricreativo. Una rivoluzione che costumi epocale che non è passata inosservata al “The Guardian” che ha aperto una rubrica, “High Time”, dedicata sia ai consumatori “adulti” per aiutarli nella scelta delle varietà e dei benefici, sia ai giovani professionisti e altre a baby boomer con appositi “brand”.

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