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Chiamate col telefono di servizio, la Regione chiede indietro i soldi

Chiamate col telefono di servizio, la Regione chiede indietro i soldi
12 novembre
15:15 2014

La Regione chiede ai propri dirigenti anche la restituzione del costo delle telefonate personali fatte da telefonini di servizio. La somma più ingente è stata addebitata a Marco Tornambè, 9,89 euro. Mentre il minimo è stato chiesto a Patrizia Picciotto, 1,79 euro. Il dipartimento Programmazione ha chiesto a sette dirigenti il rimborso di 39,43 euro, non a testa, ma da dividere così: Tornambè restituirà 9,89 euro, Francesca Terranova 3,05, la Picciotto 1,79, Franco Scancarello 4 euro, Rossella Reyes 9,03, Nicola Tarantino 4,28, Giovanni Marino 4,39. Gli ultimi 3 euro sono a carico di Maria Basile. Il caso nasce da un particolare sistema di addebito dei costi del telefonino aziendale.

Da un pò di tempo la Regione usa il sistema Consip: i cellulari di alcuni dirigenti sono abilitati solo a chiamate verso numeri preregistrati in una banca dati (normalmente quelli di altri dipendenti regionali). Quando un dirigente vuole contattare numeri diversi, digita un codice che «apre» il telefonino a tutte le altre chiamate. Ovviamente il costo di queste è a carico del dirigente.

Le somme che l’amministrazione sta recuperando sono proprio quelle relative alle chiamate verso numeri non abilitati, che per errore sono finite inizialmente a carico della Regione. Per i possessori del telefonino c’è un vantaggio anche se i costi non sono più tutti a carico dell’amministrazione: quando si fanno chiamate personali, la tariffa è la stessa che il gestore applica alla Regione. Ed è una tariffa particolarmente scontata, molto più vantaggiosa di quella che un qualunque utente avrebbe siglando un contratto con un gestore telefonico.

(Fonte: Gds.it)

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