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Indagine su Vescovo Mogavero – nota degli Avvocati Pellegrino e Caleca

Indagine su Vescovo Mogavero – nota degli Avvocati Pellegrino e Caleca
18 dicembre
22:58 2015

Riceviamo e pubblichiamo una nota degli Avvocati Stefano Pellegrino e Nino Caleca, difensori del Vescovo Mogavero (nella foto), relativa all’indagine della Procura di Marsala:

«Può capitare che per fare emergere tutta la verità e fare pulizia, si debba assumere, anche se temporaneamente, per esigenze di copione processuale, la veste di indagato» spiegano gli avvocati Stefano Pellegrino e Nino Caleca, difensori del Vescovo monsignor Domenico Mogavero, indagato dalla Procura di Marsala per appropriazione indebita di denaro. «Una sofferenza, questa, che vale la pena sopportare pur di rendere un efficace e proficuo servizio alla verità e alla giustizia. L’indagine è stata determinata da una precisa volontà del Vescovo di denunciare, al primo sospetto, la irregolarità gestionale del servizio economato della Diocesi. Monsignor Mogavero – continuano i due – ha provato di aver gestito con trasparenza le libere offerte dei fedeli istituendo un conto corrente per la tracciabilità della gestione delle attività caritatevoli in contanti o mediante titoli, contrariamente a quanto avveniva precedentemente al suo incarico». Altresì spiegano in merito alle accuse mosse al Vescovo: «In particolare, in relazione alla vicenda meno chiara relativa a un bonifico di 100 mila euro, del quale il Vescovo contabilmente sarebbe stato il  beneficiario, è stato provato, accertato e documentato tramite il codice Iban che il suddetto bonifico risulta addebitato sul conto diocesano acceso presso la Banca Prossima e accreditato regolarmente a Ernesto La Magna (artista che ha realizzato le opere sacre nella nuova chiesa madre di Pantelleria, ndr) sul conto corrente dallo stesso aperto presso la Banca Monte Paschi di Siena – e non su quello del Vescovo come dice l’accusa – quale acconto per le spettanze dovute per le opere realizzate per la chiesa di Pantelleria. Si è trattato di un mero errore di redazione della scrittura contabile effettuata da altri». I due avvocati concludono: «È risultato provato, accertato e documentato da una relazione dettagliatissima che mai il Vescovo si sia appropriato o abbia sottratto, a qualsiasi titolo, alcuna somma di denaro o di altre utilità».

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