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La rabbia e la disperazione di Masi Di Girolamo

La rabbia e la disperazione di Masi Di Girolamo
14 gennaio
10:30 2018

Era un uomo taciturno, poco socievole, lavoratore. Aveva perduto per malattia due figli maschi ancora giovanissimi e viveva con la moglie e con l’unica figlia.

Non sarebbe mai uscito da casa sua, neanche se le scosse telluriche di avvertimento fossero continuate per un anno intero: aveva da poco rinforzato la sua vecchia abitazione con qualche pilastro e qualche cordolo di cemento armato.

Il sisma devastatore lo colse a casa con la famiglia. Restarono tutti sotto le macerie, ma vivi.

La figliola, ferita gravemente ad una gamba, fu subito soccorsa, liberata ed avviata in un luogo di cura; la moglie restò interamente sepolta dalle macerie e si sentirono i suoi lamenti sempre più deboli. Lui, Masi, invece restò allo scoperto, ma aveva addosso un enorme cordolo di cemento che gli era caduto sulle gambe, inchiodandolo saldamente per terra. “Aiuto! Aiuto!” – invocava – “per carità, aiuto!” – continuava a gridare mentre la terra non smetteva di tremare ed i muri, ancora in piedi, di ondeggiare paurosamente.

Finalmente arrivarono i soccorsi: qualche volenteroso ed alcuni vigili del fuoco.

“Aiuto, salvatemi, se mi tirate fuori di qui vi darò tutto quello che ho, l’ho qui con me, in tasca!”

Una scossa più violenta delle altre fece fuggire spaventati i soccorritori. Seguirono altri crolli, altre grida, preghiere, altre imprecazioni. L’indomani mattina, attenuatisi i fenomeni tellurici, ritornarono i soccorritori. La moglie non si sentiva più: era finita. Ance Masi era morto, dissanguato, schiacciato dal pesante cordolo di cemento.

La rabbia e la disperazione gli avevano dato la forza ed il coraggio di strapparsi un occhio che gli era rimasto appiccicato alla mano. Con l’aiuto di molti, si recuperò anche quel cadavere, si frugò e si cercò dappertutto in ceca dei soldi che doveva certamente avere con se; 50 milioni circa! Non se ne trovò traccia, eppure li aveva sicuramente in tasca al momento della tragedia.

Si era cavato un occhio per la rabbia e la disperazione.

Tratto da “Addio Gibellina” – Luglio 1977 di Leonardo Cangelosi

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