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Acquedotto di Montescuro: il progetto del «D’Aguirre» sulla “Traparenza dell’acqua”

Acquedotto di Montescuro: il progetto del «D’Aguirre» sulla “Traparenza dell’acqua”
13 febbraio
17:22 2018

Un vanto italiano in Europa. La condotta idrica di Montescuro, nata negli anni Venti del secolo scorso, è ancora oggi considerata una delle più grandi e
migliori infrastrutture esistenti. Sono numerose le curiosità emerse durante l’incontro che si è tenuto al Liceo classico «D’Aguirre» in occasione della «Settimana della
trasparenza» per discutere e documentare i dati «aperti» e i risultati conseguiti da «Sicilacque» su un nuovo e colossale progetto sull’acquedotto «Montescuro Ovest» dell’importo di 74 milioni di euro che coinvolge 24 comuni tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento. La condotta idrica di Monte Scuro, porta d’ingresso dei
Monti Sicani, che nel 1925 portava il nome di «Acquedotto del Littorio», non ebbe solo la funzione di portare l’acqua in posti fino ad allora irraggiungibili, ma fu fondamentale alla nascita delle ferrovie (da cui le «littorine»). Il prezioso liquido, infatti, serviva proprio a rifornire i treni di due linee ferroviarie tra Palermo e Trapani e da Chiusa Scalfani a Mazara del Vallo. Una rete lunga 270 chilometri, di cui 10 in gallerie interamente scavate a mano da operai che vi introdussero le grandi tubature in
ghisa. Insieme alle ferrovie nacque la linea telefonica per favorire le comunicazioni tra gli uomini che vivevano nelle nascenti case cantoniere. Addetti che risiedevano vicino l’acquedotto e che raggiungevano a piedi o a dorso dei muli i punti in cui verificare, tramite le prime apposite apparecchiature, il flusso dell’acqua.
Oggi, questi strumenti sono altamente tecnologici, tanto da avere la funzione di verificare anche la torbidità e il ph di questo fondamentale bene. L’acqua di Montescuro, per la sua purezza, come evidenziato durante la conferenza, non avrebbe neanche bisogno di agenti per la disinfezione, così l’unico elemento utilizzato
è il cloro, poiché imposto per legge. Con un finanziamento erogato dall’Unione Europea, l’acquedotto è stato rigenerato, sostituendo le vecchie tubature e ampliando
anche la zona di approvvigionamento. Un lavoro di grande interesse che da mesi sta impegnando gli studenti dell’Istituto «D’Aguirre», guidati dalla professoressa Caterina Agueci e dal professore Alessio Lo Presti, che tengono sotto osservazione l’importante finanziamento attraverso un meticoloso e puntiglioso monitoraggio
di dati. Il gruppo di lavoro ha organizzato una conferenza per documentare i risultati conseguiti dall’ente attuatore «Sicilacque». I lavori della condotta idrica sono
stati completati l’11 aprile 2017. L’attività di alternanza «A scuola di OpenCoesione» è in corso in molte scuole per promuovere la cultura e la pratica della trasparenza,
della partecipazione e dell’accountability sia nelle amministrazioni pubbliche che nella società. A Salemi il team di lavoro ha preso il nome della «Grande sete», per sottolineare il fabbisogno idrico del territorio. «La trasparenza dell’acqua» era il titolo della conferenza, un gioco di parole che riconduce all’open data, ossia al dovere, da parte degli enti, di aderire alla trasparenza amministrativa. Durante l’incontro, coordinato da Caterina Agueci, hanno preso la parola Mario Cassarà (dell’Assessorato regionale dell’Energia), Massimo Burruano (direttore operativo di SiciliAcque), Giuseppe Maniscalco (ispettore di cantiere), la dirigente scolastica del «D’Aguirre» Francesca Accardo, Marta Ferrantelli (responsabile «Europe Direct» di Trapani, partner nel progetto), Leonardo Costa (assessore del Comune di Salemi) e Filippo Triolo (studente del team «La grande sete»). I liceali stanno inoltre effettuando un sondaggio a Salemi per documentare le difficoltà idriche in città.

 

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