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Partanna, struttura vieta ai nonni di vedere la nipote. L’appello del nonno

Partanna, struttura vieta ai nonni di vedere la nipote. L’appello del nonno
04 febbraio
11:38 2018

PARTANNA. Da decenni si sostiene che la crescita intellettiva ed affettiva di un bambino sia strettamente condizionata dalla quantità e dalla qualità degli stimoli ricevuti, tra questi anche l’affetto dei nonni. Ci sono però, situazioni in cui, questo stesso affetto dei nonni viene sottoposto a delle regole e alle valutazioni interne all’equipe di una struttura che sembrerebbe volersi sostituire all’Autorità giudiziaria.

A Partanna, in una comunità d’accoglienza per mamme e bambini, che ospita da maggio scorso una ragazza con la figlia di 2 anni, ha vietato la visita della piccola ai nonni paterni.

Le motivazioni addotte dal personale della struttura, secondo quanto riferisce il nonno F.P.R., sono da ricondursi a una mancata calendarizzazione degli appuntamenti e che “per non generare confusione all’interno della struttura” andrebbero ripartiti tra i familiari ogni 15 giorni e per 1 ora alla settimana. Regole interne che però non fanno capo ad alcun regolamento.

I rapporti con le famiglie si legge nella carta dei servizi che si riferisce però ai minori della comunità alloggio, quindi di una fascia di età diversa, sono consentite, salvo diverso avviso degli Enti invianti, comunicazioni scritte e telefoniche tra il minore e i propri familiari. Le visite dei familiari, ove consentite, avvengono in un contesto predisposto e con il monitoraggio di un operatore. Al fine di non intralciare lo svolgimento delle attività giornaliere, per le visite dei familiari, vengono individuate e stabilite opportune giornate e fasce orarie che gli operatori si impegnano a far rispettare”.

Nulla di tutto ciò sembra valere per la famiglia R. (nonni e zie), a cui, dall’inizio dell’anno, è stato impedito da parte dell’equipe della struttura, di vedere la nipote sulla scorta di discutibili motivazioni. Assecondando le direttive degli operatori che invitavano la famiglia a ritornare la settimana successiva e poi con una cadenza di 15 giorni, gli stessi hanno fatto ritorno il martedì successivo così come era stato comunicato verbalmente, ma l’equipe, raccontano, si è nuovamente opposta al loro ingresso adducendo ancora una volta delle regole interne.

“Sorprende – afferma – F.P.R. che non si possa conoscere quali siano queste regole, e che stabilita una giornata questa non venga rispettata dagli stessi operatori. È inammissibile che in maniera ingiustificata vi sia questo atteggiamento di ostilità nei nostri confronti e che io e la mia famiglia non possiamo vedere nostra nipote che abbiamo cresciuto e seguito fino a qualche tempo fa giorno per giorno, ed è inammissibile che una bambina che ha noi come punto di riferimento e che vorrebbe vederci non abbia la possibilità di farlo. Ci è addirittura stato vietato il giorno del suo compleanno di metterci in contatto con lei telefonicamente. Chiediamo solamente di potere trascorrere del tempo con nostra nipote. Questa situazione ci fa soffrire. Chiedo a chiunque possa intervenire di fare qualcosa”.

La famiglia R., d’altra parte non ha mai avuto da parte del Giudice che sta valutando l’affidamento della bambina, una misura cautelare che vieti l’avvicinamento alla piccola. Piuttosto, questa stessa famiglia, è sempre stata un pilastro portante per la bambina, tanto dal punto di vista affettivo che economico.

La Cassazione che si è espressa su precedenti casi ha stabilito che “l’interruzione dei rapporti fondati su tale legame familiare può trovare giustificazione solo in presenza di gravi e comprovate ragioni”. In ogni caso, è sempre e solo il giudice a dover valutare e ad esprimere un giudizio.

R., il cui desiderio è solo quello di trascorrere del tempo con la propria nipote, si è così trovato costretto a dovere ricorrere all’ausilio di un avvocato, Giuseppe Ferro, che ha chiesto chiarimenti circa tali “disposizioni”.

La risposta dell’assistente sociale della struttura è stata che “non si autorizzano più i nonni paterni e le zie paterne a far visita alla nipote poiché sarebbero venuti meno alle regole della struttura affermando contemporaneamente poco dopo che la stessa “non è dotata di un regolamento che disciplina le visite e le telefonate dei parenti… e che il Tribunale dei minori non dispone il loro divieto di visita ma neppure ne dispone il diritto”.

Secondo quanto riportato nella carta dei servizi inoltre “per ciascun ospite dei servizi di Casa di Accoglienza e Comunità Alloggio, viene costruito un book fotografico su CD in cui vengono inserite tutte le foto che lo riguardano in tanti momenti vissuti in comunità e che gli viene donato al momento delle dimissioni. Questo ha lo scopo di far si che il periodo trascorso in comunità non sia considerato come un vuoto temporale, ma al contrario una tappa della vita di ciascun ospite da ricordare in quanto “vissuta” e fondamentale per costruire la sua storia”. Una prassi non valida però per la famiglia R. a cui è stata anche vietata una foto per il compleanno della piccola”

“Il diniego dell’equipe alle richieste” della famiglia, scrivono, genera un atmosfera poco salubre…

“Compito della struttura, sottolinea lo stesso avvocato Giuseppe Ferro è quello di individuare eventuali problematiche che possono nascere con le figure esterne alla stessa ed è sempre compito della struttura prospettare soluzioni e non imporre divieti che possono qualificarsi come in questo caso, incostituzionali ed in violazione di precise di norme di legge (secondo il noto principio che tutto ciò che non vietato è permesso). ln questa fase non è quindi chiaro a quale regola la famiglia R. sarebbe venuta meno o violato e ci si chiede con quale modalità, sia l’Assistente Sociale sia la Psicologa si siano posti confronti degli stessi. Apparendo assolutamente strumentale il provvedimento adottato e sicuramente non in sintonia con i principi che ispirano le Case dei Fanciulli”.

Ci si pone il dubbio se l’impedimento della relazione tra nonni e nipote sia strumentale al conflitto in essere tra gli adulti e ci si domanda quale possa essere il miglior atteggiamento da parte dell’equipe per il sano sviluppo dei bambini e quanto siano positive tale valutazioni considerato altresì che la Casa famiglia ha presentato un progetto per ospitare un numero maggiore di ragazze madri.

E’ possibile che l’atteggiamento di chiusura pregiudichi il benessere della piccola che improvvisamente si ritrova priva delle figure di riferimento che l’hanno finora accompagnata nel suo percorso di crescita?

Quanto accaduto, intanto è stato segnalato al primo cittadino Nicola Catania, al Prefetto di Trapani e alla Curia vescovile della Diocesi di Mazara che nominano il consiglio di amministrazione nonché all’Assessorato regionale degli Enti assistenziali.

Chiesta una replica alla struttura, la stessa, tramite pec, risponde che le notizie “non possono essere oggetto di articoli giornalistici” e che (paradossalmente) “sarà compito esclusivo della Magistratura stabilire eventuali modalità e tempi di visita riguardanti le persone che ci hanno contattato” concludendo che la richiesta di una replica, formulata via e mail, “sarà trasmessa al Tribunale per i Minorenni di Palermo così come le norme prevedono”. Considerato che il giornalista si attiene alle “regole” deontologiche e professionali nella tutela della personalità del minore rigetta tale divieto che presenta una certa analogia alla censura.

 

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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