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“La trattativa Stato-mafia ci fu per fermare le stragi”, condannati ex vertici politici e mafiosi

“La trattativa Stato-mafia ci fu per fermare le stragi”, condannati ex vertici politici e mafiosi
20 aprile
17:36 2018

La trattativa Stato-Mafia c’è stata. Dopo 5 anni di processo, la Corte D’Assise si Palermo ha condannato gli ex vertici del Ros Mori, Subranni e De Donno, l’ex senatore Dell’Utri, Massimo Ciancimino e i boss Bagarella e Cinà.

Il verdetto pronunciato nell’aula bunker del carcere Pagliarelli, ha dato ragione alle tesi dell’accusa, tra i quali figura il pm Nino di Matteo che sostiene che dopo le “famose” stragi, numerosi esponenti dello Stato cercarono accordi con Cosa Nostra per mettere fine agli eccidi. Una trattativa che portò tra l’altro all’attenuazione del regime carcerario del 41 bis e altri favori e una posizione più morbida nei confronti degli esponenti mafiosi e nella lotta alla Mafia.

Oggi, dopo circa 200 udienze in cui sono stati ascoltati centinaia di testi, gli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni sono stati condannati a 12 anni per minaccia a corpo politico dello Stato, giudiziario o amministrativo dello Stato. Per lo stesso reato sono stati condannato a 12 anni, l’ex senatore e fondatore (insieme a Silvio Berlusconi) di Forza Italia Marcello Dell’Utri, a 28 anni sempre il capo mafia Leoluca Bagarella, a 12 anni il bosso Antonino Cinà, a 8 anni l’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno. Massimo Ciancimino, accusato in concorso in associazione mafiosa e calunnia dell’ex capo della polizia De Gennaro, ha avuto 8 anni. reato in prescrizione per Giovanni Brusca.

Nicola Mancino accusato di falsa testimonianza, è stato assolto perché il fatto non sussiste.

Le motivazioni della sentenza arriveranno fra novanta giorni.

Il pm Nino Di Matteo ha commentato: “Questa sentenza, dopo cinque anni, riconosce che parte dello Stato negli anni delle stragi trattava con la mafia e portava alle istituzioni le richieste di cosa nostra. Per la prima volta vengono consacrati i rapporti esterni della mafia con le istituzioni negli anni delle stragi ed è significativo che questa sentenza abbia riguardato un periodo in cui erano in carica tre governi diversi: quello Andreotti, quello Ciampi e quello Berlusconi”. Il magistrato ha aggiunto: “Non contano gli attacchi che abbiamo subito – ha aggiunto – negli anni non tutti si sono dimostrati rispettosi di un lavoro che c’è costato lacrime e sangue”. Un processo che andava fatto e dovuto a tutte le vittime di Mafia, come ha affermato il Pm del pool che ha istruito il processo, Vittorio Teresi. La difesa incalza: La sentenza non sta ne in cielo ne in terrà, aspettiamo di leggere le motivazioni e ricorreremo in appello”.

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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