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Una lettrice scrive: spreco dell’acqua in strada: cattivo esempio per i giovani?!

Una lettrice scrive: spreco dell’acqua in strada: cattivo esempio per i giovani?!
22 aprile
09:00 2018

La salvaguardia delle risorse idriche è una delle tematiche maggiormente affrontata in questi decenni. La crescente scarsità dell’acqua dovuta ai mutamenti climatici, lo sfruttamento crescente da parte delle industrie e al suo spreco domestico e pubblico ci pone spesso a riflettere e a discutere sulla tutela delle risorse di questo prezioso liquido. Da qui l’organizzarsi di manifestazioni, di convegni e soprattutto di piani di studio per gli studenti di tutte le fasce d’età. L’acqua minaccia di ridursi ed essere, tra qualche anno, insufficiente al nostro fabbisogno. Spesso slogan, brochure, pubblicità ci invitano ad adottare determinati accortezze per il risparmio di questa importante risorsa, accortezze che vertono soprattutto sul buon comportamento e sulle buone pratiche quotidiane.

Che l’Italia non sia stata finora in grado di far fronte ai nuovi criteri qualitativi, ancor più rigidi, previsti dalla Agenda ambientale europea, non ci sorprende ma cosa possiamo fare per migliorare e contribuire a questa causa comune?

Oltre a ridurre i consumi, utile è formare le nuove generazioni alla gestione sostenibile dell’acqua anche attraverso l’adozione di specifiche azioni.  Come sempre, i bambini e i ragazzi, sono coloro che recepiscono meglio le regole diventando spesso i migliori “ambientalisti”. Ma parlare di sostenibilità, rifiuti, risorse idriche però non basta, si deve infatti partire dal concetto e arrivare agli esempi, esempi che dovrebbero provenire proprio dall’ambiente circostante.

Emblematica, in tal senso, è una nota inviata alla nostra redazione da una lettrice che si prodiga per “l’educazione al consumo” di un ragazzo interrogandosi su quanto sia possibile intervenire per creare una vera e propria cultura dell’acqua tra le nuove generazioni:

 

“Egregio Direttore,

le scrivo per condividere con lei la mia perplessità. Le spiego.

Sto seguendo nei compiti un ragazzino di terza media, cercando di fargli capire che lo studio ci arricchisce e forma le nostre coscienze. Il 22 marzo si è celebrata  la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dall’ONU già nel 1992. Ne parlo con il ragazzino sottolineando l’importanza di questa ricorrenza, finalizzata alla salvaguardia dell’acqua e al consumo responsabile delle risorse idriche.

Insisto sul fatto che, con semplici pratiche virtuose, piccoli gesti quotidiani, ognuno di noi può fare tanto per risparmiare questa preziosa risorsa. Lui è attento e fa considerazioni mature e responsabili. Ne sono felice. Quando va via, percorrendo la strada in cui si trova la mia abitazione, la via Ing. Ingoglia, una perdita d’acqua cattura la sua attenzione. Questo guasto alla rete idrica c’è da anni, nonostante le numerose segnalazioni. Il ragazzino molto sorpreso si gira a guardarmi e me la indica; poi fa spallucce e se ne va trotterellando com’è solito fare. In un attimo tutto quello che ho cercato di trasmettergli sull’importanza dell’acqua mi sembra vanificato. Il dubbio mi assale.

Mi chiedo se ho buttato al vento un intero pomeriggio speso per la sensibilizzazione al problema della siccità. Che avrà pensato il ragazzino? Spero vivamente che non abbia pensato che non è poi così sbagliato tenere aperto il rubinetto mentre si lavano i denti quando nelle strade l’acqua si disperde copiosa senza che nessuno faccia nulla. Rimango perplessa.

Se le generazioni future devono essere educate al rispetto e alla responsabilità, da parte di noi adulti occorre coerenza nell’educare, ognuno con il suo ruolo e le sue competenze. I bambini e i ragazzi imparano, oltre che dai libri, dall’esempio di noi adulti. Che si provveda una buona volta a sistemare la rete idrica! Non stiamo proprio dando un bell’esempio. Cordialmente”. Maria Grazia Alia

 

Le considerazioni della nostra redazione non possono differire da quelle di una cittadina che come altri, indirettamente ci segnala una cospicua e preoccupante perdita. Vogliamo però andare analizzare ulteriormente la problematica citando la famosa “teoria dell’inciviltà” o teoria dei vetri rotti di Wilson e Kelling che tratta sia le inciviltà sociali come la criminalità che quelle ambientali: “ ln ogni collettività esistono, delle regole non scritte che stabiliscono degli standard di comportamento, che consentono la convivenza pacifica delle persone e la cura e il mantenimento della «cosa pubblica». Secondo tali teorie, in breve il disordine urbano, come l’accumulo di immondizia sulle strade, l’esistenza di edifici abbandonati, le perdite idriche, le città sporche, gli atti di vandalismo, la presenza di tossicodipendenti etc contribuiscono  alla creazione del degrado materiale e sociale. E’ ovvio che non possiamo parlare in questo caso della nascita di menti criminali, ne possiamo ritenere che le regole impartite in famiglia e a scuola non abbiano alcuna valenza ma tutt’altro. Secondo tale teoria “l’inefficienza degli amministratori del territorio, può provocare il crollo delle norme di convivenza civile… di demoralizzazione e di rassegnazione nella popolazione” che si adegua a ciò che vede attorno a se. Alla luce di ciò ci uniamo all’appello della lettrice invitando chi di dovere a sistemare la rete idrica per dare un senso sia all’impegno di chi si spende per un mondo sostenibile e sia alle parole degli slogan.

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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