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Ennesimo suicidio di un giovane. Il terremoto silenzioso della Valle del Belìce

Ennesimo suicidio di un giovane. Il terremoto silenzioso della Valle del Belìce
01 giugno
15:28 2018

Una nuova tragedia ha colpito oggi la comunità belicina. Un giovane di 28 anni,  di Santa Ninfa ha messo fine alla propria vita compiendo un gesto estremo in una campagna.

Molti, troppi i suicidi che si stanno susseguendo in questi ultimi tempi nella Valle del Belìce e che evidenziano un malessere diffuso tra la generazione più colpita: i giovani.

Proprio a Santa Ninfa un giovane 23enne si era tolto la vita nel 2015, seguito da una giovane donna nel 2016. Altri suicidi giovanili hanno scosso la città di Castelvetrano dove dall’inizio del’anno un 21enne, un 27enne e un 33enne, accomunati da un senso di disillusione, hanno detto “basta”.

Il 17 ottobre 2017 a farla finita è stata una ragazza a Partanna, che ha lasciato un segno indelebile in città e negli animi dei suoi abitanti.
Momenti drammatici che sono forse sintomo di un problema più ampio e a cui andrebbe sottoposta l’attenzione da parte di Enti, Istituzioni, Stampa e la comunità dei cittadini.

Giovani, talvolta troppo sensibili e con una identità ancora fragile e indisposta all’accettare una società individualista, giovani che talvolta non riescono o non hanno gli strumenti per affrontare uno choc o un forte delusione, giovani che volendo migliorare la qualità della vita si scontrano con una società che oggi dà poche certezze lavorative.

Il mal di vivere, in certi casi, in questi casi, risulta letale. Ci si sente soli, inutili o perdenti e si diventa pessimisti, spenti, sofferenti. Sentimenti che vengono amplificati da una società in cui il vittimismo viene confuso con l’umiltà o diventa una chiave per stare al centro dell’attenzione, come avviene in tv.

Una società dove le sensazioni e le impressioni prevalgono sui dati e sui fatti, bombardata continuamente dai riflettori, ma allo stesso tempo vetrina silenziosa dell’alienazione sociale, protagonista indiscussa del palcoscenico social fatto di esaltazione dell’apparenza e della sua approvazione a suon di “mi piace”.

Il suicidio diventa così, per queste vittime, un’arma autodistruttiva, che viene disperatamente usata per porre fine al proprio dolore e allo stesso tempo punire chi non ha prestato ascolto, o semplicemente deluso.

Il suicidio oggi è la seconda causa di morte tra i giovani dai 15 ai 25 anni, ne avvengono quasi 500 ogni anno e secondo i dati Istat le morti sono in costante aumento. Bisogna intervenire tutti come individui e come società per accompagnare i giovani in un percorso nuovo, ascoltandoli e aiutandoli ad uscire da una visione pessimista della vita, insegnando soprattutto loro ad amare se stessi e affrontare con coraggio la vita, spiegando che nonostante le apparenze non si è soli contro il mondo, ma ci sono tanti altri come noi e che insieme si può essere più forti.

 

Agostina Marchese

Ninni La Commare

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