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Diario delle mie letture, Partanna 02/05/2014

Diario delle mie letture, Partanna 02/05/2014
02 Maggio
17:54 2014

complesso telemaco recalcatiConfesso che non amo tanto leggere saggi, preferisco la narrativa, però una volta ogni tanto ci provo. Nella mia personale lista di libri da leggere sostava da un bel po’ di tempo “Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre” dell’esperto professore universitario di neuropsichiatria infantile lacaniano Massimo Recalcati. A spingermi alla lettura di questo testo hanno contribuito una serie di motivazioni. Innanzitutto il fatto di essere io stesso un genitore e di essere a mia volta un figlio, le posizioni fuori dal coro espresse da questo studioso nelle interviste televisive e un’abbondante presunzione derivante dall’aver fatto studi universitari di psicologia, di aver letto ai tempi del liceo “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud e “Avere o Essere” di Erich Fromm. La mia generazione si è riempita la bocca di frasi, teorie maldigerite di psicoanalisi. Il famoso complesso di Edipo di freudiana memoria ci ha trasformati in antagonisti prima in famiglia poi in società. Dovevamo uccidere metaforicamente i nostri padri per conquistare una falsa autonomia e rifondare una nuova società. Ora tutto è cambiato, sembra dirci il professore milanese e al posto del complesso di Edipo dobbiamo parlare piuttosto di complesso di Telemaco. Il discorso di Massimo Recalcati si sviluppa infatti attraverso una sorta di tecnica ecfrastica, usa allo scopo l’Odissea di Omero, in particolare, la prima parte dell’opera epica chiamata Telemachia. Ulisse è la figura paradigmatica del padre che evapora come accade nella società contemporanea dove i genitori, e nello specifico il padre, dismessa la veste di pater familias non riesce più a comprendere il vero senso del suo ruolo di genitore che trasforma nella migliore delle ipotesi in rapporto amicale alla pari con il figlio oppure in assenza. Intanto Telemaco attende il ritorno di Ulisse dalla guerra di Troia, lo va a cercare addirittura fino a Pilo presso il saggio re Nestore.

Dicevo all’inizio che non amo i saggi che richiedono una lettura attenta cui deve fare seguito una prima e, a volte, una seconda rilettura. Massimo Recalcati ha trovato forse una nuova forma di saggio divulgativo, l’opera infatti, anche se corredata da note, non si presenta come un tradizionale saggio scientifico. In molti tratti poi, specie nella parte finale del libro, si dimentica il tema principale per seguire un livello di lettura squisitamente letterario. Leggendo questo testo capita dunque di riflettere sulle difficoltà che il ruolo di genitore oggi comporta e nello stesso tempo scoprire aspetti di un’opera epica come l’Odissea che mai avevamo preso in considerazione. Tuttavia non mancano nel testo riferimenti ad argomenti e teorie per addetti alla materia che trasformano alcune parti del testo di difficile lettura per un lettore comune. Consideriamo questo aspetto come uno stimolo ad approfondire le nostre conoscenze specialmente del pensiero del filosofo francese Jacques Lacan che lo scrittore milanese considera suo maestro ricorrendo costantemente alle sue riflessioni per avvalorare le tesi proposte. La scrittura di Massimo Recalcati assomiglia molto ai postulati dell’algebra dove le definizioni sono chiare mentre le dimostrazioni a volte si mostrano difficili. Come figli aspettiamo il ritorno di Ulisse, di un padre dunque che mostri la sua presenza non attraverso atti d’imperio ma tramite l’autorità affettuosa e problematica di un genitore moderno, come padri non sfuggiamo le nostre responsabilità, non consideriamo i figli una proprietà, non trattiamoli come fossero degli amici ma aiutiamoli a crescere come è dovere di un padre.

Vincenzo Piccione

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