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Diario delle mie letture, Partanna 13/05/2014

Diario delle mie letture, Partanna 13/05/2014
13 Maggio
18:04 2014

il padre infedeleDa pochi giorni sono stati resi noti i dodici titoli di libri che come ogni anno si disputeranno il Premio Strega, promosso dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci in collaborazione con Liquore Strega. I libri della sessantottesima edizione presentati lo scorso 4 aprile dagli Amici della domenica, vengono sponsorizzati da illustri intellettuali e sostenuti dalle più importanti case editrici che ormai vedono nel premio Strega una ghiotta occasione per incrementare le vendite. Il vincitore dell’edizione del 2013 è stato lo scrittore Walter Siti con il libro “Resistere non serve a niente” in cui viene fuori uno spaccato della società odierna afflitta dalla crisi economica e da falsi modelli mediatici. Può capitare dunque che non sempre i libri proposti per la selezione finale siano dei veri e propri capolavori. In questa rubrica non troverete mai una stroncatura, non ho velleità da critico letterario e voglio solo, come il titolo della rubrica dice, stilare un diario delle mie letture. Tuttavia il libro di cui parlerò non mi ha entusiasmato tanto, però ha superato una delle regole d’oro che lo scrittore francese Daniel Pennac propone, se un libro dopo le prime pagine non ci piace o facciamo fatica nella lettura è nostro diritto abbandonarlo per leggere qualcosa di più avvincente. “Il padre infedele” (Bompiani) di Antonio Scurati presentato al Premio Strega da Umberto Eco e Walter Siti, non è stata per me una lettura accattivante, tuttavia sono riuscito a sfogliare il libro fino all’ultima pagina. Perché l’illustre casa editrice Bompiani ha voluto puntare per il Premio Strega 2014 su questo testo? E’ la domanda che mi è balenata per la mente e per diversi giorni dopo aver concluso la lettura. Antonio Scurati è un personaggio molto conosciuto negli ambienti televisivi perché ospite quasi fisso di molti Talk show che negli ultimi anni hanno affrontato i fatti di cronaca più eclatanti come il delitto di Cogne o i casi di presunta pedofilia in cui erano coinvolte delle maestre d’asilo. Antonio Scurati è un personaggio anche perché le sue caratteristiche, molto alto, spalle quasi incurvate, occhiaie da studioso e accanito lettore, lo rendono parecchio interessante al pubblico televisivo. Professore universitario di Teorie e tecniche del linguaggio televisivo all’Università Statale di Bergamo spesso è invitato nelle trasmissioni televisive per aiutare i conduttori a dipanare uno dei più disdicevoli fenomeni dell’odierna era televisiva: la spettacolarizzazione dell’orrore. Antonio Scurati è anche scrittore di romanzi e spesso nelle sue opere ritroviamo personaggi che in qualche modo gli assomigliano o sono vicini agli argomenti che tratta normalmente nella sua professione. Il libro che parteciperà alla selezione finale del premio letterario tra i più prestigiosi d’Italia racconta la storia di Glauco Revelli, un quarantenne in crisi che attraverso un racconto fatto in prima persona ripercorre le tappe più importanti della sua esistenza. Il personaggio all’inizio del libro compie una scelta importante che segnerà il percorso futuro della sua esistenza e che lo renderà interessante non solo agli occhi degli altri personaggi del libro ma anche a quelli del lettore. Lo incontriamo infatti all’università, il giorno della sua laurea in filosofia e ci aspettiamo da lettori tutta un’altra storia rispetto a quella che scopriremo andando avanti con la lettura. Il testo non è un libro di narrazione anche se di fatti ne accadono nell’esistenza di questo quarantenne in crisi. Volutamente lo scrittore aggiunge con la scrittura diaristica tassello dopo tassello, senza grossi colpi di scena ne fatti eclatanti in modo da spingere il lettore ad entrare pian piano nella sfera emotiva di questo quarantenne chef filosofo alla ricerca della sua educazione sentimentale. A mio giudizio restano interessanti l’incipit del libro e la parte finale dove la scrittura si mostra come una sorta di svelamento del personaggio tramite un ritmo più veloce e una lingua per certi versi letteraria. Allora buona lettura e se vincerà il Premio Strega vorrà dire che rileggerò il libro magari ricavandone maggiore piacere rispetto alla prima lettura.

Vincenzo Piccione

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