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Pubblichiamo le riflessioni di un imprenditore partannese

Pubblichiamo le riflessioni di un imprenditore partannese
13 settembre
11:30 2014

lettera pennaCarissima Redazione,

Visto che nessuno si prende la briga di far conoscere la situazione reale del nostro paese o meglio della nostra amata terra, faccio un quadro io, che purtroppo vivo insieme a migliaia, in Sicilia, e circa 4 milioni e settecentomila in tutta l’Italia una situazione di triste disagio che sta diventando qualcosa di cronico e pericoloso. Ho diversificato al massimo la mia attività, lavoro tutto l’anno con circa 20/25 dipendenti, facendo un ottimo fatturato, ma non si riesce a causa di un sistema perverso portare un pezzo di pane a casa. Nel settore lavori pubblici, a causa dei ribassi eccessivamente alti (35/46 %) si perde. Faccio un esempio in soldoni: un lavoro a base d’asta di 200 mila euro si deve fare per circa 120 mila euro, è assurdo perché non si possono realizzare opere a regola d’arte, non é garantita la sicurezza nei cantieri, oppure non si pagano i fornitori, tasse, dipendenti, etc… Il massimo ribasso dovrebbe arrivare al 15%. Se prendiamo il settore agricoltura che in altre parti d’Italia funziona benissimo, faccio notare che ogni anno prendo circa 20 mila euro dalla vendita dell’uva, ma ne spendo per coltivare il terreno, concimazione trattamenti e vendemmia circa 35/40 mila euro. Mi chiederete ma siete dei pazzi, si siamo incoscienti, perché per mantenere le nostre maestranze lavoriamo in perdita, con la speranza che da un giorno all’altro le cose cambino ma sono passati sette lunghi anni e adesso siamo arrivati a fine corsa. Ogni giorno si presentano persone in cerca di lavoro, specialmente sopra i cinquanta anni, con le famiglie in situazioni disperate, ma non possiamo permetterci di assumere, anzi siamo a rischio di licenziare. Basterebbe poco per far decollare la nostra economia, con il nostro vino, il nostro olio, e tutte le altre eccellenze che produciamo potremmo conquistare il mondo. Ma qualcuno ha deciso di no! Il Doc Sicilia, il consorzio Doc Sicilia stenta a decollare, i controlli di prodotti adulterati che entrano nella comunità europea da paesi tipo Cile e Australia che non possono entrare come prodotti della CE, ma fanno carte false inquinando il nostro mercato facendo abbassare prezzi e sicurezza alimentare, non esistono. Faccio un esempio: nel 2012 la cantina vendeva il vino sfuso da 3,70 a 5 euro potendo dare poi ai soci circa 44 euro/q.le per uve comuni, e circa 65 euro per uve di qualita, ma nel 2013, non appena il prezzo raggiunge 1,70 euro, qualcuno fa arrivare navi di vino da paesi che non fanno parte della CE, passano dalla Spagna, timbrano e viene spacciato in Sicilia come vino da noi prodotto. Quindi il prezzo non arriva nemmeno a 30 euro/q.le. Ma la cosa grave è che l’ex assessore regionale all’agricoltura, Dario Cartabellotta, che aveva iniziato con i controlli, e lavorava per far decollare finalmente il Doc Sicilia, è stato mandato a casa. Scusate se mi sono dilungato ma ci sarebbe da scrivere un libro. Affermo che il futuro é la nostra terra con agricoltura, agroalimentare, agriturismo, etc… Abbiamo l’oro nelle mani, ci troviamo al centro del mondo, ma qualcuno non vuole assolutamente che la Sicilia decolli. Chiedo cosa dobbiamo fare, lasciare la nostra terra in mano a disonesti e corrotti, oppure sbracciarci e cominciare a difenderci con le unghie.

P.S.: abbiamo pochissimo tempo, organizziamoci…. BUONA GIORNATA e che il SIGNORE ci protegga….

Giuseppe Tamburello

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