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5 domande a Calogero Cangemi, pastore e casaro a soli 20 anni

5 domande a Calogero Cangemi, pastore e casaro a soli 20 anni
21 gennaio
15:45 2018

Per la rubrica “5 Domande a…” intervistiamo Calogero Cangemi, 20 anni, di Partanna, e una passione innata per il proprio lavoro.

Non si sente tutti i giorni una storia come quella di Calogero, che nonostante la sua giovanissima età, ha scelto di dedicare la sua vita a quello che più ama al mondo, fare il pastore e il casaro, così come già avevano fatto i suoi avi. Oggi insieme al supporto del padre e del nonno gestisce il Caseificio familiare, proprio a Partanna.

  1. Ciao Calogero. Hai capito fin da piccolo che questo sarebbe stato il mestiere della tua vita?

Si. Fin da quando ero un bambino ho amato gli animali, e in particolar modo mi sono specializzato nell’allevare la razza di ovino “Valle del Belice”. È una razza meravigliosa. Mi occupo di selezionare gli arieti e le agnelle da rimonta, cerco di valorizzarli al massimo, utilizzando pascoli di ottime qualità che gli permettono di produrre più latte.

  1. Latte dal quale realizzate altri prodotti?

Si quello del pascolo delle pecore è solo una parte del mio lavoro, infatti con il latte prodotto dai nostri animali, diamo vita a due formaggi, entrambi D.o.p (denominazione di Origine Protetta), la “vastedda della Valle del Belice” e il “pecorino siciliano”. Anche in questo caso c’è un grande lavoro di preparazione e valorizzazione.

  1. Esportate questi prodotti anche all’estero?

Quando capita sì. Solitamente riforniamo con i nostri prodotti molti supermercati, macellerie, forni, sia a Partanna ma anche nel resto della Sicilia. Lavoriamo molto con Alcamo, l’Isola delle Femmine, Monreale etc. Ma essendo il nostro un prodotto più di nicchia, e non industriale, quello che produciamo, in men che non si dica è già terminato. Facciamo inoltre parte di due cooperative, quella per la commercializzazione della vastedda della Valle del Belice D.O.P e pecorino siciliano D.O.P, e la Cooperativa Arca dello Jato, in cui si valorizza la razza della Valle del Belice e quella della vacca cinisara, entrambe autoctone.

  1. Quante ore al giorno dedichi normalmente al tuo lavoro?

Dalle 6 del mattino alle 20 della sera. Alle prime ore dell’alba ci si occupa della mungitura e di sistemare le pecore. Poi si sale al caseificio, in cui si lavora il latte giornaliero, e ci si prepara alle varie consegne dei prodotti. Pranziamo alle 14 e subito ci rimettiamo all’opera. Siamo proprietari anche di molte piante di ulivo, quindi nei periodo di semina siamo occupati anche in questo. In casa non si sto quasi mai, ma non mi pesa, perché senza le mie pecore e la mia campagna mi sento perso.

  1. È un lavoro abbastanza duro quindi, per questo motivo secondo te non ci sono tanti giovani che fanno questo stesso mestiere? Vuoi lanciare un messaggio a questo proposito?

Oltre a ritenerlo un duro lavoro, secondo me, la reputano un’arte povera, che non merita la stessa importanza di altri tipi di mestieri. Io amo la natura, non ho scelto un posto dietro la scrivania, ma ho scelto la libertà di vivere, di seguire passo passo la crescita dei miei animali, il “miracolo” della trasformazione del latte, che mi dà sempre tanta soddisfazione, e sono fiero di aver intrapreso questo “viaggio”.

 

Valentina Mirto

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