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Lettera del professore Piccione a presidente Mattarella: l’importanza degli studenti, nostri figli

Lettera del professore Piccione a presidente Mattarella: l’importanza degli studenti, nostri figli
11 gennaio
16:26 2018

Riceviamo e pubblichiamo la lettera del professore Vincenzo Piccione al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Caro Presidente,

non avrei mai voluto scrivere una missiva come questa ma l’occassione della sua visita mi spinge a farlo, anche se impegnato com’è, difficilmente posso sperare che lei o addirittura chi si occupa della sua posta possa prestare attenzione alle parole di un cittadino qualunque. Sono un insegnante di lettere dell’Istituto Magistrale di Partanna dove insegno Italiano e Latino da più di quindici anni. Vivo a Partanna anche se sono originario di Marsala, ho una moglie anche lei insegnante e una figlia , il mio orgoglio , che frequenta la sezione D del liceo scientifico. Per me il lavoro di insegnante , dopo la famiglia e mia figlia è tutto, mi sento realizzato, abbastanza soddisfatto della retribuzione che percepisco e credo di sentirmi felice ogni qualvolta gli occhi di un alunno mi sorridono per aver capito una mia spiegazione o aver provato soddisfazione nella traduzione con successo di una versione latina. Ci sono però due questioni che vorrei sottoporle che solo apparentemente sembrano al di fuori della sua competenza. Difatti la vita mi ha insegnato che gli aspetti marginali ci riguardano come diceva Terenzio in una delle sue commedie ,Il punitore di se stesso, sono uomo e tutto quello che riguarda l’uomo mi appartiene. La prima questione riguarda la sua visita. Perché i miei alunni , la scuola in genere , alunni e professori , non potranno ascoltare le sue parole? Sarà ospite della nostra scuola quale migliore occasione per parlare direttamente con i cittadini del futuro, i nostri ragazzi che sarebbero felici di incontrala di persona, parlare con lei , intervistarla, insomma dialogare con chi rappresenta lo stato? Capisco l’etichetta,i sindaci, la cerimonia ma se l’obiettivo è la memoria di quell’evento tragico non sarebbe stato più utile consegnarla viva questa tragica memoria ai nostri figli?

L’altra questione mi riguarda personalmente ma come ho già detto anche il mio piccolo potrebbe essere utile, esplicativo per lo stato. Insegno in questa scuola da circa 15 anni e mi sono sempre impegnato in attività extracurriculari che potessero arrichhire la mia didattica , il rapporto con gli alunni. Ho da sempre realizzato attività di educazione alla lettura dei libri e dei giornali , ho aderito al progetto il quotidiano in classe sin dalla prima edizione, ho realizzato attività nel campo dell’educazione alla legalità, siamo riusciti a far ritornare dopo vent’anni a Partanna la testimone di giustizia Piera Aiello. Tutto ciò in collaborazione con i dirigenti scolatici che negli anni si sono succeduti alla guida dellla nostra scuola che ha perso l’autonomia ma ha una storia gloriosa di quasi un secolo di vita. Anche l’attuale Dirigente Scolastico professoressa Francesca Accardo ha dato il consenso alle attività significative che ho realizzato con i miei allievi che hanno ricevuto innumerevoli riconoscimenti. Da un paio di anni la collaborazione con l’attuale preside si è interrotta ed è storia lunga spiegarne qui le motivazioni. Resta il fatto che io svolgo il mio ruolo di insegnante al massimo delle mie possibilità. Non ricopro più incaririchi di qualsiasi tipo ma continuo nelle mie classi a svolgere attività di arricchimento della didattica. Proprio durante questa settimana di fervidi preparativi che precedono il suo arrivo, siamo stati invitati dall’Osservatorio dei giovani editori che assieme al Corriere della sera organizzano le attività del progetto il Quotidiano in classe,  nell’ambito di un’iniziativa per le scuole, a partecipare ad un dibattito che si svolgerà nella città di Siena il 26 del mese di febbraio. Ho informato la preside dell’invito e del fatto che ci offrono addirittura le spese del viaggio e ho ricevuto un netto diniego. Non potremo partecipare all’evento, dieci ragazzi non avranno la possibilità di intervistare il Governatore della banca del Portogallo.

Che cosa c’entra tutto questo con la sua visita? Cosa c’entra tutto questo con il terremoto del Belice? A mio parere tanto, perché questioni personali, ripicche che non riguardano gli alunni penalizzeranno i ragazzi che avranno perso un’occasione per arricchire le conoscenze, per crescere assieme ad altri ragazzi che il 26 di febbraio si troveranno a Siena. Secondo me nessuna scusa burocratica può essere valida per avvalorare un diniego che nasconde una ripicca personale. Spero che lei trovi il tempo per leggere questa lettera e ne tenga conto quando parlerà alle autorità riunite all’interno dell’auditorium Giacomo Leggio dell’Istituto Magistrale di Partanna Domenica 14 gennaio. Non ci può essere memoria senza i giovani, non ci può essere legalità e stato anche di fronte ad una misera ingiustizia che questi ragazzi stanno per subire.

Vincenzo Piccione

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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