PartannaLive.it


Sciacca, scoperto vino preistorico di 6000 anni fa che potrebbe riscrivere la storia

Sciacca, scoperto vino preistorico di 6000 anni fa che potrebbe riscrivere la storia
26 febbraio
08:18 2018

Il Monte Kronio, anche conosciuto come Monte San Calogero sorge a 395 metri sopra la città di Sciacca Terme. Al suo interno si intersecano una vasta rete labirintica di cavità naturali ricche di fenomeni di vapori sulfurei, ben conosciuti da chi ha visitato le famose terme della città. Nelle gallerie più profonde, queste caverne hanno una temperatura media di circa 38 gradi e il 100% di umidità che non consente un’esposizione dell’uomo a queste condizioni per più di 20 minuti.

Tuttavia, queste condizioni proibitive non hanno impedito alle popolazioni che hanno vissuto nella zona di visitare le cavità del Monte Kronio, con attestazioni risalenti a 8000 anni fa. Sono arrivati fino a noi vasi, brocche e contenitori di stoccaggio in ceramica datate a partire dall’età del rame, spesso ritrovate vicine a resti di scheletri umani.

Gli archeologi dibattono su quali pratiche religiose sconosciute potrebbero essere la prova di questi artefatti. Gli adoratori sacrificarono le loro vite portando offerte alla misteriosa divinità che soffiava i gas all’interno del Monte Kronio? Oppure queste persone seppellivano persone di alto rango in quel posto speciale?

Domande che non riescono a trovare facile risposta. Quale sostanza era così preziosa da poter essere addolcita alla divinità o accompagnare adeguatamente le figure di spicco delle comunità umane del tempo nel loro viaggio verso l’aldilà?

Davide Tanasi, professore del Department of History and Center for Visualization and Applied Spatial Technologies della South Florida University, attraverso un’analisi di alcuni piccoli campioni raschiati da questi antichi manufatti, ha avuto come risposta sorprendente scoperta che potrebbe avere grandi implicazioni storiche: il vino.

Nel novembre 2012, una squadra di esperti geografi e speleologi si è avventurata ancora una volta nel pericoloso complesso sotterraneo del Monte Kronio, accompagnati dagli archeologi della Soprintendenza di Agrigento, per documentare manufatti e prelevare campioni. Trovarono delle ceramiche dalle quali rimossero dalla parte interna alcuni campioni di polvere da poter poi analizzare.

Vista l’esiguità dei campioni, è stato estremamente difficile analizzare, attraverso svariati tipi di strumentazione e metodologie di analisi chimico-fisiche, senza possibilità di errore e di contaminazione la composizione della sostanza di residuo organico.

Fortunatamente la ricerca è andata a buon fine, rivelando i contenuti dei vasi. Due di essi avrebbero contenuto grassi di tipo animale e un terzo residui vegetali. Ma il quarto barattolo è stato la più grande sorpresa: puro vino d’uva di circa 5.000 anni fa.

Inizialmente inconsapevoli dell’importanza di tale scoperta, dopo aver confrontato i risultati di altre ricerche sulle bevande alcoliche e le tracce del passato giunte fino a noi, i ricercatori si sono resi conto di aver scoperto le tracce del vino più antico ritrovato finora in Europa e nell’area mediterranea.

Una scoperta che potrebbe stravolgere le conoscenze in merito alla nascita e alla diffusione della coltivazione della vite come pianta per la produzione di bevande alcoliche. Fino ad oggi si è infatti considerata l’Anatolia Meridionale e la regione Transcaucasica come culla tradizionale della domesticazione della vite e della viticoltura.

Da un punto di vista economico, la prova dell’esistenza del vino implica che le persone coltivino la vite. La viticoltura richiede specifici terreni, climi e sistemi di irrigazione. Gli archeologi, fino ad oggi, non avevano incluso queste strategie agricole nelle loro teorie sulla rete di insediamenti delle comunità dell’Età del Rame siciliana. Bisogna quindi che i ricercatori debbano riconsiderare profondamente i modi in cui questi antichi popoli abbiamo trasformato il paesaggio dove essi vivevano.

La scoperta del vino di questo periodo ha un impatto ancora maggiore su quello che gli archeologi pensavano di sapere sul commercio e scambio di merci in tutto il Mediterraneo di quel tempo. Ad esempio, la Sicilia manca completamente di minerali metallici. Ma la scoperta di piccoli manufatti in rame – come pugnali, scalpelli e spille che sono stati trovati in diversi siti – dimostra che i siciliani in qualche modo svilupparono la metallurgia già dall’età del rame, diversamente da come si pensava.

La spiegazione tradizionale in seguito a questi ritrovamenti è stata che la Sicilia fu precocemente coinvolta nelle relazioni commerciali delle popolazione dell’Egeo, in particolare con le regioni nord-occidentali del Peloponneso. Ma questo non avrebbe molto senso, secondo Tanasi, perché le comunità siciliane non avrebbero avuto molto da offrire in cambio dei metalli. Il richiamo del vino, di contro, avrebbe potuto essere quello che invece portò i popoli dell’Egeo in Sicilia, soprattutto se quelle popolazioni non avevano ancora sviluppato le tecniche agricole necessarie per la viticultura.

In definitiva, la scoperta dei resti di vino vicino alle fessure gassose nelle profondità di Monte Kronio aggiunge ulteriore sostegno all’ipotesi che la montagna fosse una sorta di santuario preistorico dove venivano eseguite le pratiche di purificazione o oracolari, sfruttando per le proprietà purificanti e inebrianti dello zolfo.

Il vino è stato conosciuto come una sostanza magica sin dalle sue apparizioni nei racconti omerici. Rosso come il sangue, aveva il potere unico di portare euforia e uno stato alterato di coscienza e percezione. Mescolato con l’incredibile stress fisico dovuto all’ambiente caldo e umido, è facile immaginare la discesa nell’oscurità di Monte Kronio come un viaggio trascendentale verso le divinità dell’Aldilà. Il viaggio nelle viscere della montagna probabilmente si concludeva con la morte per i più deboli, e forse con la convinzione dell’immortalità per i sopravvissuti.

Nuove prospettive di conoscenza del nostro passato e della Storia dell’Umanità che sono uscite fuori dall’unione di studi archeologici e storici uniti, all’utilizzo di tecniche e strumentazione scientifica, che hanno saputo estrapolare la composizione del contenuto presente in soli 100 milligrammi di polvere di vino, vecchia di 6000 anni.

Le giare e il loro misterioso contenuto, lasciato millenni fa nei meandri del Monte Kronio. Davide Tanasi et al. 2017, CC BY-ND

Fonte: The Conversation

Laureato in Scienze Storiche a Roma, prosegue i suoi studi a Milano focalizzandosi sul Medioevo siciliano e mediterraneo. Curioso ed estroverso, amante dei libri e appassionato d’informatica, ha concretizzato la sua passione per i viaggi e le lingue collaborando con Rome2rio, azienda australiana specializzata nella pianificazione di viaggi. Adora ascoltare musica in lingua siciliana e suona il sax-alto.

Commenta qui:

Vuoi essere informato sulle ultime notizie del giorno e ricevere tutti gli aggiornamenti sui fatti del tuo territorio?

Metti "Mi Piace" sulla nostra pagina Facebook oppure "Segui @Partanna_Live" su Twitter.

Articoli correlati

Seguici su Facebook

Gli amici dell’AVIS Partanna:

ARCHIVIO DELLE NOTIZIE