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Giornata della Legalità: emozioni e considerazioni dall’aula bunker

Giornata della Legalità: emozioni e considerazioni dall’aula bunker
27 Maggio
15:00 2018

Lo scorso 23 maggio, in tutta Italia, è stata celebrata la Giornata della Legalità, data che coincide con l’anniversario della strade di Capaci. Persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e il personale della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifano. Dal 2002 il Miur e la Fondazione Falcone, si sono fatti promotori di progetti di educazione alla legalità nelle scuole, attraverso dei percorsi didattici che trovano sintesi nella celebrazione della giornata del 23 maggio e che, nel corso degli anni, hanno avuto il patrocinio di istituzioni di rilievo, quali le Forze dell’Ordine, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, la Procura Nazionale Antimafia, il Consiglio superiore della Magistratura, la Corte dei Conti. Quest’anno è stato indetto il concorso “Angeli custodi: l’esempio del coraggio, il valore della memoria”, al quale hanno aderito più di 700 scuole di tutto il Paese.

Riportiamo di seguito le parole e le emozioni che l’insegnante Massimo Trinceri, presente in questa giornata di memoria e di speranza per il futuro, ha voluto condividere con noi e i nostri lettori.

Quel giorno avevo appena 12 anni. Era il 23 maggio del 1992. Ricordo che coi miei genitori andavamo in ospedale a far visita a un parente ricoverato. La TV nella camera era accesa, io non avevo mai sentito parlare di Giovanni Falcone, ma appresa la notizia ricordo ancora chiaramente l’orrore che provai guardando quelle immagini. Ricordo soprattutto la rabbia di mio padre e il suo senso di sconforto. Lo sconforto di tutte le persone oneste che hanno sempre creduto nello Stato e nei diritti che lo stesso deve garantire.

Quel  sacrificio non è stato vano, quel giorno, così come il 19 luglio successivo, milioni di bambini della mia generazione hanno capito cos’è la mafia e quanto di sbagliato, di orribile, di insensato ci fosse in quelle logiche perverse. In quei giorni milioni di persone hanno deciso da che parte stare affrontando con sempre più coraggio e determinazione la sfida che l’organizzazione criminale aveva lanciato allo Stato e a tutto il popolo italiano.

Il 23 maggio 2018, a distanza di 26 anni, mi ritrovo a essere uomo, un uomo cresciuto nel mito dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, con gli ideali di giustizia e coraggio che il loro esempio ha sempre reso vivi e lucidi nel mio essere.

Con enorme emozione mista a commozione ho partecipato, con una delegazione U.C.I.I.M. (Associazione di Docenti e Dirigenti di cui mi onoro far parte) alla commemorazione delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, presso l’Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. La stessa aula dove i due giudici iniziarono a infliggere violenti colpi a Cosa Nostra. Vedere così da vicino quei luoghi intrisi  delle pagine più buie ma allo stesso tempo più significative della nostra storia, mi ha fatto accapponare la pelle.

La commozione nell’ascoltare dal vivo le testimonianze dei parenti delle vittime delle stragi è stata grandissima. Nonostante siano passati 26 anni e quelle testimonianze le abbia ascoltate decine di volte in televisione, ogni volta riemerge in me la coscienza del dodicenne che si inorridisce davanti a tanto odio.

Tanta strada si è fatta da allora soprattutto nel mondo della scuola.  Aveva ragione Gesualdo Bufalino quando diceva che la mafia sarà sconfitta da un esercito di maestri elementari. Educare le nuove generazioni è anche il miglior modo per onorare la memoria dei servitori dello Stato, come ha affermato la Ministra Fedeli nel suo intervento.

Tutti gli schieramenti politici erano presenti alla commemorazione a testimoniare che la lotta alla mafia non ha appartenenze politiche e deve essere perpetrata da qualsiasi governo con l’impiego di tutti i mezzi e le risorse possibili considerato che, come diceva Giovanni Falcone, la mafia è un fatto umano e come tale avrà una fine.

Massimo Trinceri

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