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Rita Atria e la verità che vive. Commemorazione a Partanna nel 26° anniversario della morte

Rita Atria e la verità che vive. Commemorazione a Partanna nel 26° anniversario della morte
24 luglio
16:03 2018

PARTANNA – Sono passati 26 anni dal giorno in cui la “picciridda” come amava definirla Paolo Borsellino pose fine alla sua vita. Rita Atria, appena diciottenne, si lanciò dal settimo piano di una palazzina di Roma. Quella casa, lontana dalla sua amata città di Partanna era diventata la sua dimora segreta, dopo che con un grande atto di coraggio un’anno prima, decise di diventare testimone di giustizia. Era il 1992, Rita aveva perso anni prima in un agguato di mafia sia il padre Vito, che faceva parte di una cosca mafiosa locale come “pacere” che il fratello Nicola il quale aveva anche tentato di vendicare la morte del genitore.

Rita aveva scelto la strada del bene, della giustizia e dopo la morte del padre e del fratello uccisi barbaramente dalla Mafia, decise di raccontare tutto ciò che sapeva sugli incontri, rivelando nomi di chi prendeva parte a riunioni a casa sua e non solo. Rita e la cognata Piera Aiello, erano custodi di molte verità rivelate da Nicola che aveva preso parte agli incontri. Piera prima e Rita poi riuscirono a fare avere ai magistrati un quadro più chiaro di quelle che erano le dinamiche mafiose di allora, anche se la verità è oggi in parte occultata.

Rita fu ripudiata dalla madre e non solo, aveva tradito la “famigghia”, gli uomini d’onore e l’omertà. La figura di Paolo Borsellino fu fondamentale per lei, che riversò in lui i sentimenti che aveva nutrito per il padre e il fratello. Era un pilastro e così una settimana dopo la strage di Via Mariano D’Amelio, Rita decide di farla finita. Poco prima scrisse:

“Nel cielo ci sono milioni di stelle in ognuna c’è un piccolo segreto, ognuna ha un lungo viaggio da compiere e una di esse la più piccola, la più lucente, la più lontana sta compiendo per me il più lento e il più lungo dei viaggi per arrivare in un luogo chiamato infinito. Proprio lì nell’infinito un giorno potrò abbracciare le mie stelle. Quelle stelle che avranno il potere di illuminare l’immensità del cielo e che nessuno potrà più spegnere mai”. “Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita… Prima di combattere la mafia devi farti un’auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici; la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino sei morto per ciò in cui credevi, ma io senza di te sono morta. Bisogna rendere coscienti i ragazzi che vivono nella mafia, che al di fuori c’è un altro mondo, fatto di cose semplici ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei non perché sei figlio di quella persona o perché hai pagato per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non ci sarà mai, ma se ognuno di noi prova a cambiare ce la faremo”.

Il 26 luglio, il Comune di Partanna e l’associazione contro le Mafie “Libera” organizzano un corteo per la celebrare il ricordo di Rita. Il raduno è previsto perle ore 16 in piazza Falcone Borsellino e attraverserà la via Vittorio Emanuele fino al Cimitero. Alle 17,30 inizierà un momento commemorativo mentre alle ore 19 nella Chiesa del Carmelo verrà celebrata la messa da Padre Antonino Gucciardi.

Nel 1996, nessuno partecipò al funerale di Rita. Ma passo dopo passo Partanna, non ha più paura e lottando col “familismo amorale” oggi celebra con orgoglio una piccola grande donna simbolo di giustizia, lealtà e coraggio.

 

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra la persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull’eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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