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Il Bar Sport Virtuale – Quando hai provato a discutere nel gruppo Facebook del tuo Paese

Il Bar Sport Virtuale – Quando hai provato a discutere nel gruppo Facebook del tuo Paese
10 agosto
13:00 2018

I social network ormai fanno parte di ogni momento della nostra esistenza e sono uno strumento utile che in certi casi ci facilita la vita. Esiste però un grosso “ma”: poiché affinchè i social network siano utili, bisogna saperli usare.

Non è solamente una questione generazionale. Indubbiamente l’età c’entra, poiché quelli della mia generazione hanno dovuto subire l’invasione buongiornista kaffèè sui social, ma spesso anche i giovani dimostrano poca intelligenza e abilità nell’uso di questi mezzi.

Fatta questa premessa, mi presento, sono Giuseppe Aiello (per gli amici Peppe) e sono un tecnico informatico, candidato al consiglio comunale durante le scorse Amministrative 2018 all’interno della lista civica “Crinelli Sindaco”, vivo e lavoro a Partanna e per fin troppo tempo ho provato a partecipare alle discussioni sul gruppo Facebook che accoglie gran parte dei miei compaesani.

Questo articolo è un mio punto di vista, una mia “avventura”, non rispecchia, né vuole farlo, la mia posizione che ricopro all’interno della società Partannese di cui faccio parte. E’ un mio spazio di approfondimento che voglio prendermi come cittadino.

“Sei di [LOCALITA’] SE…”

Quello dei gruppi cittadini su Facebook è un fenomeno su scala nazionale. Questi gruppi sono luoghi virtuali che nascono con un unico obiettivo: pensati inizialmente per radunare persone della stessa città, raccontare ironicamente modi di dire e di fare all’interno del territorio, condividere aneddoti nostalgici e vecchie foto.

Una volta esauriti gli aneddoti e gli scatti storici, tuttavia, essi sono diventati dei contenitori vuoti con migliaia di persone al loro interno. E tra segnalazioni di cani scomparsi o promozioni di eventi, i pregiudizi e le bufale hanno guadagnato terreno.

I gruppi cittadini su Facebook sono il bar di paese 2.0. Un bar Sport virtuale dove si parla, si discute del sentito dire, si dice la propria tra persone che fanno altrettanto; dove la parola di ognuno ha la stessa autorità. I fatti contano poco e il tutto è fine a se stesso. Un po’ come le discussioni sulle squadre calcistiche, su quale sia la migliore e su chi sia quella che deve vincere il campionato secondo i “professionisti tecnici” che riempiono i bar.

Noi dobbiamo ritenerci ancora fortunati. Se faccio un giro su alcuni gruppi di questo tipo (senza allontanarmi troppo, geograficamente parlando) la situazione in alcuni casi può degenerare.

Ci sono molti non-compaesani? A tanti non interessa seguire un canale informativo ufficiale del proprio comune? L’essere/essere stato del mio paese crea davvero un’attrattiva così importante da dedicarci tempo in un gruppo? Io una risposta non me la sono data, a voi l’interpretazione.

La fase del lettore pigro

Scopro i vari gruppi e decido di iscrivermi. Leggendo alcune discussioni resto abbastanza scioccato. Sia per i modi che per la futilità, alle volte, di certi argomenti. Ne parlo con amici, con conoscenti, più o meno tutti confermano le mie sensazioni.

“E il sindaco che fa?”

Ogni Comune, Amministrazione, ha problemi e criticità. Ci mancherebbe. Purtroppo però passa il messaggio che il gruppo serva come luogo di segnalazioni. Si va dai marciapiedi rovinati, passando per scritte sui muri, rifiuti abbandonati e arrivando all’erba alta.

Tutte segnalazioni utili, che servirebbero all’amministrazione sia per intervenire (dove un’emergenza lo rende necessario) sia per farsi un’idea delle priorità e delle necessità dei cittadini. Tutte informazioni utili. Peccato che finiscano nel nulla. A meno che venga vista per caso da qualcuno che abbia contatti con l’Amministrazione (magari settimane dopo la pubblicazione) o da qualcuno con un po’ di senso civico, la segnalazione resta lì. Ad accumulare commenti arrabbiati e faccine che fanno grrr.

Una segnalazione giusta e utile diventa merce da mi piace e non aiuta la ricerca di una soluzione.

Se si fosse impiegato lo stesso tempo per contattare l’ufficio tecnico, o inviato una e-mail a sindaco e assessori, la stessa segnalazione avrebbe trovato riscontro, una spiegazione e magari pure una soluzione in tempi rapidi. Non sono uno psicologo, ma secondo me il raccogliere mi piace e commenti è spesso la molla che fa scattare la pubblicazione (di stampo indignato) sul gruppo.

Non posso far finta di niente, devo rispondere, in alcuni casi devo pur far sentire una voce diversa. Comincio ad interagire ed a commentare i post.

I soliti noti

La prima cosa che ho notato è che praticamente potevo recitare a memoria i nomi dei frequentatori del gruppo. Non perché abbia passato intere giornate a studiarmeli, ma perché gli utenti attivi (in proporzione) sono pochi e sostanzialmente sempre gli stessi.

Una qualsiasi discussione attira sicuramente sempre le solite 10-15 persone. Quando arrivano molte persone, si creano sotto-discussioni di risposta o semplicemente l’argomento scotta, si raggiungono 30-40-50 commentatori. 50 persone che, in ogni caso, sono sempre le stesse.

Noi contro loro

Il clima nelle discussioni non è mai sereno, c’è sempre un senso di conflitto, di rivalità. Eppure (a parte alcuni casi) certe segnalazioni che vengono postate sul gruppo sarebbero davvero utili se recapitate alla persona giusta e, allo stesso tempo, alcune domande sono lecite e meritevoli di risposta. Perché bisogna creare questo clima?

coop migranti

Le coop dei Migranti

Retro-utopia

Con retro-utopia intendo il ricordare e glorificare un passato mai esistito. O meglio, un passato non così meraviglioso come viene descritto. “Una volta il parco era più bello”, “una volta c’era più gente al vecchio centro civico”, “una volta i bambini si divertivano di più”…

Alcune opinioni sono rispettabili: sicuramente qualcosa è cambiato in peggio e altro in meglio, altre affermazioni proprio false o esagerate, ma che, nonostante ciò, ottengono l’appoggio e il rilancio all’interno dei nostalgici online. “Eh sì era proprio così”, “Eh adesso fa tutto schifo”, “Eh ormai non c’è più l’attenzione di una volta” e via dicendo.

Conclusioni

Concludo. Con queste poche righe che ho scritto non intendo attaccare nessuno, non intendo prendermi gioco di nessuno. Penso che ognuno possa fare quello che vuole, finché non danneggi gli altri, credo fermamente nella libertà dei singoli. Se qualcuno vuole lamentarsi, insultarci (nei limiti del legale), di mostrare ciò che vuole su un gruppo Facebook o su qualsiasi mezzo può farlo, ci mancherebbe.

Ciò che non accetterò mai, ed è una mia personale crociata a cui non rinuncerò, è che si pretendano risposte serie da un organo istituzionale tramite commenti su un gruppo. Non comprendo come persone ben più mature di me, che hanno un trascorso di vita importante ancor prima dei social network, si adagino a queste piattaforme pretendendo di vivere e comunicare tramite esse. Ma come vivevate prima? Se dovevate lamentarvi con il Comune come facevate? Lo facevate al bar (vi torna niente in mente?) o proprio non lo facevate. E quindi i social vi hanno solo dato una facile via di sfogo, gratuita e senza impegno.

Il fatto che il paese sia tenuto bene è interesse di tutti. Usiamo il potere che abbiamo come cittadini, ci sono i mezzi, non riduciamoci a buongiornisti.

 

 

Appassionato di informatica sin da quando era piccolo, gli piacciono i film e le serie Tv Sci-Fi, colleziona manga e fumetti.

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