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Piera Aiello torna a Partanna dopo 20 anni e incontra gli studenti del Dante Alighieri

Piera Aiello torna a Partanna dopo 20 anni e incontra gli studenti del Dante Alighieri
18 maggio
00:17 2013

foto del libro “Maledetta mafia”

17 maggio 2013. Giornata Storica per i ragazzi dell’ “Istituto Dante Alighieri” di Partanna che, nell’ambito del progetto “Quotidiano in classe”, hanno ospitato nell’Auditorium Giacomo Leggio, la testimone di giustizia Piera Aiello e il giornalista Umberto Lucentini, autori del libro “Maledetta Mafia”.

Per Piera Aiello questo 17 maggio è un giorno importante, proprio come quel lontano 30 luglio 1991, quando a soli 24 anni, spinta dalla voglia di giustizia e di un futuro migliore per la sua bambina di tre anni decise di abbandonare la sua amata Partanna. A chi la definisce “persona importante”, risponde dicendo di essere semplicemente una “partannese DOC”, una siciliana che ha avuto il coraggio di denunciare a testa alta quell’organizzazione criminale chiamata “mafia”.
Umberto Lucentini definisce quella di Piera Aiello una delle storie più belle che abbia mai raccontato; il loro incontro risale al dicembre 1991 a Marsala, in un ufficio dei carabinieri. “Per  quei tempi -racconta l’autore– il suo ribellarsi alla mafia fu un gesto a dir poco rivoluzionario. Quando Piera mi disse che voleva scrivere un libro che raccontasse la sua storia fui subito felice e accettai, perché è soltanto attraverso la lettura che si può capire l’importanza del suo gesto e della persona che realmente è”.

Oggi Piera Aiello è una testimone di giustizia, ha una nuova identità, non può rivelarci come si chiama e nemmeno dove vive, ma l’unica cosa che ci può dire con certezza è che nel posto dove abita sente il fresco profumo della libertà, quell’odore meraviglioso che ha imparato a sentire grazie allo “zio Paolo”, il magistrato che con il suo esempio ha cambiato la sua vita.
L’autrice tiene a sottolineare che la sua testimonianza non doveva e non poteva finire in un’aula di tribunale e proprio per questo da tanti anni gira nelle scuole ribadendo ai giovani di essere coerenti, di non scendere a compromessi e ai politici raccomanda di stare al servizio delle persone, senza chiedere nulla in cambio.
Alla domanda su quanto abbia influito la presenza della figlia sulla decisione di diventare testimone di giustizia, l’autrice ha risposto dicendo che sua figlia Vita Maria è stata il fulcro della sua scelta. “La prima copia del mio libro-ha dichiarato – l’ho regalata a mia figlia perché conoscesse la mia e la sua storia, il raccontarsi non è facile, ma è giusto che si sappia”.

Gli alunni hanno anche chiesto di Rita Atria. Lei l’ha descritta come una ragazza molto forte e determinata, aveva solo 17 anni quando spinta dalla voglia di vendicare il padre e il fratello morti ammazzati scelse di raccontare tutto affidandosi alla giustizia, ma quando conobbe quell’ambiente pulito, la sua voglia di vendetta si trasformò subito in voglia di verità. Rita era una “picciridda”, così la chiamava affettuosamente Paolo Borsellino, ma aveva un vissuto di una donna di quarant’anni.
Dopo la morte di Rita, aprii il suo diario, c’era scritta una frase che non ho più dimenticato: andate in mezzo ai ragazzi e dite che fuori c’è un mondo migliore. Lei è il simbolo del dire basta”.
Piera Aiello dopo 23 anni è ritornata nella sua Partanna per passare il suo “scettro” ai ragazzi, ribadendo che sono loro il presente e proprio loro devono fare di tutto per creare un mondo pulito. “Spero che questo sia un inizio e che portiate avanti la storia di Rita Atria– ha concluso l’autrice – camminate a testa alta senza scendere a compromessi, vivete la vostra vita con coerenza e a piene mani, non abbiate paura di nessuno perché le persone oneste sono molto di più di quelle disoneste. Io ho venduto la mia casa di Partanna, ma non ho venduto il mio cuore”.

La manifestazione si è conclusa con una canzone dedicata alla donna e un lungo applauso.

 

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