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Giuseppe Aleo confermato presidente provinciale Uimec Trapani

Giuseppe Aleo confermato presidente provinciale Uimec Trapani
05 Maggio
21:37 2014
aleo

Giuseppe Aleo, presidente provinciale Uimec Trapani

Riceviamo e pubblichiamo la relazione del confermato presidente provinciale Uimec Trapani, Giuseppe Aleo, presentata durante la 5° assemblea elettiva:

Delegate, delegati vi saluto e vi ringrazio di essere presenti.

Ringrazio la presenza del segretario nazionale della Uila, Stefano Mantegazza che ha voluto onorarci della sua presenza. Ringrazio altresì Natale Mascellino, presidente regionale Uimec e il segretario regionale della Uila Gaetano Pensabene.

Questa mattina celebriamo il 5° congresso provinciale della Uimec e della Uila, ed io per la prima volta ne sono investito. Sono onorato di essere assieme a voi e fare parte di questa grande famiglia ma, soprattutto, sono particolarmente contento che due grandi Organizzazioni si confrontino condividendo un percorso comune, per valorizzare sempre di più la filiera agro- alimentare che vede assieme l’impresa agricola e i lavoratori agricoli.

La recente iniziativa intrapresa della  Uila, assieme ai partner sindacali e le parti sociali, rafforza la richiesta tra la  domanda e l’offerta della manodopera, per favorire anche l’emersione del lavoro e promuovere la premialità per le aziende virtuose che hanno a cuore le sorti dell’economia agro-alimentare.

Se facciamo un passo indietro nella storia dell’agricoltura italiana e  soprattutto quella meridionale, che ha visto protagonisti i contadini assieme alle figure storiche territoriali dei movimenti per i diritti della terra, rivediamo che gli stessi, con sacrifici,  sono riusciti ad ottenere i propri diritti soprattutto in Sicilia.

Hanno bonificato e riconvertito le produzioni tradizionali adeguandole alle esigenze di mercato di allora, malgrado, in quegli anni, si fosse disegnato un percorso che legittimava esclusivamente  la produzione per la sopravvivenza e il fabbisogno alimentare, priva di una seria programmazione economica.

Nell’ultimo ventennio invece, l’agricoltura siciliana e trapanese é riuscita a capovolgere, sostanzialmente, un sistema che ha messo in luce le produzioni tipiche raggiungendo livelli di qualità non indifferenti, quantunque l’orientamento programmatico dei Governi fosse scarso e poco lungimirante, basato esclusivamente sulle produzioni di quantità, per il facile arricchimento di grandi e potentati lobby economiche, vedi le distillerie che si sono arricchite, frenando l’avanzamento delle produzioni trapanesi timidamente affacciate nei mercati nazionali ed internazionali.

In seguito agli anni tristi della storia europea, si è raggiunto un equilibrio unitario, la nascita della comunità europea, che sotto certi aspetti doveva sorgere con un patto unitario di equilibrio economico e con pari opportunità, proprio per evitare speculazioni e concorrenza fra Stati firmatari.

Purtroppo, gli interessi nazionalisti hanno creato difficoltà di mercato, mortificando il nostro Paese che mai è stato decisivo nelle scelte programmatiche economiche agricole a livello europeo. Al contrario, ha subito dure sconfitte, e nella sua debolezza è riuscito a barattare l’agricoltura meridionale e siciliana a vantaggio dell’Industria del Nord Italia.

Un’agricoltura meridionale debole, ieri e oggi,  proprio per il baratto con altri settori produttivi economici più forti che,  rischia ancora di subire un grande esodo dalle campagne, se non si arriva a determinare un vero e sostanziale  cambiamento, valorizzando sempre di più le tipicità, esaltando il territorio, ma soprattutto trovando il coraggio di affermare l’aggregazione delle forze produttive singole ed associate per potere aggredire, con più facilità, il mercato mondiale.

Fra questi fattori non bisogna sottovalutare la questione della tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti agricoli della nostra terra anche perché, bisogna riportare un segnale di fiducia ai consumatori, stabilendo delle regole per evitare che l’agricoltura siciliana  rimanga chiusa in se stessa, ma sia aperta al confronto, incrementandola di servizi multifunzionali per avvicinare sempre di più la distanza tra la città e la campagna. 

Una filiera corta, dal produttore al consumatore, anche se limitata nella domanda ma indicativa, soprattutto perché il consumatore è coinvolto direttamente in un percorso di  mercato agricolo direttamente in azienda (per fare un esempio come le strade del vino).

Ovviamente, il Governo Regionale deve fare la sua parte inserendo nella pratica delle importazioni, delle regole precise in modo che i prodotti provenienti dai mercati esterni siano salubri, tracciabili e rintracciabili per evitare una concorrenza sleale alle nostre produzioni di qualità.

Un mondo agricolo forte, coeso e competitivo che intende svolgere una funzione di primo piano nell’economia siciliana.

Attraverso questa alleanza non si deve chiudere il ragionamento alla sola questione città-campagna. Bisogna consentire agli agricoltori di essere i veri protagonisti delle scelte, non solo all’interno della propria azienda, dove producono qualità, alimenti, ricchezza, cultura e ambiente, ma anche all’interno della propria Organizzazione di appartenenza, promuovendo e rafforzando l’interesse economico di settore, utilizzando tutti gli strumenti necessari per raggiungere obiettivi non indifferenti, per promuovere nuove forme di aggregazione, quali l’associazionismo o le Organizzazioni di produttori (OP). Forme importanti per aggregare e commercializzare i prodotti e per contrastare la frammentazione del mondo agricolo favorendo la vendita di prodotti salubri, di qualità, ma soprattutto, acquisterebbero un potere contrattuale maggiore rispetto alle iniziative singole.

Per consentire ciò, bisogna garantire, ovviamente, prezzi equi dei prodotti  agro-alimentari, assicurandone  la competitività  e reddito, ricercando, attraverso il coinvolgimento del Governo Regionale, accordi di filiera o interprofessionali che investano i produttori fino alla Grande Distribuzione Organizzata, per garantire un equilibrio dei prezzi.

Giova evidenziare che il Governo Regionale ha inserito nella Legge Finanziaria Regionale del 2010, fra i tanti articoli a sostegno dell’agricoltura, l’art. 82 limitato alla sola premialità per le aziende firmatarie di un accordo sui prezzi dei prodotti agricoli. Un articolo rilevante ma, privo di contenuti. Sta a noi avere la capacità, coraggio e convinzione di scrivere una pagina nuova dell’economia agricola trapanese e siciliana, riprendendo appunto l’art. 82 riempiendolo di contenuti, iniziando dalla individuazione della filiera lunga che parta dall’agricoltore fino ad arrivare alla GDO. Ed ecco che si presenta l’altra C, in altre parole la CONVENIENZA. Perché gli attori della filiera dovrebbero firmare un accordo sulle misure di tutela del prezzo minimo garantito? Solo se ci fossero delle agevolazioni sia per gli agricoltori che per le aziende di trasformazione e commercializzazione.

La Regione Siciliana o il Governo Italiano, per esaltare il made in sicilia o il made italiano, devono avere il coraggio e la volontà d’intervenire a sostegno di tutti quelli che firmano l’accordo (dall’agricoltore alla GDO) con agevolazioni previdenziali e fiscali per un periodo triennale. Il progetto dovrà essere monitorato semestralmente, attraverso il coinvolgimento della ricerca e della scuola. Regolamentato per evitare facili speculazioni e costituzioni di cartelli selvaggi e precostituiti. Questo progetto potrebbe essere inserito nel II Pilastro della nuova PAC.

La competitività deve avere un significato forte, che metta nelle condizioni le imprese agricole di concorrere alle stesse condizioni e con pari opportunità. Anche in questo versante bisogna creare uno strumento di garanzia o meglio una autorità di controllo dei costi.

Non è possibile assistere alle disparità tra i Paesi europei che a loro volta, indirettamente, diventano concorrenziali tra di loro, anche perché il costo del lavoro e della gestione dell’impresa agricola sono abissali. Basti pensare ai contributi previdenziali. Il nostro Paese mantiene il primato della quota in percentuale più alta d’Europa, per non parlare dei costi energetici e di trasporto.

Il Governo ha presentato un DEF deludente e miope che non ha saputo e non riesce ancora a risolvere la crisi. Una crisi che sta veramente coinvolgendo l’economia agricola drammaticamente caduta nel baratro della sopravvivenza.

La capacità di un Governo sta nel prevenire il male con pronti interventi, sia dal profilo strutturale sia sull’emergenza attenuando la crisi evitando danni inestimabili alle aziende.

Il costo del lavoro e dei contributi previdenziali hanno superato abbondantemente i ricavi.

Senza un rientro economico, le nostre aziende non potranno essere competitive e non potranno nemmeno investire, al contrario si sono e continuano ad indebitarsi.

Tutte queste premesse dovranno essere accompagnate da interventi leali da parte dagli Istituti di Credito, che con la loro politica restrittiva, dettata anche da Basilea2, espellono con facilità le aziende agricole all’accesso al credito, siano esse singole che associate. Va ricercato un patto tra banche e mondo agricolo, per dare la possibilità all’economia agricola trapanese di risorgere perché,  non merita di essere mortificata, dopo essere caduta nel baratro della sofferenza bancaria per colpa di una crisi congiunturale.

Riepilogo di un disastro economico dell’ultimo decennio.

Per rilanciare l’agricoltura trapanese occorre una nuova politica programmatica, che veda il coinvolgimento di tutti, utilizzando o meglio valorizzando le strutture presenti, Cantine sociali, cooperative e soprattutto individuare nuove strategie con l’ausilio dei distretti produttivi. Gli attuali Distretti presenti nella nostra Provincia, quello vitivinicolo e olivicolo, dovrebbero coinvolgere il vero interesse economico di settore e non altre forme che interessano poco alla filiera collettiva.

Una politica propulsiva che consenta un reale sviluppo e permetta alle imprese agricole, agli agricoltori, di operare con dovuta incisività e competitività nei mercati.

Bisogna cambiare rotta e intervenire per ridare linfa a tutti i segmenti produttivi, che stanno attraversando un periodo molto difficile e rischiano di piombare in una crisi profonda senza precedenti.  Occorre creare le giuste premesse e condizioni per progetti che assicurino a tutti i settori, principalmente quello vitivinicolo, gli strumenti necessari per riconquistare gli spazi perduti e di continuare a procedere con determinazione lungo la strada della qualità, in altre parole un reale abbraccio tra i produttori agricoli e i lavoratori.

Il disaccoppiamento del settore vitivinicolo, meglio ricordato come aiuto per ettaro, è l’esempio evidente di questo disegno perverso. E’ stato respinto, sicuramente barattato per fini e interessi ben noti. Evidente è stata l’assenza del Governo nazionale  incapace o meglio sofferente nell’ascolto, per fare un piccolo esempio, in tre minuti abbiamo dovuto spiegare le motivazioni di una richiesta di disaccoppiamento del settore vitivinicolo e alla fine, l’allora Ministro De Castro ha orientato le risorse, circa 230 milioni di euro, a sostegno dell’industria della trasformazione del mosto. Mentre, la Spagna è riuscita a sostenere le stesse nostre richieste per una porzione territoriale del loro Paese

Abbiamo contribuito a promuovere azioni unitarie tra le Organizzazioni Professionali agricole perché riteniamo che sia una necessità soprattutto per difendere il valore aggiunto dell’agricoltura, per rafforzare la capacità di rappresentanza agricola e per garantire pari diritti sociali e civili agli agricoltori e alle popolazioni rurali.

Bisogna rilanciare la concertazione, e affermo con forza, non come pratica di unità per affrontare momenti di crisi, ma come scelta politica alla quale devono essere uniformate le azioni dei Governi e i comportamenti delle Organizzazioni di rappresentanza.

Essa deve essere regolata su schemi condivisi sull’unità e non lasciata alla discrezionalità dei Governi o Parlamentari di maggioranza, che con l’ausilio di Funzionari Regionali, anziché affrontare e risolvere la crisi con interventi mirati a sostegno per il comparto agricolo, hanno istigato frange di pseudo agricoltori a scendere in piazza per frammentare e isolare sempre di più gli agricoltori organizzati.  In questo delicato momento, bisogna diffidare dei falsi profeti della risoluzione della crisi agricola, anche perché la furbizia di ogni età e ceto sociale, riesce a ingannare un settore particolarmente vulnerabile alla ricerca continua di un rimedio legislativo che gli permetta di superare una crisi, che per il momento s’identifica, proprio per gli scarsi interventi di sostegno, irreversibile.

La nostra Organizzazione ha il dovere morale di informare gli agricoltori, per esaltare i loro interessi orientandoli in percorsi e progetti comuni per recuperare la competitività, il miglioramento dell’offerta attraverso la costituzione di rapporti di filiera omogenei e per il raggiungimento comune dei mercati, coinvolgendo i distretti produttivi, riducendo i costi aziendali, possibilmente livellandoli a quelli europei, affrontando con efficacia la politica della promozione sui mercati internazionali.

Il settore vitivinicolo rappresenta l’asse portante dell’economia della Provincia di Trapani per il ruolo multifunzionale, svolto unitamente a quello intersettoriale d’approvvigionamento della filiera agro-alimentare regionale, nazionale e di committenza, per numerose attività dell’indotto che ruotano attorno alle  aziende e alle produzioni agricole. Esse costituiscono attività di grande interesse e valenza sociale, che si manifestano attraverso il presidio, la difesa, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, del territorio e delle aree rurali. C’è la necessità di rivisitare le misure agro-ambientali, penalizzanti per il settore vitivinicolo e olivicolo, ma soprattutto l’obbligo di riprendere la discussione dell’OCM vino per un suo miglioramento, rispetto alle nostre esigenze e non solo quelle del Nord Europa, adeguandolo agli altri settori agricoli, che già beneficiano d’aiuti diretti, in modo che le nostre aziende possano competere nei mercati internazionali. I principali comparti agricoli possano superare questa pesantissima e preoccupante crisi, le cui cause non sono da ricercare in uno stato di crisi congiunturale, ma in quell’insieme di ritardi nelle dotazioni infrastrutturali, nelle scelte di politica agraria e negli investimenti interni ed esterni alla Regione e alla stessa Unione Europea. La trasformazione della lira all’euro, per esempio, non ha portato all’economia agricola nessun vantaggio rispetto ad altri settori produttivi, di servizio e commerciali.

La globalizzazione dei mercati, l’allargamento dell’UE, il sostanziale avvio dei processi d’apertura dell’area di libero scambio del bacino del Mediterraneo, gli indirizzi politici  affermati con la riforma della PAC (politica agricola comunitaria), la modifica della dinamica dei consumi, i processi di delocalizzazione  produttiva, non sono stati governati da idonee politiche d’accompagnamento e di supporto, necessarie per fronteggiare le nuove sfide delle aziende agricole trapanesi.

Per salvaguardare il ruolo, la funzione e la prospettiva stessa dell’agricoltura siciliana e trapanese, si rende indispensabile e non più rinviabile l’attuazione d’interventi capaci di determinare condizioni di pari opportunità, di concorrenza e competitività con le altre agricolture europee; del bacino mediterraneo, dei Paesi del Sud dell’America e del continente Asiatico, attraverso il superamento dei problemi legati alla sua insularità, e la definizione di regole, competenze chiare per l’attivazione di misure, che tutelino le produzioni regionali e garantiscano, i consumatori sulla sicurezza alimentare, attraverso controlli che si riferiscono alle norme sulla qualità, ai residui di fitofarmaci e alla destinazione finale sui prodotti provenienti dai paesi terzi.

Per migliorare la grave crisi che sta investendo la nostra economia, è auspicabile un intervento immediato per sostenere l’impresa agricola al superamento di un disastroso ciclo economico.

Un nuovo patto tra agricoltura e società civile, tra agricoltura e politica, ma, soprattutto un nuovo patto che veda l’unificazione del mondo agricolo con l’affermazione dell’agricoltore che deve assolutamente essere protagonista per il futuro dell’agricoltura siciliana e trapanese.

Uniti per vincere una grande battaglia, ma soprattutto per riscattare questa economia agricola ancora zoppicante che ha veramente bisogno di tutti, escludendo nessuno. Bisogna presentare una rinnovata e maggiore efficienza dei gruppi dirigenti provinciali,  coinvolgendo sempre di più gli agricoltori, rafforzando, all’interno del sistema Uimec le aree tematiche produttive. Non dimentichiamo che anche al nostro interno bisogna creare un collegamento altamente professionale per dare risposte immediate  orientando i nostri associati nelle giuste scelte.

Rafforzare i servizi utilizzando, per sostenere l’impresa agricola, il Consorzio Fidi per un facile accesso al credito; il consorzio di difesa per tutelare le proprie produzioni e il Consorzio di Qualità per tutelare e valorizzare le produzioni di tutti i segmenti produttivi, sarà l’obiettivo primario della nostra Organizzazione perfezionarli entro la metà del 2015.

La sede provinciale dovrà dotarsi di un sistema di servizi, finora non utilizzati, ricercando entrate dirette che gli permetteranno di potenziare ed esaltare le professionalità presenti all’interno della nostra organizzazione.

L’auspicio della nostra famiglia è di rafforzare sempre di più la UIMEC sperando, se semineremo bene, entro il prossimo biennio di toccare la soglia di oltre 4 mila iscritti.

Giuseppe Aleo

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