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Marsala: rapinarono il Montepaschi di Siena di Berbarello, arrestati dai Carabinieri

Marsala: rapinarono il Montepaschi di Siena di Berbarello, arrestati dai Carabinieri
08 giugno
09:13 2015

I Carabinieri della Stazione di Petrosino, diretti dal Lgt. Maurizio Giaramita, dopo una lunga ed articolata attività di indagine, hanno arrestato due pregiudicati palermitani, Vercio Pietro (a sinistra nella foto), di 37 anni, e Torretta Federico (a destra nella foto), di 34 anni, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione, rispettivamente, della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, emessa dal Tribunale di Marsala – Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari per il reato di rapina aggravata in concorso.

Nel dettaglio, infatti, il 28 agosto 2013, i militari dell’Arma sono intervenuti per una rapina commessa alla filiale del Montepaschi di Siena, che all’epoca era situata in c.da Berberello sulla via Mazara: due malviventi, a volto scoperto poiché uno indossava degli occhiali da vista e l’altro un cappellino che comunque non ne nascondevano il viso, sono entrati nella banca e, mentre uno teneva sotto controllo i clienti e gli impiegati, l’altro ha scavalcato il bancone e, con una forbice sottratta ad un cassiere, ha forzato il cassetto in cui era custodito una parte dell’incasso della giornata, portando via circa 16.000 euro. Terminata l’azione delittuosa, i due malviventi hanno intimato al cassiere di sbloccare la porta d’ingresso e sono fuggiti a bordo di un veicolo, di cui non si riuscirono ad individuare targa o modello

Appena ricevuta l’allarme, pertanto, i Carabinieri sono immediatamente giunti sul posto ed hanno effettuato i rilievi tecnici del caso al fine di individuare tracce utili per il prosieguo delle indagini. Sono state, quindi, repertate le impronte lasciate dal malvivente sul bancone ed acquisite le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza della banca, da cui sono stati estrapolati dei preziosi fotogrammi che hanno confermato l’impianto fattuale ricostruito nonché hanno fornito delle precise indicazioni sulle fattezze dei malviventi e sugli indumenti indossati. Sono stati, poi, ascoltati minuziosamente i testimoni presenti alla rapina i quali, oltre che descrivere con precisione i due malviventi, hanno indicato anche che probabilmente non erano del luogo poiché parlavano con un’inflessione dialettale palermitana Tali attività hanno, quindi, consentito di restringere la cerchia dei possibili autori della rapina e si sono rivelate fondamentali per l’arresto dei due rei in trasferta, consentendo di orientare le attività su soggetti dell’area palermitana dediti ad analoghi reati.

E dunque, da un lato, l’analisi delle impronte acquisite effettuata dal R.I.S. di Messina ha incastrato Vercio Pietro, essendo risultata compatibile con altre impronte rilevate nel corso di precedenti fotosegnalamenti, poiché lo stesso è gravato da numerose condanne irrevocabili per reati della stessa indole: visto infatti che questi, residente a Palermo, non è risultato avere un conto corrente presso quella filiale o essere cliente a qualunque titolo, non ci sono stati dubbi per gli inquirenti sul fatto che l’impronta fosse stata lasciata nel corso dell’azione delittuosa.

Dall’altro, invece, una volta confrontate le effigi fotografiche dei due pregiudicati con i fotogrammi estrapolati dalle telecamere della videosorveglianza, le stesse sono risultate estremamente sovrapponibili.

Tutti queste risultanze, sommate tra loro, quindi hanno permesso agli investigatori di trarre degli elementi inconfutabili per giungere in modo certo all’identificazione dei due rapinatori ed ottenere, grazie al quadro probatorio fornito, il provvedimento restrittivo emesso dall’A.G. lilybetana su richiesta della Procura della Repubblica, in virtù del quale i due malviventi sono stati tratti in arresto.

Vercio Pietro e Torretta Federico, espletate le formalità di rito, così come disposto nell’ordinanza di applicazione della misura cautelare in argomento, sono stati ristretti rispettivamente presso il carcere Ucciardone di Palermo e la propria abitazione sita nel medesimo capoluogo siciliano, in regime di arresti domiciliari con braccialetto, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Marsala.

Testo integrale

Compagnia Carabinieri Marsala

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