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Pietro “Aronte”, un eroe senza medaglia

Pietro “Aronte”, un eroe senza medaglia
14 gennaio
09:30 2018

Pietro “Aronte” sprofondato in un letto di ospedale, gravemente ferito, si sarà certamente chiesto pima di morire se proprio questo meritasse per quanto aveva cercato di fare.

Rispondergli sarebbe stato arduo; la nostra risposta, il nostro giudizio, sarebbero andati ben oltre le nostre umane possibilità e competenze. Avremmo dovuto avere invece il dovere sacrosanto di ricordare ed onorare questo squisito atto di fede, questa splendida verità.

Quella notte fatale Pietro è fuori dal centro abitato con la sua famiglia e con tanti, tanti altri. Ad un tratto intuisce e poi sa con certezza che due vecchietti, Vincenzo Pace e la moglie, suoi vicini di casa ed ambedue quasi ciechi, sono rimasti nella loro abitazione. “Sono due poveri vecchi ciechi e non possono, da soli, venir fuori; sono là appena dopo la prima curva: via Calvario è vicinissima”. Pietro pensa, e prova una profonda pietà. Ha come un peso sul suo cuore generoso e sente prepotente ed inarrestabile, il bisogno di intervenire.

Lascia la sua giovanissima famiglia, lascia tutti e, solo, vola con encomiabile slancio verso il suo obiettivo, per la sua missione d’amore. Si arrampica sulle macerie, entra faticosamente nella casa semidistrutta trova i due vecchietti spaventati, li esorta, li incoraggia, li aiuta e li guida.

Si avviano tutti e tre per le scale ormai pericolanti, stanno per venir fuori… ma, un ulteriore forte sussulto sismico fa rovinare su di loro tetti e muri già in bilico per le precedenti scosse. I vecchietti muoiono subito mentre Pietro, gravemente ferito, viene recuperato, poco dopo, da altri soccorritori ed avviato in ospedale dove anche lui muore tra sofferenze atroci.

Una giovanissima vita perduta in una generosissima missione.

Un grido di amore fra tanti di dolore.

Ogni anno e per dieci anni, nella ricorrenza di quel tragico gennaio ’68 si sono rievocati fatti e circostanze, si sono distribuite medaglie e riconoscimenti, ma non ci siamo mai ricordati di Pietro “Aronte”.

Un esempio di cristiana solidarietà e di altissimi sentimenti che non abbiamo avuto il coraggio di ricordare a noi stessi.

Tratto da “Addio Gibellina” – Luglio 1977 di Leonardo Cangelosi

 

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