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Storie di giustizia e di mafia, il sequestro di Luigi Corleo

Storie di giustizia e di mafia, il sequestro di Luigi Corleo
21 Maggio
10:31 2018

Quella del vicequestore Giuseppe Peri, dirigente del commissariato di Alcamo durante gli anni ’70, è l’ennesima storia di uomo che ha lottato per il proprio paese, contro quello che era allora (ma lo è ancora oggi) uno dei mali peggiori della società, la mafia. Era sempre stato ritenuto un uomo ligio al dovere, che si impegnava in tutte le indagini che svolgeva, ricevendo anche diversi encomi. Tutto cambiò improvvisamente quando Peri cominciò ad indagare sul sequestro di Luigi Corleo scomparso nel 1975. Quello che rende diverso questo sequestro, da quelli che si verificavano, purtroppo, frequentemente a quel tempo, era il fatto che Corleo fosse il suocero di Nino di Salvo, che insieme al cugino Ignazio, era fortemente legato al mondo mafioso, tanto che sono tra gli imputati al maxiprocesso di Palermo. I due cugini, entrambi uomini d’onore erano dei potenti esattori delle tasse per la Sicilia. Già durante i primi anni sessanta circolano voci attorno alla loro figura, ma mancano prove e testimonianze ad avvalorare questa tesi. Dobbiamo aspettare il 1976, quando Pio la Torre e Cesare Terranova, scrivendo un rapporto alla magistratura, accusano la DC trapanese di essere, completamente, nelle mani dei Salvo, che insieme a Lima e al capo della cupola Bontate, avevano creato un vero e proprio gruppo di potere.  I rapporti però con Cosa Nostra non sono stati sempre idilliaci, ed è da qui che scaturisce il sequestro di Corleo. Nel 1975, andando contro il “dictat” di non eseguire sequestri in Sicilia, i corleonesi rapiscono proprio il suocero di Nino di Salvo, dichiarando apertamente guerra contro il gruppo mafioso palermitano, mandando questo messaggio: «Gli affari, quelli grossi, devono passare anche dalle nostre mani».

Trovandosi di fronte il quadro appena descritto, il vicequestore Peri comincia un’indagine capillare, che oltre al caso Corleo, lo vedrà interessarsi anche a sette omicidi, tra cui quello del giudice Occorsio e quello del procuratore generale di Palermo, Scaglione, e al disastro aereo avvenuto nel 1972. Proprio riguardo quest’ultimo episodio i punti oscuri sono molti. Il volo in questione è il DC8 dell’Alitalia partito da Fiumicino, schiantatosi contro una montagna, nel momento dell’atterraggio a Punta Raisi. Le vittime furono ben 115.

L’allora commissione d’inchiesta chiamata a scoprire le cause del terribile incidente però, nel giro di due settimane archiviarono il caso, attribuendo la responsabilità ai due piloti (che peraltro vantavano anni e anni di esperienza), arrivando addirittura a diffamarli, dicendo per esempio che uno dei due aveva assunto sostanze stupefacenti, notizia poi smentita dall’autopsia. Peri notò però altre stranezze, per esempio come nessuno prese in considerazione le dichiarazione di molti testimoni, che avrebbero visto l’aereo già in fiamme prima della schianto, o di come all’interno del suddetto aereo fossero presenti due figure importanti, il Magistrato Ignazio Alcamo («che aveva deciso di mandare in “soggiorno” obbligato il più importante costruttore edile di Palermo»), e il tenente colonnello della Guardia di Finanza, Antonio Fontanelli (esperto in indagini sul riciclaggio, destinato al comando del Gruppo di Palermo). Strane coincidenze che non finiscono qui, ma che portano Peri ad individuare l’esistenza di una potente organizzazione, capeggiata da figure insospettabili, provenienti dagli ambienti politici più importanti, dedita al sequestro di persona, richiedendo riscatti altissimi, con fini eversivi, che si serviva degli uomini mafiosi siciliani e calabresi. Cominciarono così ad arrivare minacce, riuscì a scampare anche ad un attentato (si accorge infatti che qualcuno gli ha svitato i bulloni della ruota sinistra dell’auto), ma quello che più lo delude, è il non essere ascoltato e creduto. Il suo stesso questore descrive il suo rapporto alle autorità come “farneticante”. Viene trasferito prima a Messina poi a Palermo, a combattere con le cartacce, abbandonato a se stesso. Passerà gli ultimi anni della sua vita amareggiato, fumando centinaia di sigarette al giorno, fino a quando il 1° gennaio 1982 non viene stroncato da un infarto. Solo grazie alle ricerche svolte dalla sorella di una vittima dello schianto di Montagna Longa, dopo trenta anni, il rapporto di Peri è oggi disponibile on line, portando alla luce, e anticipando di molto i tempi, il sordido rapporto tra Mafia e Stato.

Per scoprire più dettagliatamente la storia e le indagini di Giuseppe Peri vi rimandiamo a questo link:

Il circolaccio.it, montagnalonga.com,  docstoc.com

foto pinterest

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