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Salemi, il “Romance della luna” di Lorca tra gli stralci della realtà gitana

Salemi, il “Romance della luna” di Lorca  tra gli stralci della realtà gitana
30 luglio
20:48 2018
SALEMI – Due spettacoli a confronto la sera del 27 luglio al castello di Salemi. Il secondo dal titolo PORQUE YO ANTES DE TODO SOY MUSICO non poteva che aprirsi con l’omaggio al primo, facendo riecheggiare la parola LUNA all’interno delle sale dell’edificio normanno-svevo, per poi dissolversi tra gli sguardi stupefatti e compiaciuti degli spettatori.
Un trio di eccellenze come Francesca Martino, Patrizia D’Antona e Paolo Romano si è cimentato nel proporre agli invitati gli stralci della realtà gitana, tanto cara a Federico García Lorca.  La esuberante genialità artistica di uno dei maggiori esponenti della Edad de Plata della letteratura spagnola, ha impregnato la serata con un’ottima dose di eccellenti interpretazioni giullaresche, accolte con lo stesso entusiasmo che nell’epoca della generazione del’27 manifestavano gli spettatori dei suoi pièce teatrali, per lo più amici e studenti universitari, che si inchinavano dinnanzi l’ethos del mondo gitano di Andalusa.
“Romance della luna” è una delle più drammatiche poesie racchiuse nel “Romancero gitano” in cui Lorca conferisce un ruolo rilevante alla Luna, non a caso presente in moltissimi altri componimenti. È la storia di un bimbo intento ad osservare la Luna piena in una notte tranquilla, che termina con una svolta tragica adoperata da questo grande poeta, drammaturgo e regista teatrale per esprimere tutta la sua frustrazione e la paura della morte. Ottima interpretazione quella di Patrizia D’Antona, voce narrante di forte efficacia espressiva e con intensità tale da sembrare voluto il suo elegante “inciampare” nei giardini fioriti. Non da meno la voce evocativa e gioiosa di Francesca Martino che, dopo aver maturato l’esperienza sul palco del Teatro Massimo, si dedica al recupero della sua vecchia passione, spinta dalla necessità di proiettarsi nella dimensione underground e dal bisogno di creare un rapporto differente con il pubblico – un obiettivo pienamente raggiunto per chi l’ha vista abbracciare con tenacia un tamburo a cornice muto, lo strumento strettamente legato alla tradizione musicale popolare. La regione del sud della Spagna di cui Lorca è originario vanta di una ricca tradizione di canti e ballate popolari. Lo strumento per eccellenza per accompagnare i suoi testi, considerando le sue origini andalusane, è la chitarra che diventa protagonista di numerose delle sue poesie. Con Paolo Romano, a ritmo di dolce e coinvolgente suono della chitarra classica, la “regola del diciotto” sembrava di essersi ammorbidita tanto da scivolare dentro il corno che, a sua volta, restituiva gli accordi mescolati allo “scruscio” delle onde con il loro spettacolare andare e venire. Non saprei quale dei due spettacoli di quella sera si potrebbe reputare migliore. Erano entrambi unici,  irripetibili e di una durata limitata, tutti gli elementi che conferiscono alla serata un valore esclusivo e incomparabile, di soave raffinatezza e impareggiabile fascino della Luna perché
“Quando spunta la luna
tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.
Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell’infinito”.
PAULA GNIDZIEJKO

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