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Viadotto Morandi di Agrigento. L’assessore Tusa: “Sarebbe meglio abbatterlo”

Viadotto Morandi di Agrigento. L’assessore Tusa: “Sarebbe meglio abbatterlo”
31 agosto
10:02 2018

L’Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana Sebastiano Tusa esprime le proprie valutazioni sul Viadotto “Morandi”, un ponte progettato nel 1966 e chiuso dall’Anas nel 2017 proprio a causa dello stato di degrado delle sue componenti. Il viadotto lungo diverse centinaia di metri, collega il centro di Agrigento a Villaseta, fino ad un passo dalla casa natale di Pirandello, sulla via che conduce a Porto Empedocle, la Vigata di Montalbano. Per anni il ponte è stato criticato da ambientalisti, architetti e altri professionisti anche per l’impatto ambientale che esso generò in contrasto con la Valle dei Templi. L’abbattimento del ponte oltre a ridare decoro alla valle, farebbe si che con validi percorsi alternativi  si possa godere appieno delle meraviglie paesaggistiche del territorio senza dimenticare che ciò produrrebbe anche un abbattimento dei costi. La ristrutturazione del ponte oggi costerebbe 30 milioni di euro. Di seguito la nota assessoriale:

«La recente tragedia di Genova ha scosso le coscienze di gran parte degli italiani di fronte all’impossibilità di accettare che, in un paese tecnologicamente avanzato, si muoia per l’incuria e la disorganizzazione di vasti settori dell’apparato statale e privato che non riescono ad effettuare normali controlli e ordinaria quanto necessaria manutenzione. Ha scosso anche la coscienza di tanti Siciliani che, in virtù della tragedia genovese, hanno rivissuto i tragici giorni della frana di Agrigento che dal 19 luglio del 1966 cambiò il volto della città dei templi innescando una serie infinita di battaglie politiche e giudiziarie. In tale contesto rivive anche la memoria delle polemiche che insorsero quando nel 1970 venne costruito il viadotto che collega la città con il quartiere di Villa Seta su progetto del medesimo ingegnere Riccardo Morandi. Opera ritenuta utile per collegare gli sfollati della frana alla città, ma offensiva del paesaggio e dell’integrità di una corretta visione e godimento della città antica con la sua splendida collina dei templi. Da allora molti, seppur taluni in malafede, definirono l’opera un “abuso di Stato” ben più grave ed invasivo delle decine di abusi edilizi privati perpetrati nella valle.

Oggi i luttuosi fatti di Genova, che hanno visto tra le vittime due giovani siciliani, riaprono quella ferita non tanto, fortunatamente, perché potenzialmente dannosa per l’incolumità dei cittadini, quanto perché, grazie a una diversa sensibilità si può con pacatezza valutare l’esistenza futura di un siffatto manufatto. Il viadotto, com’è noto, è stato accortamente chiuso nel 2017 proprio per la constatazione del suo stato di degrado. A tal proposito è bene ricordare che la spesa prevista per la sua ristrutturazione si aggirerebbe sui 30 milioni di euro. Anche sulla base di tale constatazione ma soprattutto sulla evidente invasività dell’opera che deturpa il paesaggio della Valle sia visivamente sia direttamente incidendo con i suoi piloni su aree archeologiche ricche di testimonianze della città antica, si pone il quesito se non sia meglio abbattere del tutto il viadotto.

E’ fuor di dubbio che la sua rimozione darebbe respiro visivo ed una più esaustiva e bella visione della Valle da più punti di osservazione. E’ evidente che si tratta di una scelta non facile che deve prendere in considerazione anche il benessere dei cittadini evitando disagi nella circolazione tra le varie parti della città e nel collegamento con Porto Empedocle. Sono certo però che di valide soluzioni alternative se ne potranno trovare anche a costi minori, con il vantaggio indiscutibile di ridare decoro paesaggistico ad uno dei luoghi più belli ed evocativi del Mediterraneo. Si tratta di scelte che vanno inserite in un contesto regionale ben più ampio, nell’ambito di quella opportuna e tempestiva attività di verifica che il Presidente Musumeci ha intrapreso con grande sensibilità e senso di responsabilità.»

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