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Festival del cinema archeologico

Festival del cinema archeologico
04 agosto
17:17 2014

premiazione

Lorenzo Daniele di Augusta ha vinto la quarta edizione del Festival internazionale del cinema archeologico, promosso in collaborazione con la Fondazione Museo civico di Rovereto e la rivista specialistica “Archeologia Viva”,  con il patrocinio del Comune di Castelvetrano. A Daniele il sindaco di Castelvetrano Felice Errante ha consegnato il “Premio Selinon”, la riproduzione di un tetradramma selinuntino in argento opera della Morpier di Firenze. La tre giorni di proiezioni si è tenuta presso il Campus archeologico museale di contrada Manicalunga a Triscina, considerata la periferia dell’antica città di Selinunte, dove sono state effettuate campagne di scavi su una necropoli. Quella di Selinunte è una delle poche appendici della rassegna internazionale che si organizza proprio nel centro del Trentino Alto Adige. Daniele ha vinto con “Occhiolà – Un Presepe dei monti Erei” che narra di Occhiolà, un borgo contadino dell’entroterra catanese, alle pendici dei monti Iblei, distrutto nel gennaio 1693 durante il sisma che si abbatté sui paesi della Sicilia sud-orientale. Tre secoli dopo, la ricerca archeologica ha messo in luce i resti di quel luogo, scoprendo tra le macerie e i detriti le tracce di una vita interrotta. Tra i reperti, un piccolo presepe modellato a mano, sigillo dell’ultimo palpito di vita del villaggio. Il film è stato prodotto nel 2011 da Fine Art Produzione in collaborazione con la Scuola di specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Catania. «Il nostro impegno in Sicilia è un’impresa davvero difficileha detto Lorenzo Danieleper la mancanza di fondi e quando un lavoro realizzato a fatica incontra i favori del pubblico per l’autore è una grande gratificazione». Al Baglio Calcara, restaurato e oggi sede dei laboratori di restauro per i reperti archeologici trovati proprio in contrada Manicalunga, il pubblico ha giudicato col voto il film più bello. I documentari in gara erano sei, tutti doppiati in italiano, scelti tra il meglio della produzione cinematografica internazionale a tema archeologico, storico, etnologico.

QUELLA SIGLA È LA FIRMA DEL FONDITORE? TUSA SVELA IL PARTICOLARE SU UN ROSTRO ESPOSTO – «V1D» è la sigla che è stata trovata unicamente all’interno di uno dei dieci rostri finora recuperati alle Egadi. Il particolare che rappresenta la vera novità nella campagna di scavi nel mare delle Egadi condotta in questi anni in 270 chilometri quadrati di mare dalla RPM Nautical Foundation, è stato svelato per la prima volta dal soprintendente del mare Sebastiano Tusa, cogliendo l’occasione dell’esposizione al pubblico al Campus archeologico museale di Triscina di tre dei dieci rostri recuperati alle Egadi. Uno dei tre è attualmente in uno dei laboratori del Cam per la pulitura. L’archeologo è intervenuto ieri dopo la premiazione del festival, per illustrare questo particolare che sino ad ora non era stato reso pubblico. «La sigla si trova all’interno di uno dei rostri ed è l’unica sino ad ora trovataha detto Tusanon possiamo escludere che si tratta della firma del fonditore. Ulteriori studi scientifici ci consentiranno di acquisire ulteriori elementi. La sigla rappresenta, comunque, un elemento unico sino ad ora mai scoperto». «L’analisi accurata del bronzo ci ha consentito di studiare la bravura dei fonditorispiega l’archeologa Cecilia Buccellato che sta collaborando con la campagna di ricercaogni rostro, dal peso medio di 180 chili, veniva preparato in un unico blocco e la presenza di poche bolle d’aria ci ha consentito di giudicare la bravura dei fonditori nel realizzare un unico pezzo in una volta». In fondo al mare delle Egadi, attualmente, rimane ancora un rostro già individuato e da recuperare. «Soltanto setacciando altre zone di mare possiamo riuscire a sapere della presenza di ulteriori reperti risalenti alla battaglia delle Egadi avvenuta nelle acque delle Egadi il 10 marzo 241 a.C. fra le navi romane e quelle cartaginesi» ha detto Tusa.

 

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