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Operazione Ermes: Matteo Messina Denaro, colpita la rete dei “postini”

Operazione Ermes: Matteo Messina Denaro, colpita la rete dei “postini”
03 agosto
10:16 2015

Esponenti di vertice delle famiglie di Cosa Nostra trapanese e presunti favoreggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro sono stati arrestati nell’operazione “Ermes” condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo. Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti nelle province di Palermo e Trapani da personale delle Squadre Mobili delle due città con il coordinamento del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e la partecipazione del Ros dei carabinieri. I provvedimenti restrittivi riguardano i capi del mandamento di Mazara del Vallo e dei clan di Salemi, Santa Ninfa, Partanna, ritenuti feudi di Messina Denaro. L’indagine si collega alle “Golem I e II” e “Eden I e II”, che avevano già colpito la rete di fiancheggiatori e parenti del latitante.

Nella notte è stata scoperta una masseria tra Mazara e Salemi che fungeva da centrale di smistamento per i pizzini del boss condannato all’ergastolo per le stragi che hanno insanguinato Roma, Milano e Firenze nel 1993. L’hanno tenuta sotto controllo giorno e notte. Con potentissime telecamere piazzate sugli alberi, con registratori nascosti sotto terra. Le intercettazioni hanno svelato che era un vecchio mafioso ad occuparsi della distribuzione dei biglietti arrivati dal latitante. Destinatari, una rete di dieci persone. E in attesa della consegna, il vecchio mafioso nascondeva i pizzini sotto un masso.

Dall’alba il gruppo degli undici fidati postini della primula rossa è in manette.

Chi custodisce più segreti è di certo Vito Gongola, u zu Vitu coffa è soprannominato. Era lui il custode dei pizzini. Oggi ha 77 anni. Dal 2012, è stato intercettato mentre telefonava al proprietario della masseria di contrada Lippone, Michele Terranova, e parlava di pecore e ricotta. Un segnale convenuto, che si ripeteva periodicamente, nel momento ogni volta per darsi appuntamento per scambiarsi i pizzini si sentiva Gondola al telefono parlare ovviamente di tutt’altro: «ho la sudda pronta» (la sudda non è altro che l’erba che si dà in pasto alle pecore), «ci sono le cesoie da molare», «bisogna tosare le pecore», «il formaggio è pronto da ritirare», «ho attaccato lo spargi concime», «ti ho messo la ricotta da parte, passi più tardi?».

Il nome di Gondola, detto Vito Coffa, fa parte di rapporti giudiziari sin dagli anni ’70. Allora faceva parte della banda Vannutelli che la mafia utilizzò, in alleanza con l’eversione di destra, per mettere a segno alcuni sequestri, come quello del salemitano Luigi Corleo e del professore universitario Nicola Campisi. Tutto scritto in un rapporto dell’allora capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Peri, che però le Procure interessate preferirono farne carta da archivio.

Oltre a Vito Gondola, sono stati arrestati: Leonardo Agueci, Salemi, 28 anni, Ugo Di Leonardo, Santa Ninfa, 73 anni, Pietro e Vincenzo Giambalvo, 77 e 38 anni, padre e figlio, Sergio Giglio, Salemi, 46 anni, Michele Gucciardi, Salemi, 62 anni, Giovanni Loretta, mazarese, 43 anni, Giovanni Mattarella, Mazara, 49 anni (genero di Vito Gondola), Giovanni Domenico Scimonelli, Partanna, 48 anni, Michele Terranova, Salemi, 46 anni.

Messina Denaro aveva imposto un sistema rigido alla sua rete di comunicazione, questo dicono le intercettazioni. «I pizzini vanno subito distrutti dopo la lettura». E la risposta deve passare attraverso gli stessi «tramiti», entro quindici giorni. In manette è finito anche un rampante imprenditore, Mimmo Scimonelli, titolare di un supermercato Despar a Castelvetrano: viaggiava spesso fra Milano e Bologna, al Vinitaly aveva anche portato la sua ultima creatura, un consorzio di produttori di vino. Faceva vita più defilata l’architetto in pensione Ugo Di Leonardo, ex funzionario del Comune di Santa Ninfa. Ma anche lui era prontissimo a muoversi quando ce n’era bisogno.

L’indagine Ermes racconta della forte determinazione nella protezione del boss latitante da parte dei suoi complici: sanno che ci sono indagini in corso ma non temono nulla, «non è che uno si…. impressiona non deve camminare più … se dobbiamo camminare dobbiamo camminare». L’arrivo dei pizzini del boss Messina Denaro è stato registrato dagli investigatori in diversi momenti del 2102, giugno, ottobre e novembre, e a marzo e giugno 2013, e a febbraio 2014; la partenza dei pizzini per il latitante attorno alla metà di dicembre 2012 e a fine luglio 2013. L’ultimo invio dei pizzini a Matteo Messina Denaro doveva avvenire a fine febbraio 2014, ma la collaborazione di Lorenzo Cimarosa, imprenditore e cugino del latitante, mise fine a tutto. Gondola, per conto di Matteo Messina Denaro, è stato sentito giudicare Cimarosa senza mezzi termini, «la sua è una pisciata fora du rinale».

(Fonte: Tp24.it)

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