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A Mazara il “modello integrazione” della fondazione San Vito Onlus studiato dal Dickinson College

A Mazara il “modello integrazione” della fondazione San Vito Onlus studiato dal Dickinson College
09 marzo
22:14 2016

Il “modello integrazione” proposto tramite i laboratori e le attività svolte dalla Fondazione San Vito Onlus è finito al centro dello studio da parte di un gruppo di 14 studenti del Dickinson College di Carlisle, comune degli Stati Uniti d’America, capoluogo della contea di Cumberland nello Stato della Pennsylvania. Gli studenti, che stanno sviluppando la seconda fase del progetto “Mosaic”, dopo le tappe di Padova, Prato e Bologna, sono arrivati a Palermo dove hanno assistito alla messa in scena di uno spettacolo con migranti e una giornata l’hanno dedicata alla visita della casba a Mazara del Vallo e allo studio del “modello integrazione” promosso dalla Fondazione San Vito Onlus. Ad accompagnarli tre docenti di storia e sociologia. «Lo scorso annospiega Nicoletta Marini Maio, italiana d’origine ma docente presso il College americanoil progetto ha coinvolto Toulouse in Francia, Malaga in Spagna e alcune città del Marocco. In questa seconda fase, invece, le tre settimane di ricerca sul campo sono state sviluppate in Italia, con interviste e raccolta dati in alcune città italiane sino ad arrivare a Mazara del Vallo». Presso la Fondazione i 14 studenti e i tre docenti hanno avuto modo di confrontarsi con gli operatori, conoscendo da vicino i percorsi di integrazione messi in atto su più livelli: il centro “Voci dal Mediterraneo” frequentato non soltanto dai ragazzi mazaresi ma anche maghrebini, il progetto “Nuovi italiani” che ha coinvolto dieci donne tunisine che hanno ora costituito una cooperativa per catering di cucina tunisina e le attività di accompagnamento per i nuclei familiari maghrebini tramite la Caritas diocesana. Su sollecitazione di uno studente statunitense, il presidente della Fondazione, Vilma Angileri, ha anche raccontato l’esperienza della prima accoglienza svolta dal sodalizio sino a qualche mese fa: «Nella nostra Fondazione i migranti sub-sahariani che abbiamo ospitato hanno trovato un ambiente familiareha detto l’Angileri con loro abbiamo creato un rapporto diretto, coinvolgendoli nelle nostre attività con un rapporto di vicinanza e amicizia». Alla platea – presente anche il vice presidente della Fondazione, Vito Puccio – ha raccontato il contesto della casba di Mazara del Vallo, il sociologo-giornalista Francesco Mezzapelle. «I nostri studenti, dopo questa esperienza sul campo, hanno acquisito una visione diversa del fenomeno delle migrazioni nel Mediterraneoha detto la professoressa Marini Maio qui in Fondazione, per la prima volta, abbiamo sentito parlare di emozioni vissute, abbiamo toccato con mano le esperienze di vera integrazione. Ecco, il nostro compito sarà quello di rappresentare agli americani il fenomeno delle migrazioni nel Mediterraneo diverso da quello che ci viene proposto dai media». Nei locali della Fondazione i 14 studenti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con gli allievi del centro “Voci dal Mediterraneo” e con alcune donne tunisine della cooperativa “Nuovi Italiani” che hanno offerto dolcetti maghrebini e thè verde con pinoli.

Max Firreri

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