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Caritas diocesana, è nata la prima “unità di strada”: si occupa delle prostitute

Caritas diocesana, è nata la prima “unità di strada”: si occupa delle prostitute
26 ottobre
14:14 2016

Nella Caritas diocesana è nata la prima “unità di strada” che si occupa delle prostitute e del traffico legato proprio a questo mercato. La costituzione è avvenuta dopo che, il 18 giugno si è svolto il 1° Convegno diocesano di sensibilizzazione sulla situazione dello sfruttamento delle donne trafficate per la prostituzione e dopo che proprio la Caritas ha organizzato un corso di formazione. L’unità si occupa di avvicinare le donne, spesso troppo giovani, che vediamo sulle nostre strade, in attesa di un cliente. «Entusiasmo o incoscienza, senso materno o pietà, compassione o indignazione, spesso si alternano sentimenti contrastanti durante questi brevi incontri, che si susseguono ogni settimana, con due o tre volontari, a turnospiega suor Luisa Bonforte nella sua testimonianza per Condividerenoi offriamo una relazione personale e uno spazio significativo di incontro alle donne che accolgono la nostra presenza lì con loro». L’intervento di strada vuole offrire un servizio a bassa soglia che si fonda non solo su una logica preventiva e contenitiva del disagio, ma che possa anche promuovere i diritti della persona alla salute, alla socializzazione e a disporre di libertà e di opportunità alternative alla prostituzione. «Cosa succede in questo incontro? Succede che il nostro sorriso e il nostro saluto sono molto graditi, dice ancora suor Luisa; è un saluto che porgiamo nel nome di Gesù, e ognuna di loro conosce bene il nome di Gesù, ne fa esperienza prima nel dolore e nella sofferenza e poi nella ricerca di dignità e liberazione nella sua preghiera quotidiana. Ed è gioia e commozione poter pregare insieme, anche cantando lì sul bordo della strada. Dio è lì, è lui che mi ha chiamato lì, mi ha attirato lì, per me è così, io Lo incontro così, in loro! Alla fine noi offriamo solo un poco d’acqua, un piccolo e costante segno della nostra vicinanza, e insieme ringraziamo il Signore».

Max Firreri

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