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Revoca dei contributi, sentenza del tribunale di Marsala

Revoca dei contributi, sentenza del tribunale di Marsala
21 ottobre
23:13 2016

La sentenza apre la strada a tutti quei cittadini che hanno subito l’ingiusta revoca del contributo e che oggi possono vedere riconosciuto giuridicamente il proprio diritto leso, il Tribunale di Marsala infatti ha dichiarato illegittimo il provvedimento di revoca del contributo pubblico adottato nel 2014 dalle Commissioni prefettizie che si erano occupate tra i vari compiti dell’assegnazione dei fondi per la ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma del 1968. Infatti la Commissione prefettizia insediatasi dopo lo scioglimento del comune belicino avvenuto nell’Aprile del 2012 aveva dettato tempi rigidi per il completamento dei lavori ed il rinnovo delle concessioni edilizie scadute, pena la revoca del termine fissato. Così era accaduto ad un cittadino salemitano che si era visto revocare il contributo spettante per avere chiesto la richiesta di rinnovo della concessione qualche giorno dopo la scadenza del termine. Il Tribunale di Marsala con il giudice Pizzo ha accolto in toto la tesi difensiva, infatti come si legge nella sentenza depositata lo scorso 4 Ottobre “l’articolo 6 della 178/76 che disciplina l’erogazione del contributo per la ricostruzione post sisma non prevede alcun termine finale per il completamento dei lavori e secondo il Tribunale viola le prescrizioni di legge il provvedimento amministrativo che, come nel caso di specie, introduce termini e condizioni limitative del diritto del beneficiario originariamente non previste dalla legge stessa“. In altri termini la delibera di revoca del contributo disposta dalla commissione è illegittima, motivo per cui è stata annullata dal giudice che ha anche condannato l’Ente al pagamento delle spese processuali. Secondo l’avvocato Francesco Salvo “sussistono altri casi simili pendenti presso il Tribunale di Marsala e le limitazioni, come imposte dalla commissione, violavano la legge per cui il Tribunale non ha potuto altro che riconoscere al proprio assistito il diritto al contributo già concesso“.

 

 

 

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