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Diario delle mie letture, “A cosa servono i desideri”

Diario delle mie letture, “A cosa servono i desideri”
18 dicembre
19:11 2016

È uscito in questi giorni l’ultimo libro di Fabio Volo intitolato “A cosa servono i desideri” (nella foto la copertina del libro) e pubblicato dalla casa editrice Mondadori. Il progetto editoriale, come sembra dalla prima di copertina che riporta la scritta Untraditional, è legato alla sua ultima  esperienza televisiva, che è andata in onda nei mesi scorsi sul canale Nove, in cui lo scrittore, attore, showman bresciano interpreta se stesso nel tentativo di trovare un’equilibrata dimensione esistenziale tra Milano e New York.

Il titolo del libro è davvero bello, propone ai lettori una ricetta per scoprire le attitudini e i desideri che ognuno di noi tiene nascosti dentro di se, che Fabio Volo prende dalla sua stessa esperienza di vita. Debbo dire che chiudendo il libro alla fine della sua lettura sono rimasto un po’ deluso ma alla luce dell’esperienza fatta non ho dubbi nell’affermare che acquisterei nuovamente il libro senza tentennamenti. Le ragioni di quest’ultima affermazione stanno in parte nel libro che ho appena concluso di leggere, tra l’altro con poca fatica e poco dispendio di tempo. Fabio Volo si rivolge soprattutto ai ragazzi che spesso non sanno ricercare dentro se stessi una lista di desideri che possa aiutarli ad intraprendere la via giusta verso la realizzazione personale. L’incipit del libro è un artificio letterario interessante poiché lo scrittore milanese immagina di riprendere tra le mani un vecchio taccuino di quand’era adolescente, dove amava annotare pensieri, idee, emozioni e citazioni tratte dalle letture più belle. È un invito al lettore ad annotare aspetti della vita che lo hanno spinto a riflettere. Questa operazione, ci dice Fabio Volo, va fatta in solitudine senza paura di distaccarsi dagli altri o di lasciare il certo per l’imprevedibile.

In parte questa ultima fatica letteraria dell’artista bresciano sembra un’occasione mancata. I libri e le citazioni proposte ai lettori potevano essere integrate con il bagaglio di esperienze e letture di un quarantenne di successo che ha fatto bene in svariati campi artistici e in maniera non del tutto scontata. Il libro però ha per così dire una parte interattiva che lo rende vivo, che ci spinge a non nasconderlo in uno scaffale polveroso della nostra biblioteca, ma riprenderlo ogni volta che sentiamo l’esigenza di capire come un artista del calibro di Fabio Volo, così apparentemente leggero, quasi superficiale nel suo modo di porsi con il pubblico riesca ad attrarlo. La parte finale, infatti, è un catalogo di domande, affermazioni e dubbi che ogni tanto ognuno di noi farebbe bene a porsi per conoscere meglio se stesso.

Vincenzo Piccione

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