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TRA GLI ECHI DI STORIA…Vero Felice Monti il partigiano comunista. Il nuovo libro di Pasquale Gruppuso

TRA GLI ECHI DI STORIA…Vero Felice Monti il partigiano comunista. Il nuovo libro di Pasquale Gruppuso
14 dicembre
23:51 2017

Si terrà il 17 dicembre la presentazione del nuovo volume di Pasquale Gruppuso. Architetto, scrittore, insegnante, artista Gruppuso, dal 1967 al 1970 partecipa attivamente al centro di pianificazione territoriale del Belice. Questo suo ultimo lavoro è dedicato a Vero Felice Monti, uomo di spicco che si distinse nella lotta partigiana e per il suo carisma politico. La presentazione avrà inizio alle ore 17 nell’Auditorium del Centro Sociale.

 

Prefazione

La prima volta che ho sentito parlare di Vero Felice Monti è stato intorno agli anni ‘60. Ancora ricordo l’entusiasmo e il trasporto con cui Paolo Villafiorita ne parlava: il sindaco comunista di Salemi che aiutava i bisognosi e si prodigava per i problemi dellintera città”.

Esaltava il suo operato e poi sottolineava che era un autentico comunista progressista, che spendeva tutte le sue energie per il paese. Ventiquattro ore su ventiquattro si occupava del paese per migliorarlo e modernizzarlo.

Per la verità questi uomini di valore, prima, non erano una rarità. Quando ho deciso di scrivere un libro su Vero Felice Monti mi sono reso conto di essere influenzato dal più banale dei luoghi comuni: capire la matrice formativa a partire dal luogo dove è nato e dall’ambiente. Marsala è la città. L’ambiente è progressista con una storia ricca ed incredibile. Capace di dettare la falsariga all’entourage territoriale, provinciale e oltre. Questi erano i dati inconfutabili e inalienabili da cui partire.

Per rimanere nell’ottica divulgativa, ispirata dal partigiano Monti, uno sforzo va fatto nell’inserire questa storia locale in una visione, o meglio in un contesto globale, in un assunto strategico che non tradisca la corretta lettura degli avvenimenti internazionali e locali.

Monti, personaggio versatile e carismatico, aveva un’ottima preparazione politica, amministrativa e culturale, qualità che, in aggiunta alla grande sensibilità umana, lo rendevano straordinario e singolare. Sapeva intervenire sui tanti problemi politici e amministrativi con competenza e intelligenza, e ciò gli conferiva un prestigio notevole, tale da includerlo tra i personaggi politici più significativi dell’hinterland trapanese del suo tempo.

L’ambiente progressista marsalese in cui è cresciuto. Aveva contribuito notevolmente a modellarlo: solo così si spiegano quei profondi ideali di democrazia e di socialismo da cui era fortemente pervaso.

Con meraviglia scopro la facile accessibilità di quel mondo non del tutto  conosciuto: come se il passato si presentasse nitido e splendente attraverso una finestra da cui guardare; così con grande naturalezza vado a leggerlo oggi, senza timore di alcuna dimenticanza o rimpianto. Le informazioni apprese mi permettono di acquisire e rielaborare una conoscenza completa delle città di Marsala e di Salemi, città significative nella vita e nell’operato di  Monti. Scandagliare il suo pensiero politico, l’umanità dei suoi percorsi ed eventi, il suo modo di operare  schietto e temerario mi permettono, ancor più, di rafforzare le mie convinzioni. Così la progressista città di Marsala progressista e i suoi cittadini intraprendenti diventano  modello modellante e non intrigo dell’intima dialettica politica e umana di Monti. Marsala con la sua storia e le sue usanze; il partito Comunista costituitosi per primo rispetto a tutta la provincia; poi  le lotte operaie e contadine, che diventano una pietra focaia per produrre le scintille necessarie ad accendere l’ardore, la passione e l’entusiasmo per la politica in  Vero Felice Monti. Come per Salemi, città difficile, dove emerse e trovò espressione l’acume, l’intelligenza e la maturità politica. Non a caso riprendo la storia della città di Marsala, a partire dalla sua fondazione; scoperchio un mondo per me in parte inedito e ne rimango attratto e meravigliato. Un mondo con una valenza unica. Ed ecco spiegate  la grande passione per la politica, la vasta cultura ( se pur da autodidatta), la sua oratoria ironica e scintillante. La straordinaria curiosità per gli avvenimenti del suo tempo e la prodigiosa capacità di raccontare le idee e di “comiziare”. A Salemi, ancora adesso, tra gli anziani si parla del “sindaco comunista”. La sua figura viene ricordata da tutti, compresi i suoi avversari politici, come un modello da imitare per correttezza e concretezza: il sindaco che lottava per il benessere e la modernizzazione del paese, lottando in prima linea per la diffusione della cultura; tutto questo accadeva a Salemi, dopo gli anni ’50. In appendice al libro, l’aver approfondito l’ideologia del fascismo ha lo scopo di aprire gli occhi ai giovani, che rischiano di smarrire il libero pensiero democratico per aderire alle facili retoriche populiste. Spesso dentro l’anatomia del nuovo, mi riferisco a certi movimenti, c’è lo scheletro del fascismo più deleterio e vetusto. Oggi, purtroppo, nel mondo della rivoluzione digitale e della tecnologica avanzata, c’è la tendenza ad abbandonare la storia e la cultura; addirittura qualcuno asserisce che sono una palla al piede che impedisce di pensare al futuro e di disegnarlo con elasticità. Per dirla con il lessico orwelliano, la cultura e la storia non debbono essere tramandate e raccontate. La storia va come deve andare secondo la sua inerzia. Concetto capestro.  E’ come dire: Vito Pipitone, Giuseppe Monticciolo, Salvatore Carnevale, Sebastiano Bonfiglio e Giacomo Spatola e tanti altri martiri del nostro territorio, sono poveri disgraziati, psicopatici, si sono fatti ammazzare per sostenere le richieste dei contadini. Pazzi da manicomio! Scellerati! Vittime e carnefici di se stessi. Non hanno gustato i sapori del vivere, aggiungo io, da gradassi e da porci insaziabili. Non hanno apprezzato la vita spensierata e opportunista, non hanno accettato di vivere senza ideali politici ed etici.

Non dimentichiamo che le ondate di populismo e di autoritarismo possono annidarsi da parte di non pochi turisti della storia come nel caso della Legge 1360 (governo Berlusconi) che equiparava i repubblichini di Salò ai partigiani d’Italia attribuendo ugual riconoscimento d’onore, perché tutti combattenti. Per fortuna l’opinione pubblica, con l’ANPI in testa, insieme agli storici, agli intellettuali, al popolo democratico sono intervenuti con decisione contro questa famigerata e scandalosa operazione. Per finire, non mi stancherò mai di ripetere certi concetti che riguardano la pace, la libertà e la democrazia, anche a costo di essere prolisso e noioso.

Pasquale  Gruppuso

 


 

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