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Il nuovo volto di Messina Denaro. A delinearlo è un testimone toscano

Il nuovo volto di Messina Denaro. A delinearlo è un testimone toscano
29 marzo
16:31 2018

Qual è l’aspetto di Matteo Messina Denaro, uno dei boss più ricercati al mondo? L’immagine di Matteo Messina Denaro da anni desta l’attenzione di tantissime persone curiose di capire se le sue fattezze siano simili a quelle dell’identikit elaborato dagli inquirenti.  Proprio qualche tempo fa, uno dei suoi fiancheggiatori, Giovanni Domenico Scimonelli, guardando una sua ricostruzione sul giornale durante una conversazione con Attilio Fogazza, affermava che il boss non sarebbe mai stato catturato proprio perché il suo aspetto fisico era completamente mutato.

Oggi a rivelare qualcosa in più sul suo aspetto esteriore è un teste  toscano che nel 2006 incontro proprio il boss. Rilasciata una intervista all’Espresso, Gino come è stato ribattezzato afferma: «Matteo Messina Denaro quando l’ho visto era fisicamente robusto, di carnagione scura, i capelli mori tirati all’indietro e portava occhiali scuri». Una immagine ben diversa, da quanto afferma da quella realizzata alcuni anni fa dalla polizia di Stato: «la faccia dello “Zio” è diversa rispetto alla foto che mi fate vedere…il naso è diverso, perché è più affusolato rispetto all’identikit».

Le dichiarazioni di Gino sono piene di dati importanti che svelano un mondo di complicità diverse da quelle che fino adesso è emerso dalle indagini sviluppate in Sicilia. Sembrerebbe che lo stesso Messina Denaro, per vari interessi economici e criminali risieda di frequente in Toscana, a Pisa, spostandosi anche a Lamezia Terme dove a proteggerlo sono gli uomini della’ndrangheta.

A Pisa  il boss non va solo per “lavoro” ma anche per curare le sue condizioni di salute in una clinica di eccellenza dove è stato sottoposto anche a dialisi. Stessa cosa  è avvenuta all’estero, dove non solo il latitante avrebbe ricevuto cure mediche ma si sarebbe anche sottoposto a alla chirurgia plastica per rifarsi il volto e i polpastrelli.

Il testimone, che è in contatto con uno dei nipoti prediletti della Primula rossa, indica anche il nome falso con il quale viaggia. Ma Gino conosce tanti altri dettagli sulla vita del boss e sui suoi spostamenti che lo spingono fino in Liguria per l’acquisto di un residence tramite società di riferimento dei siciliani e dei calabresi e un appalto per rifiuti speciali al quale dovrà collaborare un’azienda legata alla ’ndrangheta.

Articolo completo sull’ESPRESSO

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