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Parco archeologico di Segesta: una discarica “autorizzata” di rifiuti tra cultura e turismo

Parco archeologico di Segesta: una discarica “autorizzata” di rifiuti tra cultura e turismo
13 luglio
17:00 2018

SEGESTA- Se da un lato molti a Calatafimi, portano avanti battaglie per la salvaguardia dell’ambiente e a favore della raccolta differenziata, dall’altro non c’è chi disdegna di trasformare in discarica l’importante area del parco archeologico di Segesta.

Decine e decine di sacchi di spazzatura sono stati depositati gradualmente in un’area del sito, senza alcuna considerazione della valenza culturale e storica del parco. Da mesi, sacchi neri e buste pieni di rifiuti non differenziati – come bottiglie di plastica, lattine, pacchi di patatine, bibite, carta igienica, assorbenti usati, flaconi di prodotti per la pulizia dei bagni – vengono depositati in un’area poco distante della biglietteria e vicino gli uffici del parco archeologico. Una montagna di rifiuti (alcuni dei quali classificabili come “rifiuti speciali”) abilmente occultata in mezzo alle alte erbacce e che a breve diventerà anche visibile ai numerosi turisti che giornalmente decidono di visitare il parco.
Dal cancello del parcheggio (stranamente chiuso al pubblico) alla discarica, una distanza di solo qualche centinaio di metri.
Intanto i cattivi odori di scarti alimentari e altri rifiuti in stato avanzato di deperimento, aiutato dal clima estivo e dalla mancanza di una qualsiasi norma di sicurezza e smaltimento, si propagano nell’aria dando il benvenuto agli ospiti, locali e turisti che si accingono a visitare l’area.

Ad oggi, all’interno di uno dei parchi più importanti d’Europa – che al suo interno ospita anche con un teatro greco utilizzato per rappresentazioni teatrali nel periodo estivo – mancano però i relativi cestini per la raccolta differenziata, infatti gli unici presenti sono quelli all’interno del bar che effettua regolarmente la raccolta differenziata. E mentre la vicina città di Calatafimi vanta una delle percentuali dei raccolta differenziata più alta, sfiorando il 70 per cento, ci si chiede chi debba occuparsi della raccolta all’interno del parco.

Accade così che giornalmente e con disinvoltura la ditta delle pulizie (incaricata dalla Regione), carichi tutti i sacchi in auto e li depositi nel luogo precedentemente indicato, facendo lievitare a dismisura la montagna di rifiuti maleodoranti vicino le case Barbaro. Le erbacce di talune zone, lasciate crescere in modo incontrollato e duramente criticate dai turisti nel libro dei visitatori del parco, diventano così la soluzione visiva per “occultare tali brutture” o per meglio dire una discarica “autorizzata”, nata, obtorto collo, da una serie di questioni tecniche tra l’Ente del Parco e il Comune di Calatafimi.

La vicenda intanto, come sottolineano gli stessi custodi del Parco, va avanti da mesi ed era già nota, spiega l’ex direttore del Parco Agata Villa, andata in pensione mesi fa.
Il sindaco di Calatafimi Segesta, Vito Sciortino, sulla questione dichiara di non avere “nulla da dire” e che “è una questione interna del Parco”.

La neo direttrice del parco Rosella Giglio, subentrata da pochissimi giorni alla guida del Parco, si ritrova in una situazione alquanto imbarazzante. “Sono stata già informata sulla problematica – spiega – e al più presto incontrerò il sindaco con il quale certamente troveremo una soluzione”.

Uno spettacolo indecoroso, frutto di una mancata organizzazione dei mesi scorsi e che oggi, in un territorio in cui si parla sempre più spesso non soltanto di rifiuti e di ecologica, ma anche di sviluppo e di turismo, risulta inaccettabile.
E così in preda ai tecnicismi, alle responsabilità rimpallate nella gestione di un sito che in questo periodo incassa in media 9mila euro al giorno, e ai guadagni probabilmente mal ripartiti, il parco archeologico che annualmente accoglie anche un importante festival culturale diventa culla di un problema che di “culturale” ha ben poco, e che potrebbe configurarsi come un proprio reato ambientale.

Si confida dunque nel dinamismo della dottoressa Giglio, nuova direttrice del Parco la quale afferma di essersi già attivata per ovviare al problema.

 

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