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Una nuova storia della libertà di impresa…di Vincenzo Li Vigni

Una nuova storia della libertà di impresa…di Vincenzo Li Vigni
13 luglio
11:00 2018

La nostra Costituzione all’articolo 41 esordisce con le parole: “L’iniziativa economica privata è libera[1]”.

Parole che riportano vivide nella nostra mente l’immagine dell’imprenditore “che organizza un attività economica, (stipulando contratti di fornitura,con il quale si procura le risorse da utilizzare all’interno del proprio processo produttivo, acquistando beni strumentali alla produzione, manodopera o beni immateriali come brevetti o marchi) per lo scambio di beni o servizi[2]”.

L’idea di fondo per il quale l’ordinamento Italiano tutela l’iniziava economica privata, è che con essa ne trae vantaggio l’intera collettività, considerando l’arricchimento dell’intero sistema economico.

Tuttavia se effettuiamo una breve comparazione tra le norme, e la realtà, si nota subito come i buoni propositi del legislatore, vengono vanificati da: Un eccesso di regolamentazione, un ordinamento che in alcuni casi, ha nel suo interno norme contrapposte, o eterni rinvii tra enti.

Queste criticità, forniscono l’immagine di un ordinamento giuridico, farraginoso ed instabile che:

1) Crea confusione tra i soggetti passivi che sono tenuti all’osservanza delle le norme,creando una situazione di illegalità, anche per il cittadino con i migliori propositi di rispetto della legge.

2) Molto spesso frenano chi vuole fare impresa, bloccando anche chi ha idee innovative, situazione questa che  spinge gli imprenditori  fuori dall’Italia.

3) Nel caso in cui sorgano delle responsabilità per erronea o mancata applicazione delle norme,si consente ai responsabili  effettuare un rimando di responsabilità ad altri enti e non subire alcuna sanzione, almeno in prima istanza, fino all’intervento dell’autorità giudiziaria,tale situazione, crea un ulteriore carico sulla macchina della giustizia statale (che ha gia i suoi problemi).

4) Crea una percezione nell’imprenditore, ma anche nei cittadini in generale, di una burocrazia dilagante, e uno Stato che non riesce a dare risposte adeguate, e soprattutto chiare.

Per completezza si sottolinea che l’articolo 41 Cost. pone dei limiti alla libertà di iniziativa economica che “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana[3]. E precisa la determinazione di  programmi e di controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Il mio auspicio è un testo unico, con delle norme generali, valevoli  per ogni impresa,che consentono all’ imprenditore di avviare la sua impresa senza la paura di essere sanzionato.

O di doversi trovare contro legge, senza la sua volontà.

Solo cosi si può spingere le nuove generazioni a fare impresa. Avere la percezione di uno Stato che realmente tutela ogni classe sociale, e si mostra vicino alle esigenze della collettività.

E’ ormai sotto gli occhi di tutti che il lavoro non si crea per decreto, è il momento di cambiare, è il momento di modernizzare, è il momento di passare dalla parte giusta della storia.

Dott. VINCENZO LI VIGNI

[1] Art 41 Cost.

[2] Art 2082 c.c.

[3] Art 41 Cost.

 

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