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Selinunte: Da Melville a Bonagiuso il dramma dei mostri

Selinunte: Da Melville a Bonagiuso il dramma dei mostri
30 agosto
10:36 2018

SELINUNTE – “ V’aspettavate Mobbidicchi e v’attruvastivu a picciridda, a nica, a bottana.” Ad esordire così, nel “ Mobbidicchi” l’ultimo lavoro del registra castelvetranese Giacomo Bonagiuso, è lei, la protagonista indiscussa dello spettacolo, Martina Calandra, che si cimenta con innata bravura nel difficilissimo ruolo principale. In questa frase, c’è tutto il senso della riscrittura di Bonagiuso, che, come ama ripetere,“ tradisce” l’opera di  Hermann Melville, dando vita ad un testo unico, incisivo e potente .

“Mobbidicchi unn’è un pisci, è a so cruci”, la protagonista non interpreta la balena bianca, il mostro perché – a moddu mostri un ci nne, lu mostru è a siccu; ed il mostro del capitano Achab, magistralmente interpretato dal marsalese Massimo Pastore, non è certo “la nica” Mobbidicchi, quella è semmai un pretesto, il mostro è il suo tormento, la sua ira, la sua imperterrita sete di vendetta. Lo sa bene, l’Achab impersonato da Pastore, che il mostro è in lui, tanto da voler morire. ”Cerca a morti u capitanu, e finilla di essiri statu tuttu chiddu c’ ha statu ‘n vita” precisa il coro di donne all’inizio dello spettacolo, in uno dei momenti più incisivi dello stesso. Sono donne che parlano ogni lingua: chi l’inglese, chi il greco, ma anche l’italiano ineccepibile del nord, e quel siciliano che padroneggia in tutto lo spettacolo. Sono  donne che Achab l’hanno conosciuto e l’hanno odiato, sono state possedute dal “ diu masculu”, loro semplici donne, picciridde insomma, bottane, proprio come Mobbidicchi “picchi a fimmina è vanesia, vacanti va”contrapposte al “masculu” – che spara e fa mattanze che tanto Dio a iddu sumigghia.Achab inseguendo la sua tragica fine scappa dall’uomo “ che è merda”, l’uomo artefice del male, dato che “ la malarìa esisti picchì esisti l’omo, unni la purtò Dio e Gisuzzu.”

Ben apprezzati e integrati alla perfezione anche gli interventi musicali di  Francesco Porto e Debora Messina, che grazie alla sua voce sublime regala alla numerosa platea momenti di pura poesia. Narratori della vicenda sono invece i due giovani attori del T.A.M. ( teatro abusivo Marsala): Alessandra De Vita nell’eccelsa interpretazione di Parsi e Giovanni Lamia che in maniera strabiliante porta sul palco l’unico sopravvissuto dell’equipaggio: Ismaele. Entrambi ci regalano un’ ode al Padre in latino, una formula di rito “ matrimoniale”  proprio alla fine, nel momento in cui “la nica” Mobbidicchi, in candido ed elegante abito bianco verrà uccisa dal capitano prima che questo si uccida. I due corpi, ormai privi di vita e coperti dal bianco e candido velo di lei risaltano tra le acque dell’Antica Salina Genna illuminate di rosso.

Il “Mobbidicchi” di Bonagiuso è dunque un testo completo, poetico e attuale ma anche difficile. È un testo necessario, oggi più che mai, per ribadire che non esistono mostri in mare, ma creature indifese, gente, negli ultimi anni, che scappa da guerra e fame, non bestie da accusare e condannare.

Altro spunto dello spettacolo la supremazia dell’uomo sulla donna, fino ad arrivare al femminicidio, piaga che attanaglia sempre più  il nostro paese. In poche parole, un testo eterno quello di Melville, che nonostante i 167 anni dalla prima pubblicazione si dimostra un’opera contemporanea che si presta a varie letture. Una riscrittura quella di Bonagiuso che andrebbe soprattutto letta per coglierne il senso più profondo, più radicato tra le pieghe di quel siciliano arcaico che si dimostra lingua teatrale per eccellenza.

Lo spettacolo è stato realizzato il 26 agosto al Santuario di Demetra Malophoros a Selinunte e il 28 agosto nell’antica salina Genna di Marsala.
di Filippo Triolo

Nato ad Erice, sono uno studente del Liceo Classico “F. D’Aguirre”. Amo l’arte, la lettura,la cultura e lo spettacolo . Credo nel giornalismo culturale in un era dominata dalla cronaca nera.

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