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“Terravutata” il nuovo laboratorio politico che va oltre la politica. L’intervista al gruppo di Salemi

“Terravutata” il nuovo laboratorio politico che va oltre la politica.  L’intervista al gruppo di Salemi
14 Gennaio
15:29 2019
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Un movimento, un contenitore di idee, un punto di aggregazione ideologica.

Il 3 gennaio 2019, grazie all’intraprendenza di numerosi giovani è nata «Terravutata», un laboratorio politico formato da giovani, con innovative idee di resilienza urbana. Alberto Patti, Salvo Mirabile, Nicola Mezzapelle, Camillo Spisso, Francesco Scimemi, Miryam Sutera sono solo alcuni dei componenti del gruppo (una trentina in tutto) e che hanno preso la parola durante la presentazione.

“Adduma” il proprio motto, accendi le idee, accendi la mente ma anche la coscienza. Si coglie la vitalità di un progetto che vuole abbracciare la città, una città in cui continuare o tornare a vivere con i propri sogni e bisogni. Nessuna candidatura o lista in vista ma tanta voglia di esprimere le proprie idee, le proprie visioni della città che possano fare da perno al futuro. Di seguito l’intervista al gruppo realizzata grazie a Nicola Mezzapelle, uno dei componenti di “Terravutata”.

Come possiamo definire questo nuovo gruppo politico e quando è maturata l’idea di darne vita?

Ci piace molto l’idea del contenitore di idee, abbiamo una struttura, molti anni di esperienza sociale sul territorio e adesso insieme all’immancabile entusiasmo che ci ha sempre contraddistinti abbiamo bisogno delle idee di tutte e tutti coloro che sentono il bisogno di vivere meglio a Salemi, che vogliono riempire sempre più questo contenitore di idee giovani e volte a garantire un futuro per una Città che rischia l’estinzione. L’idea è nata in questi anni di attività sociale, quando cominciando a lavorare sul territorio e confrontandoci con le varie amministrazioni abbiamo capito l’importanza che può avere nella dimensione cittadina l’amministrazione, constatando che spesso chi occupa ruoli istituzionali non riesce a vedere oltre quello che c’è, non si riesce spesso ad uscire da vecchie logiche politiche che ingabbiano e sopprimono ogni possibilità di superare l’ordinario spesso percepito e diffuso come straordinario. Così siccome non ci è mai piaciuto rimanere fermi a lamentarci, ci siamo detti che potevamo fare qualcosa, che dovevamo fare qualcosa”.

Di certo al gruppo non manca la linfa fondamentale al miglioramento sociale, culturale e politico del territorio. Molti di voi provengono dall’associazione «Peppino Impastato» alcuni da quella dei «Giovani di Salemi», due importanti realtà che tanto hanno dato e continuano a dare al territorio.

L’inevitabile schieramento politico che si andrà a delineare nel corso dei mesi, può inficiare, in questo territorio, le attività portate avanti dalle due associazioni? Come e con quali modalità porterete vanti la vostra battaglia culturale?

Sì, è vero, veniamo dal mondo dell’associazionismo, questo è uno dei nostri punti di forza, perché crediamo che negli ultimi anni i partiti hanno completamente perso quel ruolo sociale e mutualistico che invece oggi è sempre più colmato dalle tante associazioni che sui territori fanno un lavoro straordinario a vari livelli e colmando tante mancanze. Grazie a questo impegno abbiamo potuto sperimentare la Politica pura, quella che molte associazioni fanno promuovendo la cultura in varie forme e migliorando la città, cosa che spesso invece i partiti hanno completamente abbandonato generando malcontento e paura della stessa parola Politica che purtroppo sempre più viene associata a partiti e politici egoisti. Le Associazioni come sempre rimarranno attive sul territorio continuando ad arricchire la città di eventi senza nessuno scopo elettorale, sono la nostra scuola di politica, ma resteranno fuori da questa avventura che riguarda le amministrative, anzitutto perché i soci devono rimanere liberi di fare le proprie scelte elettorali e poi perché vogliamo preservarle dalle amministrative consci che non sarà una passeggiata confrontarsi con chi ha una visione e un modo di fare politica totalmente diverso dal nostro”.

Terravutata è un sostantivo femminile che come espresso durante la presentazione richiama la dea madre che dà vita gli uomini senza esserne sottomessa e schiava. Donne sono anche fortuna e la virtù. Lo studio dei meccanismi complessi della politica, come ci insegna Machiavelli, ci porta a pensare che in politica più che la virtù occorra fortuna e razionalità.

In sintesi per essere “persuasivi” sembra che non basta applicare un modello culturale basato sul senso del bene comune. Siete d’accordo? Terravutata di chi si farà compagna?

Crediamo che nella nostra società ci sia bisogno di più femminilità, di quel garbo materno che tutti indipendentemente dal sesso dovremmo avere nei confronti del prossimo e del mondo. Così crediamo che anche a Salemi ci sia il bisogno di più femminilità, nelle istituzioni, al bar, in piazza e ovunque. Come accennavo prima sicuramente la nostra idea di Politica pura è in contraddizione con la realtà della politica salemitana e quindi è chiaro che non basterà solamente il nostro spiccato senso del bene comune, ma avremo bisogno del supporto e delle idee di tutte quelle persone libere e capaci di sognare e immaginare un futuro fiorente per Salemi, creando le condizioni per poter permettere a tutti noi giovani di rimanere e lasciando alle prossime generazioni una città viva e non un museo a cielo aperto simile ai ruderi di Poggioreale”.

In molti si chiedono se dietro i nuovi volti di questo movimento si nascondano le vecchie volpi, è stato chiarito che così non è. Quali sono le vostre ambizioni? Perché un cittadino o un giovane dovrebbe aderire al movimento?

Il fatto che molti si chiedano chi ci sia dietro di noi è fatto assolutamente normale, perché è chiaramente impensabile razionalmente quello che stiamo facendo, ma ogni volta che qualcuno viene ad ascoltarci o ci conosce di persona capisce subito che dietro di noi come è chiaro ci sono solo molti anni di lavoro manuale ed intellettuale regalato alla collettività, anni sottratti spesso ad affetti ed interessi personali. Contiamo su tutte quelle persone che non vogliono rassegnarsi alla mediocrità e su tutte quelle che capiranno che è impensabile cambiare continuando a votare sempre le stesse persone, che è impossibile ottenere risultati diversi facendo sempre le stesse cose. Vogliamo che al centro del dibattito politico cittadino vi siano le idee giovani, che non vengono necessariamente dall’età anagrafica visto che ci sono giovani con idee vecchie e vogliamo che ci siano anche i giovani anagrafici perché è principalmente a loro che può interessare la costruzione di un futuro in questa splendida terra. Speriamo che più persone possibili supportino e aderiscano a questa nuova idea di fare politica, perché fino a quando non ci si sforzerà di guardare prima ai bisogni dei cittadini e poi ai numeri, i programmi rimarranno sempre vuoti e i giovani sempre meno coinvolti nelle sorti della città nella quale vorrebbero vivere”.

Perché la scelta di termini dialettali?!

La forza del nostro dialetto certe volte è ineguagliabile, provate a tradurre in italiano ‘Terravutata’, bisognerebbe scrivere mezza pagina per condensare quello che siamo riusciti a dire letteralmente e idealmente con una sola parola. Siamo un gruppo che non crede nei confini, ma crede molto nella forza dei territori ed è anche per questo che ci piace intercalare col Siciliano, perché sono le tradizioni che vogliamo preservare, guardando però senza paraocchi all’Europa e al mondo dove possiamo trovare amici ed esempi validi per questa città.  Il Siciliano è la nostra lingua, non abbiamo paura di usarlo, così come non ci fanno paura le altre lingue”.

Terravutata è quindi un incubatore in cui immettere i semi delle proprie idee da portare avanti insieme a coloro che credono ancora in questa città e in questo territorio e perché no, di favorire il dibattito politico-culturale cittadino.

Un progetto strategico che mira ad ampliare le conoscenze dei cittadini, sviluppando un pensiero critico con la consapevolezza di doversi migliorare, di progredire, di andare oltre l’idea di quella politica acquisita nel corso dei decenni e di dare il proprio contributo alla collettività.

About Author

Agostina Marchese

Agostina Marchese

Nata a Salemi, giornalista, ha studiato scienze politiche e delle relazioni internazionali. Crede nel giornalismo d’inchiesta e a quello di strada tra le persone e per le persone. Collabora con “Belice c’è” e ha fondato una rivista sull'eterno femminino. È stata corrispondente del Giornale di Sicilia e ha collaborato con Telejato e Report. Ama la politica, la natura e andare oltre le apparenze.

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