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Gibellina: Orestiadi, domani «Caproni» e «Titanic the end»

Gibellina: Orestiadi, domani «Caproni» e «Titanic the end»
02 luglio
12:07 2014

Titanic The End

Per il festival “Orestiadi, nel segno del contemporaneo”, promosso dalla Fondazione Orestiadi con la direzione artistica di Claudio Collovà, giovedì 3 luglio alle 21 al Baglio Di Stefano Federico Odling e Andrea Renzi mettono in scena “Caproni”, invenzione a due voci. Testi di Giorgio Caproni. Musica di Federico Odling, regia di Andrea Renzi. Produzione Teatri Uniti di Napoli. Il viaggio intrapreso all’interno dell’opera di caproni è un’escursione ad alta quota, l’aria è buona, fina e talvolta è bene sedersi a contemplare il paesaggio. Ben oltre l’occasione del centenario della nascita e il doveroso omaggio ad una delle voci più alte della letteratura italiana contemporanea, ogni giorno di lavoro dedicato alla sua poesia è un’esperienza di crescita. Fin dalla nostra prima collaborazione teatrale, per santa maria d’america nel 2004, con Federico Odling abbiamo ipotizzato una messinscena del poemetto.

La serata continua sempre giovedì 3 luglio, alle 22, al Baglio Di Stefano con “Titanic the end” sempre a cura dei Teatri Uniti di Napoli. Omaggio ad Antonio Neiwiller nel ventennale della sua scomparsa. Liberamente tratto da H. M . Enzensberger. Ideazione e regia di Antonio Neiwiller in una visione di Salvatore Cantalupo. Con Amelia Longobardi, Ambra Marcozzi, Massimo Finelli, Salvatore Cantalupo. Musiche composte ed eseguite da Federico Odling e Raffaele Settembre. Il “Titanic the end” debuttò nell’aprile del 1984 a Napoli al Teatro Nuovo per la regia di Antonio Neiwiller, dopo un intenso laboratorio teatrale durato nove mesi. Neiwiller è stato un artista geniale, un poeta costruttore di visioni fuori dai canoni tradizionali. Ha realizzato una straordinaria e innovativa riflessione sul teatro e sull’arte in generale. Trent’anni fa Neiwiller spiegava i motivi veri per cui a Beirut cadevano bombe su donne e bambini, come le ideologie nel tempo sarebbero cadute ad una ad una e come l’unica speranza sarebbe stata raggiungere il fondo perché solo a quel punto ci saremmo rimboccati le maniche e avremmo ricominciato a costruire.

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