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Diario delle mie letture, Partanna 03/09/2014

Diario delle mie letture, Partanna 03/09/2014
03 settembre
09:52 2014

attenuanti sentimentaliPartanna…

Non sempre i libri che capitano tra le mani sono come ce li aspettavamo. Il testo di cui voglio registrare una traccia in questo diario mi ha in parte deluso anche se non del tutto. Antonio Pascale, scrittore di origine casertana, è uno degli intellettuali più interessanti degli ultimi anni. Conosco di più la sua attività di pubblicista per il Corriere della Sera e i suoi articoli si sono distinti per una certa singolarità dei temi scelti e delle posizioni assunte specialmente riguardo gli argomenti della decrescita e dello smaltimento dei rifiuti. Questi stessi temi si ritrovano in parte nel suo ultimo libro pubblicato dall’Einaudi che si intitola “Le attenuanti sentimentali” perché non si tratta di un romanzo ma nemmeno di un saggio e difatti esce da qualsiasi tipo di classificazione editoriale. Non so quanto sia riuscita quest’impresa, ma è comunque lodevole il tentativo di sperimentare forme nuove di scrittura. Bisogna subito dire che questa sorta di diario sentimentale non è per nulla una novità nel campo della letteratura europea sin dai tempi di fine ottocento,basti citare “L’educazione sentimentale” di Gustave Flaubert. Il libro,nelle sue parti iniziali, presenta una scrittura brillante, uno stile moderno, il tono ironico specie nelle vicende autobiografiche. Il materiale trattato, un misto di vicende personali, fiction e temi trattati nei suoi articoli risulta alla lunga noioso e apparentemente senza un filo conduttore. L’aspetto più interessante del testo è la voce narrante. La sensazione netta che il lettore ha, è di una strabiliante somiglianza della voce letteraria di Antonio Pascale con altri intellettuali meridionali, campani e partenopei. Se vi è capitato di leggere i libri di Paolo Sorrentino, Diego De Silva, Francesco Piccolo o del pugliese Gianrico Carofiglio, vi accorgerete, forse per una vicinanza culturale e di esperienze di questi scrittori, che le voci narranti si assomigliano, il modo autoironico di trattare il mondo, le cose della vita, gli amici e la dimensione umana. Anche se quest’ultima fatica letteraria di Antonio Pascale ai miei occhi non risulta essere un capolavoro esco fuori comunque da questa lettura con uno stimolo in più a conoscere l’intera opera di questo interessante intellettuale meridionale.

Vincenzo Piccione

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