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Diario delle mie letture, Partanna 07/01/2015

Diario delle mie letture, Partanna 07/01/2015
07 gennaio
15:08 2015

Partanna…

A volte, non so se anche a voi è capitato di differire un’attività, un compito, magari piacevole perché, non lo so nemmeno io perché, la paura di una delusione, la necessità di conservare il dolce per ultimo o di mangiare la parte migliore, il centro della pizza piena di condimento con un succulento boccone finale. Amos Oz, i libri di Amos Oz, li ho annusati da tempo, ho letto ogni possibile recensione sui giornali, nei blog di internet e nelle citazioni di altri autori, ho sempre differito, ho aperto il libro di cui ora vi parlerò e poi subito ho richiuso, non perché non mi piaceva l’incipit, non lo leggevo nemmeno, era più forte di me, una voce mi suggeriva di accantonarlo e finiva quasi sempre che prendevo un altro libro, che leggevo un altro autore. Ho finito amos oz giudadi leggere “Giuda(nella foto a destra la copertina) di Amos Oz da molte ore mentre scrivo questo post, e ancora l’emozione di aver letto un bellissimo libro non mi ha abbandonato. Amos Oz è un settantenne professore universitario di letteratura ebraica di una prestigiosa università israeliana, ha scritto parecchi libri vincendo prestigiosi premi letterari ed è il più importante intellettuale ebreo israeliano a sostenere la tesi di due stati per due popoli, ebrei e arabi in una convivenza pacifica nella meravigliosa terra della Palestina.

A proposito di incipit, all’interno di questo straordinario romanzo troverete un paio di incipit che difficilmente dimenticherete. Il libro di Oz è completo, una discreta trama, una perfetta architettura dei personaggi, tre sono infatti quelli principali, la profondità dei temi affrontati, la solitudine, l’amore impossibile, il tema religioso che dal titolo, appunto Giuda l’apostolo che tradisce Gesù, sembra essere centrale. Il protagonista è un giovane israeliano, studente universitario, nei primi anni della nascita dello stato d’Israele, travolto da una serie di eventi sfavorevoli è costretto a lasciare gli studi universitari e a interrompere il lavoro di ricerca sulla figura di Gesù dal punto di vista degli ebrei e del suo controverso apostolo, Giuda. La storia è ambientata in una Gerusalemme inedita, lontana dalle immagini turistiche o dai flash di guerra che i giornalisti nei lunghi anni della questione arabo-palestinese ci hanno consegnato. Il narratore che segue passo dopo passo gli inaspettati eventi del giovane Shemuel ci regala una Gerusalemme notturna, illuminata dalla luna che risuona di echi lontani di guerra ma anche dei passi felpati di un gatto. Come se non bastasse viene abbandonato dalla fidanzata che sposa un altro. E’ costretto a lasciare il suo alloggio e trova un temporaneo ricovero presso la casa di un vecchio invalido che vive assieme ad una misteriosa quarantenne: il suo compito è tenere compagnia al vecchio assecondandolo ogni giorno nelle sue discussioni.

Pregevole è l’impostazione narrativa, Amos Oz utilizza la tecnica dell’ecfrasis, raccontando in parallelo al tema del tradimento di Giuda Iscariota altri due tradimenti. Il libro conserva il sapore di una scrittura semplice, come un pane di casa appena sfornato, libera da fronzoli, coglie solo gli stati d’animo dei personaggi che assomigliano alla terra semi arida della Palestina che è quasi deserto ma che può regalare angoli e momenti di lussureggiante primavera.

L’invito è di leggere assolutamente questo romanzo e le motivazioni che mi inducono a farlo sono parecchie ma soprattutto una: la possibilità di apprendere tramite la narrativa cose che altrimenti non avremmo mai conosciuto.

Vincenzo Piccione

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