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Processo trattativa, Tavormina: “Non ho mai saputo di contatti Ros-Ciancimino”

Processo trattativa, Tavormina: “Non ho mai saputo di contatti Ros-Ciancimino”
10 gennaio
14:11 2015

Venerdì si è tenuta l’udienza del processo trattativa Stato-mafia, in cui è stata esaminato in qualità di teste il generale Giuseppe Tavormina. Nel processo, di competenza della Procura di Palermo, i pubblici ministeri dovranno accertare le responsabilità di chi è accusato di aver aperto un dialogo con Cosa nostra, al fine di far cessare la strategia stragista messa in atto nei primi anni ’90. Tra gli imputati, oltre a boss mafiosi (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Antonino Cinà) figurano anche collaboratori di giustizia (Giovanni Brusca), ex politici (Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri), ex ufficiali del Ros (Mario Mori, Antonio Subranni, Giuseppe De Donno) e Massimo Ciancimino.

Escludo di avere mai appreso e saputo di contatti tra il Ros e Vito Ciancimino“: lo ha detto l’ex direttore della Dia, Giuseppe Tavormina, rispondendo al Pm Nino Di Matteo, nell’ambito del processo sulla trattativa Stato-mafia. “Non sapevo di questa iniziativa e mi sarei meravigliato per una attività che, per competenza, doveva essere portata avanti proprio dalla Dia“, ha aggiunto Tavormina, nell’aula bunker del carcere Ucciardone, dinanzi alla Corte di assise di Palermo.  Quindi ha confermato quanto detto in Commissione antimafia ovvero che “se avessimo saputo cognizione di ciò io e miei collaboratori che allora rischiavamo la vita avremmo fatto il diavolo a quattro e denunciato pubblicamente una situazione di questo genere”. Rispondendo alla domanda di Di Matteo se avesse rappresentato mai politicamente di eventuali violazioni dell’articolo 4 di costituzione della Dia Tavormina ha spiegato di “aver fatto presente sistematicamente al ministro dell’Interno Scotti che questo organismo, la Dia, non veniva messo nelle condizioni di operare. Nulla più”. L’ex generale dei carabinieri non ha saputo specificare se avesse o meno raccolto le “lamentele” di Claudio Martelli a proposito di una “grave insubordinazione” da parte dei Ros, a proposito dei contatti con Vito Ciancimino: “Non glielo so dire, non ricordo questo particolare specifico“, ha risposto al pm Di Matteo.
L’ex direttore della Dia ha anche confermato che nell’estate del 1993, dopo le stragi, quando era Segretario generale al Cesis, a livello istituzionale si parlava della possibilità di un colpo di Stato. “Ciampi venne insospettito da alcuni fatti. Se ricordo bene provava a mettersi in contatto telefonico con la Presidenza del Consiglio senza riuscirvi e non si capì perché in quella notte non funzionavano i telefoni. Venne fuori anche l’ipotesi che poteva esserci stata una pressione negli organi di guida del paese per cercare di contenere gli effetti negativi sull’applicazione dell’articolo 41 bis”.

L’anonimo Corvo 2?Questa notizia è completamente uscita dalla mia memoria”. Così commenta il generale Tavormina, parlando dello scritto pervenuto a diverse autorità giudiziarie, istituzionali e politiche in cui si facevano pesanti riferimenti a condotte di personalità pubbliche come l’onorevole Calogero Mannino (ex ministro democristiano, imputato in abbreviato nello stralcio del processo trattativa) che avrebbe incontrato Totò Riina. “Non ricordavo più l’episodio – aggiunge Tavormina – ho dovuto rifarmi a notizie giornalistiche. A mio giudizio non venne presa in considerazione o quasi”. “Qui deduzioni e ragionamenti servono a pococommenta il pm Di Matteo, che ricorda al teste di aver detto molto di più nell’esame risalente al 2000, quando il generale disse di aver parlato con certezza con lo stesso Mannino del Corvo 2. “Sicuramente ho parlato con cognizione di causareplica Tavorminala conclusione che avrò potuto trarre, allora così come quando lessi della vicenda, che era indubbiamente un anonimo fatto per danneggiare… ma le posso assicurare che non ricordo assolutamente cosa accadde nella circostanza in cui eventualmente parlai con Mannino. Avemmo occasione di parlarne in maniera accidentale, lo ricevemmo anche noi…”. “No, voi non lo riceveste, la Dia non venne interessataribatte Di Matteo, che poi rilancia: “Perché ne parla con Mannino?” ma a questa domanda Tavormina non sa dare risposta.

Noi, come Dia, a Palermo non avevamo strutture. C’era la notizia, anche preoccupante, di quelle minacce nei confronti di Mannino. Con Subranni parlai del fatto che si attivasse a Palermo per rintracciare il ministro e avvertirlo di questo. Lo ricordo bene questo particolare”. Rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo il generale Tavormina, nei primi anni ’90 direttore della Dia, cerca di fare chiarezza sul perché non si attivò personalmente per accertarsi se il Mannino avesse denunciato minacce ed intimidazioni ricevute. “Io non so cosa fece Subranniha dettoper quanto mi riguarda non ho fatto nulla. C’era il vice De Gennaro, a cui non escludo di aver parlato di queste preoccupazioni, che si interessava dell’attività operativa ma non avevamo strumenti all’epoca per portare avanti iniziative di un certo tipo. Non posso escludere anche di averne parlato con Parisi”. Su sollecitazione del Pm, che ha riletto alcune dichiarazioni rese nel 2000 al processo Mannino, Tavormina ha anche ricordato di alcune attività del Ros a tutela della persona dell’ex ministro. Durante la sua deposizione il generale ha anche detto di sentire per la prima volta delle dichiarazioni rese dal generale Subranni (imputato al processo) in cui si riferisce di più incontri avuti con Mannino e Tavormina in cui il politico della Dc “parlò delle accuse a lui rivolte da Rosario Spatola e chiese aiuto per dimostrare l’infondatezza di quelle dichiarazioni”. “Non ne sono a conoscenzaha detto Tavormina Poi il nome Spatola non mi dice nulla in questo momento”. Altro argomento affrontato è poi quello dell’incontro con il maresciallo Guazzelli, ucciso nell’aprile del 1992.

Mannino, pur non ricordando le parole specifiche, era preoccupato perché evidentemente erano arrivate notizie e segnali per cui riteneva che potesse esserci un rischio personale specie quando lasciava Roma e rientrava a Palermo. Io non ricordo incontri numerosi ma in uno in particolare mi accorsi che era preoccupato. Poi c’è un altro episodio dove mi preoccupai io perché c’era la notizia per cui poteva correre un certo rischio e doveva andare ad Agrigento”. In aula, seppur con diversi non ricordo, il generale Giuseppe Tavormina sta ripercorrendo il periodo in cui era direttore della Dia. “Questo colloquio avvenne sicuramente dopo la sentenza del maxi processo e se ricordo bene c’era già stato l’omicidio Lima”.
L’ex direttore della Dia ha detto di aver conosciuto Manninotra l’82 e l’83 quando mi trovavo a Torino, da quel momento iniziò un certo rapporto. Ci vedemmo anche a Roma e Mannino era già ministro. Quando lui chiamava non mi sottraevo all’obbligo di andare, non sul piano giuridico del termine, ma perché era un ministro e per me era un fatto normale”.

E’ iniziata con la testimonianza del generale Giuseppe Tavormina l’udienza del processo per la trattativa tra Stato e mafia, che si celebra davanti alla Corte d’Assise di Palermo. L’alto ufficiale dei Carabinieri, oggi in pensione, viene sentito dai pm Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia, presenti in aula. Tavormina, che sta ripercorrendo la sua lunga carriera militare, verrà sentito dai magistrati sul periodo del 1992. In particolare sulla sua conoscenza sui rapporti tra il Ros e Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo.

(Fonte: Antimafiaduemila.com)

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