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Leopoldina: Sicilia 2.0? Attenti al Gattopardo 2.0!

Leopoldina: Sicilia 2.0? Attenti al Gattopardo 2.0!
01 marzo
20:32 2015

Se oggi, accettando l’invito, fossi andato alla Leopoldina palermitana di Faraone avrei detto…

Sono l’ultimo dei militanti del PD, eppure nel 2010 alla vera Leopolda di Firenze, quella di Renzi e Civati, io c’ero.

Io c’ero, contrariamente ai tanti renziani dell’ultima ora. Contrariamente a chi oggi fa il bello e cattivo tempo in Sicilia in nome della nuova fede renziana. C’ero e sono stato tra i pochissimi siciliani a poter intervenire dal palco. Parlai, entro i fatidici 5 min., dell’allora situazione del PD regionale. Infatti, contrariamente a quanto avevano decretato le urne, il PD sosteneva il governo Lombardo con la benedizione della sua sfidante del giorno prima, la sen. Finocchiaro. Un mix purulento di gente e interessi, uniti dal potere e per il potere. Questa operazione di trasformismo politico aveva gettato nello sconforto e disorientato buona parte dei militanti dell’allora centrosinistra. Aveva altresì indignato gran parte dell’opinione pubblica nazionale.

Diverse furono le voci fuori dal coro tra i massimi dirigenti a sostenere che si stava sbagliando, Rosy Bindi in primis e tanti altri.

Ricordo ancora che quello mio fu l’intervento più applaudito di quel sabato, primo giorno della kermesse fiorentina, come tra l’altro riportarono alcuni giornali.

Poi la storia, quella stessa storia, intraprese un altro corso. Civati e Renzi consumarono la loro rottura. Renzi andò a casa Berlusconi, beatificò Marchionne e diede inizio alla mutazione. Una mutazione che solo certe pericolose esposizioni possono generare. Su questo nuovo corso Renzi è diventato ciò che è e rappresenta oggi, riuscendo a fare tutto ed il suo contrario, compreso ciò che diceva non avrebbe mai fatto.

Oggi Renzi è il segretario del PD e governa pure l’Italia, sta riuscendo a realizzare molti dei proclamati e mai realizzati progetti del centrodestra di Berlusconi. E’ riuscito a creare una nuova fede, il renzianesimo. Tutti lo vogliono abbracciare, chi perché folgorato e mosso da genuina convinzione e chi, i più, per un semplice tornaconto personale con la miserabile filosofia che “è sempre meglio saltare sul carro del vincitore” che essere coerenti.

Questo è ciò che sta avvenendo, soprattutto in Sicilia dove tutti e dico tutti, interni al PD e, specialmente, provenienti da altre storie, spesso diametralmente opposte, alcuni con vissuti politici non proprio specchiati, tutti sono diventati renziani a prescindere da cosa egli rappresenti. Della serie renziano è bello!

Naturalmente tutta gente fulminata sulla via di Damasco (interni ed esterni) che nel 2010 non era presente alla suddetta Leopolda di Firenze (e nemmeno a quelle successive) e che addirittura irrideva chi c’era e che aveva creduto in quel duo Renzi/Civati, due giovani che avevano deciso di sfidare Golia. Golia allora era rappresentato da certa classe dirigente che tutti noi conosciamo e che è stata bocciata dalla storia. Una classe dirigente che non ha saputo capire, interpretare e rappresentare il nuovo corso perché troppo autoreferenziale, vedi il successo elettorale di Grillo (un comico) e del suo movimento politico. I giovani Renzi e Civati avevano instillato in noi che c’eravamo e respiravamo quel clima una nuova speranza. Io vorrei che questa speranza non si diradasse e non si spegnesse sull’onda della montante delusione.

Sono stato dunque un renzian/civatiano della prima ora e sono orgoglioso di appartenere al filone politico-culturale della migliore DC che ha oggi nel Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la sua giusta consacrazione. Da siciliano, quale è lo stesso Mattarella, non si possono non conoscere le dinamiche e i personaggi che animano ed hanno caratterizzato la vita politica regionale. Tutto all’insegna del più estremo e deleterio gattopardismo.

E in ragione di tale consapevolezza non posso, assieme a tanti altri, non lanciare un grido di allarme rispetto a ciò che qualche cortigiano romano ha deciso per la nostra martoriata terra, ovvero l’allargamento indistinto del proprio ceto dirigente in ragione delle più ampie mire di potere.

Decisione, questa, che in Sicilia assume una valenza particolare e su cui puntare tutti i riflettori. Bisogna ragionarci seriamente, perché da noi il trasformismo e il gattopardismo sono ormai irreversibilmente dentro la patologia del potere e perché la nostra è terra di mafia. “Pecunia non olet”, la mafia tenta sempre di infiltrarsi dove c’è il potere.

Un processo politico violento, che in Sicilia oltre ad essere stato calato dall’alto viene estremizzato. Si consente di snaturare, svilire, mettere in contraddizione, non solo gli ideali di coloro i quali ancora li coltivano e ci credono, ma anche le storie, il lavoro, l’impegno, il vissuto dei tanti militanti che ci hanno messo la faccia. Ci sentiamo traditi, umiliati e disorientati rispetto al tipo e al modo di agire imposto.

Ciò se è vero nei grandi temi valoriali e nell’agire politico quotidiano dei grandi comuni metropolitani, assume un aspetto ancor più tragico nei prevalenti piccoli comuni, laddove si rischia che certe storie, certe lotte, certi valori, con simili decisioni si vengano a mischiare col loro contrario sino a venirne annullate e sostituite nella rappresentanza dell’interesse di quei vissuti collettivi.

Oggi si consuma una manovra politica messa in atto da “ragazzi” che dimostrano molto cinismo e poca preparazione, che continuano a non avere e a non voler ricercare il contatto con la base e che si sono fatti male i conti e i tornaconti.

Infatti, nel solo e cinico bilancio di chi entra e chi esce non credo ci sarà tutto questo saldo positivo, con l’aggravante che chi esce, e uscirà, sono militanti che hanno creduto sino alla fine all’idea di un PD nuovo, diverso, migliore e popolare che salvaguardasse le proprie radici e i propri valori. E anche quando questo PD non è potuto essere tutto ciò a causa di certa pessima dirigenza politica che si è perpetuata nel tempo, tali militanti hanno continuato a credere in quell’idea di PD buono e a battersi per l’affermazione di essa, testimoniando ogni giorno in mezzo alla gente, con la propria opera, la buona ed onesta politica, migliore di chi in quel dato momento la rappresentava.

Questo è stato fatto contro il cuffarismo. Questo è stato fatto contro il lombardismo e contro chi, anche all’interno, tali sistemi sosteneva in nome di tutti, senza però aver sentito tutti, fregandosene di coloro i quali non si piegavano in nome dell’interesse particolare.

Chi entra, invece, sono prevalentemente gli stessi che dell’entrare ed uscire da qualcosa ne hanno tratto sempre un vantaggio personale. I mestieranti della politica che oggi con l’ennesima operazione di trasformismo si sono ritrovati sul nuovo carro del vincitore pronti a coglierne tutti i vantaggi tenendosi sempre pronti a saltare sul prossimo quando quello targato Renzi avrà terminato la propria spinta propulsiva.

Francamente, pur non avendo un’idea chiusa di partito, questo non è quello che avevamo immaginato e soprattutto non è quello che avevamo sentito per lo sviluppo della nostra terra.

Come si può pensare che a risollevare la Sicilia possano essere coloro i quali hanno contribuito ad affossarla, ad umiliarla e a mortificarla spolpandola fino all’osso?

Come si può pensare di chiedere i sacrifici ai siciliani in nome di un nuovo PD quando si permette la transumanza a coloro i quali non si sono degnati nemmeno di fare un minimo di autocritica per il loro passato politico di centrodestra i cui governi Cuffaro e Lombardo hanno distrutto la Sicilia?

Noi la Sicilia la vogliamo ricostruire e lo vogliamo fare con il PD, quello buono. Voi cari dirigenti romani diteci con quale soggetto politico lo volete fare e come lo volete chiamare perché questo che state tentando di creare qui non è il PD. Per favore non prendeteci in giro, non umiliate la nostra storia e le nostre coscienze. Non offendete le nostre intelligenze!

Marcello Tringali

Componente della Direzione provinciale del PD catanese

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